Archivi categoria: torte,muffin e crostate

Camilla, la perfetta ciambella!

small0040

Questa semplicissima ciambella e’ davvero una delizia!!
Avevo voglia di riprovare una nuova versione di torta di carote utilizzando, per la parte liquida, non il solito latte vegetale, ma il succo delle ultime, splendide arance bionde e bio che ci arrivano direttamente dalla Sicilia!
Il risultato e’ davvero sorprendente: un sapore unico, delizioso, dalla consistenza soffice e delicatamente umida… fatevi tentare anche voi da questa golosita’ senza troppi peccati… alle immagini del suo invitante interno sono sicura che non resisterete!! 😉

small0043

Ingredienti
150g di farina semintegrale
50g  di farine zero
50g di farina di mandorle
50g di fecola di patate
1 bustina di lievito cremor tartaro
1 pizzico di vaniglia in polvere
250g carote tritate
120g di zucchero di canna
buccia grattugiata di una arancia bio
100g di olio di girasole
q.b. di succo arancia ( 1 arancia e tre mandarini)
q.b. di zuccherini per decorare

Procedimento
Si procede come ogni torta vegan, mescolando tra loro prima tutte le polveri e quindi le farine, la vaniglia, lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, poi si aggiunge l’olio e si comincia ad amalgamare aggiungendo prima  il dolcissimo succo di arancia fino ad ottenere una consistenza morbida e poi le carote tritate.
Aggiungete infine il lievito e sbattete qualche minuto con le fruste elettriche.
Siamo pronti a versare su uno stampo (io a ciambella di silicone UE), cospargere di zuccherini ( o di zucchero di canna se non ne avete, pero’ cosi’ l’effetto e’ davverto carino 🙂 ) ed infornare a 180° per 10 minuti e poi abbassare la temperaturea a 160° per altri 20 minuti circa.
Camilla, la ciambella carotarancia e’ pronta!!

small0041

Troppo buona per durare a lungo anche se fragranza e morbidezza resisterebbero per giorni!! Linda non le ha dato tregua finche’ non e’ finita, ma anche il babbo, noto per il suo poco interesse per il dolce, ha apprezzato tantissimo indicandola come “una delle torte piu’ buone che abbia mai fatto” 😉

Che altro aggiungere: provatela!!

small0044   small0042

Torta Riccio

DPP_6400008

Fare questa torta mi ha dato grande soddisfazione: praticamente una giornata di lavoro dovendo autoprodurre tutto, ma talmente buona e bella che ha valso tutto il tempo dedicato, ma nessuna fatica perche’ mi sono divertita troppo a crearla!
Era ovviamente l’occasione piu’ speciale dell’anno, il compleanno di mia figlia, e la volevo golosamente sorprendere…ma a bocca aperta non ci e’ rimasta solo lei…
Se vorrete provarci anche voi ecco tutte le indicazioni; tempo, pazienza ed amore fara’ il resto…

Ingredienti:
Pan di Spagna seguendo la ricetta di Chicca 😉

Per la crema pasticcera al cioccolato:
500g di latte di soia
25g di farina di farro
8g di amido di mais
20g di olio di girasole
50g di zucchero di canna
1pizzico di vaniglia in polvere
80g di cioccolato fondente

Per la bagna:
100g di acqua
50g di zucchero di canna
scorze di arancia non trattata

Per la finitura:
400 ml di panna vegetale da montare
q.b. di cacao amaro
2-3 manciate di pinoli
una piccola porzione di caramella a nastro
2 confettini

