Apr 23, 2011

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Pasqua ad Hangzhou


Continuando a godere di una temperatura mite e piacevole, nella speranza di riuscire a fare e vedere più cose possibili prima che il caldo umido subtropicale domini le nostre giornate, vagliando qualche consiglio locale e della rete, abbiamo deciso di regalarci il nostro primo fine settimana da turisti.
Un famoso poeta cinese diceva “In cielo vi è il paradiso e sulla terra ci sono Suzhou e Hangzhou” quindi, essendo già a Suzhou, abbiamo inaugurato il periodo primaverile facendo una bella gita  di 3 giorni ad Hanzhou città splendida e  molto famosa per la bellezza dei suoi paesaggi e dei molti monumenti e musei da visitare.
Sveglia alla buonora per finire di preparare le ultime cose e infilarle nel trolley, presi un po’ di viveri per la tipica fame improvvisa dei bimbi in viaggio, si parte! Per spostarci abbiamo scelto il treno e che treno! Abbiamo viaggiato sul mezzo a rotaia più veloce al mondo! I treni in questione raggiungono una velocità massima di 416 km/h, anche se in servizio non superano i 350 km/h. Abbiamo percorso circa 300 km  in poco più di un’ora e mezzo, tra l’altro in confortevoli posti i prima classe per meno di 12 euro. Linda, sulla sua poltrona rossa, ha subito reclamato la merenda (ecco la fame improvvisa) …

per poi realizzare nuovi disegni sul tavolinetto di servizio. Occhi curiosi fuori dal finestrino e siamo già arrivati.
Avevamo prenotato un’hotel vicino la stazione ferroviaria perché quelli vicino al famoso lago oggetto di visita erano tutti occupati, ma direi che è risultata una sistemazione molto comoda sia per l’arrivo che per la partenza, perché lo abbiamo raggiunto a piedi in pochi minuti. Nonostante avessimo espressamente chiesto una camera per non fumatori, non sembrava proprio esserlo, ma tutto sommato il Redstar Culture Hotel ci ha fatto il suo servizio.
Arrivati a destinazione  e sistemate le nostre  cose consumiamo il nostro pranzo per poi raggiungere  il lago dell’ovest, dove abbiamo trascorso il pomeriggio.

Generato, secondo la leggenda, dalla caduta di una perla della via lattea, il West Lake è citato in molti testi di poeti cinesi come prototipo di bellezza paesaggistica., ha un perimetro di circa 12 km ed un’estensione di 5,6 km². E’ talmente piacevole che sarebbe stato bello percorrere tutto il suo perimetro, per i bellissimi scorci che regala ad ogni angolo, ma nonostante gli avessimo destinato un giorno e mezzo, non è bastato!
Il Lago dell’Ovest è circondato ai tre lati dai monti, è poco profondo, in media 1,8 m e la sua superficie in forma ovale è di 6 chilometri quadrati e la lunghezza totale delle sue rive è di 15 chilometri. E’ suddiviso in tre porzioni da due dighe che servono a regolare l’afflusso delle acque provenienti dalle colline circostanti: la diga a nord si chiama Baidi, che parte dalla riva di nord-est e arriva sull’Isola Gushan, mentre quella ad ovest si chiama Sudi e divide il lago da nord a sud. La prima si può percorrere anche in auto, mentre la seconda solo a piedi o in bicicletta.
Nel lago vi sono 4 isole. La più importante si chiama Gushan (Collina Solitaria), sulla quale si trova “il Padiglione per Ammirare il Lago” che fu costruito nel 1699 per l’imperatore Kangxi per poter ammirare il paesaggio. Nella parte meridionale del lago vi è la Piccola Isola delle Fate, isola artificiale, realizzata con terra dragata dal lago stesso nel 1607. E’ a forma di atollo ed al suo interno c’è un piccolo lago, a questo riguardo c’è un detto cinese: “nel lago c’è un’isola, nell’isola c’è un lago”.

La sera stanchi ma soddisfatti, abbiamo cenato in un ristorante vegano: abbiamo penato un po’ per far capire che volevamo iniziare il pasto con della verdura fresca ma alla fine, tra gesti e un po’ d’inglese, ci siamo capiti. Niente di speciale (era vegano ma pur sempre cinese!) ma tutto sommato è stato un pasto piacevole tant’è che la sera successiva abbiamo fatto il bis.
Tornando a piedi in hotel si rimane stupiti dai tanti negozi di frutta  che si incontrano ad ogni angolo ed aperti dal mattino fino a sera tardi! Poi per puro caso ci siamo imbattuti su una via ricca di chiochetti co souvenirs, artisti di strada ed artigiani e ci siamo uniti alla folla…

Il giorno seguente è stata la volta del Ling Yin Temple, ossia il Tempio del Ritiro Spirituale che si trova nella parte sud-orientale della città. La leggenda narra che un monaco proveniente dall’India, Hui Li, si soffermò in questo punto ad ammirare la bellezza della natura. Il luogo era così tranquillo che Hui Li pensò che fosse la dimora degli dei immortali. Decise allora di costruire un tempio per venerarli ed è così che sarebbe nato il  Ling Yin Temple.
Situato un paio di chilometri ad ovest del lago di Hangzhou, il Tempio di Ling Yin è stato costruito nel V secolo d.C. ed ha subito una serie di ampliamenti nei secoli successivi. Nel X secolo è quindi diventato uno dei templi buddisti più importanti di tutta la Cina ed è arrivato a contare decine di edifici e di padiglioni, con diverse centinaia di stanze in cui vivevano circa 3.000 monaci. Nel corso dei secoli però  il Tempio di Ling Yin ha assunto dimensioni più modeste, a causa di una serie di guerre e di distruzioni. Il tempio, in ogni caso, è riuscito a passare indenne il periodo della Rivoluzione Culturale ed è stato sottoposto ad un ampio restauro a partire dal 1974.
Il cortile d’entrata straborda di visitatori e la maggior parte provengono da ogni parte della Cina e  da vari paesi dell’Asia sud-orientale.

Nella prima sala del tempio si è accolti da una statua del Buddha che ride.

Si prosegue dunque verso la parte posteriore del complesso, dove vi sono una serie di padiglioni di epoche differenti, oltre ad un ristorante che serve esclusivamente piatti vegetariani.


La mèta si è prestata moltissimo all’attitudine a “scalare” di Linda: se per fare 10 metri pieni si lamenta continuamente, non ha esitato a fare salite e centinaia e centinaia di gradini ininterrottamente e sempre precedendoci.
E’ stato interessante vedere i fedeli pregare e ringraziare, in modo semplice ed introspettivo e soprattutto che ci riuscissero in mezzo a quella bolgia di persone.  Come segno di ringraziamento e buon auspicio, sugli altari vengono lasciate delle offerte e frutta fresca.
Anche Linda ha voluto pregare: comprati chi incensi ha fatto gli inchini insieme ai veri fedeli e “pregato” coinvolgendo anche me. Mi ha detto di aver chiesto a Budda di farla diventare più ubbidiente! Speriamo che la ascolti!!

 