Procedimento:
Per prima cosa dotatevi di uno stampo rettangolare e preparate il pan di Spagna seguendo la ricetta di Chicca; io come variante ho sostituito la manitoba con farina zero, ridotto lo zucchero a 100g ed eliminato il liquore, visto che si trattava di una festa anche per bambini. Si puo’ preparare anche il giorno prima, anzi meglio,  tenendolo avvolto nella pellicola per non farlo asciugare troppo.
Mentre il pan di Spagna raffredda occupatevi della crema al cioccolato.
In una ciotola diluite la farina e l’amido in 100g di latte sciogliendo bene i grumetti. In un pentolino versate il latte rimanente, l’olio, lo zucchero e la vaniglia.
Portate ad ebollizione, unite la farina e l’amido diluiti e, mescolando continuamente con la frusta, lasciate bollire 2 minuti, poi aggiungete il cioccolato (togliendome una piccola quantita’ chee servira’ per la guarnizione) e lasciate cuocere 1 minuto.
Versate la crema in una ciotola  e lasciate intiepidire coprendola con pellicola a contatto.
Preparate ora la bagna neutra mettendo a scaldare in un pentolino l’acqua, le bucce di arancia e lo zucchero finche’ non si sara’ sciolto e far freddare.
Una volta che tutto e’ arrivato a temperatura ambiente iniziano le danze!
Prendete una bella ciotola di acciaio o ceramica piuttosto profonda e rivestitela internamente di pellicola.
Tagliate il pan di Spagna a fette da circa 1cm e ricopriteci tutto l’incavo della ciotola, umiditele leggermente con la bagna e coprite con uno strato di crema. Proseguite in questo modo fino ad aver riempito la ciotola come uno zuccotto finendo con uno strato di pan di Spagna.
Capovolgetelo ora su un vassoio rettangolare tenendovi da una parte e togliete la pellicola.

DPP_6400001

Cominciate a creare il musetto. Stesso procedimento di prima ma tutto ad occhio visto che nessuna forma ci viene in aiuto;  non e’ impossibile come vedete qui’ sotto, solo un po’ di pazianza, ritagli di pasta e l’accortezza che la sagoma sia uniforme e regolare. Non serve che facciate un’operazione perfetta, perche’ poi andra’ tutta ricoperta e le magagne non si vedranno piu’!

DPP_6400002

Ricoprite ora con  la panna montata lasciandone un po’ da parte per la decorazione finale.

DPP_6400003

Spolverate il corpo con il cacao passato al setaccio  proteggiendo il bordo del muso (basta un piatto a testa in giu’) ed il vassoio.
Ricoprire la superficie con i pinoli disposti in modo regolare e rivolgendo la punta in alto.

DPP_6400004

Ripulite intorno al corpo del riccio, dove un eccesso di cacao potrebbe essersi  accumulato, con un panno da cucina umido.
Sciogliete il cioccolato messo da parte e con l’aiuto di un cucchiaino create due dischetti ed il naso poggiandovi su carta da forno. Aggiungete i 2 confettini per creare il punto luce  sugli occhi e lasciate indurire.
Sagomate dalla striscia di caramella due cerchietti, piegateli un po’ a meta’ e poggiateli tra la panna ed il cacao, subito prima dei pinoli, per creare delle piccole orecchie. Ricavatene ora una sorta di triangolo dagli spigoli arrotondati, poggiatelo sul musetto, sporcatene il centro con una punta di panna che fara’ saldare il nasino di cioccolato da poggiare sopra.
DPP_6400005

Posizionate anche gli occhi ed il riccio e’ pronto!!! Non male vero per un’autodidatta  :mrgreen: !!
Ora decorate  la base di appoggio a piacere: io ho colorato di verde (anche se sembra celestino 🙁 )la panna residua e creato agli angoli del vassoio un prato fiorito con un sac a poche e dei fiorellini di stoffa. Saranno la base per le candeline perche’ chi avrebbe avuto il coraggio di conficcarle sul riccio! 😉

DPP_6400006

 

DPP_6400007

Successo assicurato ragazzi, perfetta per una festa tra bimbi 😉
Che emozione vederli increduli mentre la portavo a tavola ed accendevo 6 candeline!! Tutto il lavoro fatto ripagato dalla felicita ‘ di Linda, che continuava a dire “ma mamma, come hai fatto!?!!”…

DPP_6400010

E poi non e’ stato trascurato neanche  il suo buon sapore…

DPP_6400011

Secondo me, puo’ essere anche un dolce alternativo per Pasqua invece della solita colomba, che non mi ha mai fatto impazzire neanche nella versione onnivora se non per la glassa croccante e mandorlosa in superficie…

Ecco perche’ con questa idea partecipo alla raccolta di Golosita’ Vegane

e all’ Happy Birthday contest di Germogli di soia

Quest’anno preferisco un dolce e simpatico animaletto che incarna con gioia il risveglio della natura e dei buoni sentimenti
nella festa e nella stagione della vita e del rinnovamento!!
Pace a tutti

Sacherissimi Auguri!!