Presso il Tempio si erge il Monte Feilai, per cui presentando il Tempio non si può non parlare del monte. Il nome Feilai è collegato alla leggenda di un monaco che aveva rapito una sposa novella che vi racconto brevemente. Jigong era un famoso monaco della Cina Antica datosi alla vita religiosa nel Tempio e, come un vero santo, ovunque andasse, alleviava i dolori della gente e apportava felicità. Si dice che Jigong fosse anche veggente: infatti un giorno, predisse che un monte stava per arrivare da lontano. Temendo che il monte volante potesse schiacciare i contadini, entrò in un villaggio per esortarli a fuggire. Ma poiché i contadini sapevano che Jigong amava scherzare, nessuno credette alle sue parole, pensando fosse un presa in giro. Sentendo che il monte stava per arrivare, il monaco si precipitò in una casa dove si stava festeggiando un matrimonio e rapì la sposa novella. I contadini  presero a inseguirlo ma durante il cammino, il cielo si coprì e cominciò a tirare un forte vento, quindi con un rombo, un monte volò davanti al Tempio di Ling Yin, ricoprendo l’intero villaggio. Allora, i contadini capirono che l’atto di Jigong mirava a salvarli, per cui chiamarono il monte ‘Feilai’ che significa ‘arrivare volando’. Poichè il monte Feilai si trovava accanto al Tempio, i monaci temevano che rivolasse via, per cui scolpirono numerose statue di Buddha per fissarlo ed impedirgli di andarsene e far del male alla gente.
Il monte Feilai in realtà è alto solo 168 metri, tuttavia ospita numerose rocce, grotte e fitte foreste. Si può dire che ad ogni passo si incontra un panorama diverso ed i turisti hanno l’impressione di viaggiare in un grande bonsai.
Come dicevo, sul monte si ergono, scolpite nella roccia, oltre 300 statue  di buddha  delle 5 dinastie Song e Yuan e costituiscono un tesoro d’arte rupestre, molto raro nella parte meridionale del paese.

Tra le statue la più amata dalla gente è un Maitreya sorridente con un enorme ventre rotondo. Scolpita durante la dinastia Song, la statua ha più di mille anni di storia ed è affiancata ai due lati da 18 arhat o santi discepoli.

Guardando dal monte si vede il tempio immerso nel verde e nella bruma e se ne ricava un’impressione di grande pace ed armonia.

La giornata è stata veramente magnifica anche se il finale è stato tragicomico! Ci eravamo già accorti che trovare un taxi per gli spostamenti non era cosa facile. Per l’andata non abbiamo trovato particolari difficoltà ma per il ritorno è stata mission impossibile! Fuori dal tempio c’erano fermi un sacco di taxi e ci siamo detti: “stavolta nessun problema”! Ma quando è stato il momento di prenderne uno, ci siamo accorti che errano tutti prenotati. Nessun  taxi disponibile a vista d’occhio. Quindi stanchi per la giornata intensa e con Linda in braccio perché crollata dal sonno dopo tanto correre ed arrampicarsi, ci siamo incamminati alla ricerca di una soluzione per tornare indietro!
Un tassista, gentile ma ovviamente indisponibile per il viaggio di ritorno, ci indica la fermata degli autobus!! Senza altre alternative la raggiungiamo e cerchiamo di capire dai cartelli quale dei tanti bus ci avrebbe riportato in albergo, o almeno nei pressi! La fortuna vuole che qualche via fosse scritta anche in inglese: Luca riconosce una strada che avrebbe potuto fare al caso nostro e saliamo io con Linda in braccio svenuta dalla stanchezza ed ignara di tutto. “Che Budda ce la mandi buona”- ci siamo detti! Facciamo i biglietti a bordo pagando 3 RMB a testa (praticamente niente, meno di 40 centesimi a testa) ed i bimbi sono gratis. L’autobus, comodo e pulito, dal percorso che inizia a fare sembra essere quello giusto. Intanto Linda continua a dormire purtroppo scomodissima.
Dopo circa mezz’ora  arriviamo “a destinazione” ma scendiamo troppo presto, così dobbiamo farci ancora un bel tratto a piedi. I taxi ovviamente sono tutti pieni e non si fermano e Linda continua a dormire sulle mie braccia! Miracolosamente un taxi si ferma e vista ormai l’ora, ci facciamo portare al ristorante, ma ormai la fatica l’avevamo fatta!! Cotti e affamatissimi ci godiamo l’ultima cena veg ad Hangzhou.
L’ultimo giorno di vacanza l’abbiamo ridestinato ad un bel giro del lago. Prima è stata la volta della Leifeng Tower, una pagoda ricostruita dalla quale cima si sarebbe potuto vedere il lago e la città di Hangzhou in tutto il suo splendore, se la l’umidità del lago non ce li avesse appannati.

Poi abbiamo  percorso il lungo canale pedonale e per finire ci siamo concessi, per la gioia di Linda, un turisticissimo giretto in barca. Ovviamente lei alla fine non voleva scendere!

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