E dopo qualche giorno di puro crudo siamo pronti per gli ultimi festeggiamenti anche a tavola e che festa è senza dolce?! 😉
Ecco che quindi vi mostro il mio menù della doppia festa, vigilia e compleanno di Linda nella stessa giornata, cominciando dalla fine…un pò di pazienza per le altre portate…
La piccola l’aveva voluta assaggiare questa estate in montagna, era la sua prima Sacher: alla vista di tutto quel cioccolato non ha resistito e, seppur spiegando che non era vegan ma vegetariana mi ha chiesto, con gli occhi da cerbiatto, di fare un’eccezione, che le abbiamo concesso.
Un minuto netto dal primo morso all’ultimo della fetta con questa conclusione: “questa torta è speciale, me la prepari per il mio compleanno?
Sono dunque passati mesi ma non se ne è dimenticata confermando a gran voce la sua richiesta, come se mamma potesse rendere più sano ed etico qualunque sfizio goloso le venga in mente…
Preso più che spunto dal libro “La Cucina Etica Dolce” che grazie a Karin è arrivato anche a casa mia, ho realizzato la mia prima Sacher con grande gusto e soddisfazione  non solo della piccola festeggiata e degli altri commensali, ma anche  di mio marito che da non amante dei dolci, l’ha insignita del titolo “miglior dolce fatto da me!”

Ingredienti per la base:
250g di farina 0
2 cucchiai di cacao
80g di zucchero di canna scuro a velo
60g di olio di semi di girasole
250g di latte di soia
½ cucchiaino di vaniglia in polvere
80g di cioccolato fondente extra
½ bustina di lievito cremor tartaro
50g di marmellata di albicocche senza zucchero

Ingredienti per la farcitura: 
150g  di marmellata di albicocche senza zucchero

Ingredienti per la copertura:
150g di cioccolato fondente extra
50g di latte di soia
2 cucchiai di malto d’orzo
2 cucchiai di marmellata di albicocche senza zucchero

Procedimento:
Gli ingredienti differiscono per poche caratteristiche e grammature ma il procedimento è fedele al libro:
Fate fondere a bagnomaria il cioccolato.
In una ciotola setacciate la farina, il cacao ed il lievito. Aggiungete lo zucchero, la vaniglia, mescolate e disponete il composto a fontana.
Versateci l’olio, la confettura ben sciolta, il latte di soia ed il cioccolato fuso amalgamandoli per bene ed incorporando a poco a poco la farina. Date una breve passata al composto con le fruste per renderlo ben liscio ed omogeneo.
Ungete e infarinate una teglia da 22 cm di diametro, versate il composto e infornate per circa 20-25 minuti a 160°. Lasciate raffreddare. La base si può tranquillamente preparare il giorno prima e  conservare in una bustina fino al momento della farcitura.
Preparate la torta dividendo la base in due dischi, farcite con la confettura livellandola e ricomponete la torta.

Spennellate tutta la superficie con un velo di confettura.

Fate fondere il cioccolato per la copertura con il latte ed il malto ed amalgamante con cura. Occhio che già quì è a rischio la ricetta a causa di ripetuti, compulsivi, irrefrenabili assaggi…

Spalmatelo appena intiepidito su tutta la torta tenendone da parte due cucchiai per la decorazione.
Lasciate che raffreddi e decorate a piacere con la glassatura fredda ma ancora morbida.
Io per ovvi motivi ho sostituito la classica scritta “Sacher” con “Auguri” e foglioline di cioccolato come base per le candele!

Il libro consiglia di accompagnare con panna montata ma ai nostri palati, soprattutto per quello della festeggiata, era già una goduria così 😉

 

E con questa dolce fetta vi faccio, cari amici vicini, lontani e lontanissimi…
i miei più sinceri auguri per un 2013 pieno di amore e di pace e ricordate:
fate grandi sogni perché anche se non si realizzeranno tutti e subito tireranno fuori il meglio di voi!

Ode all’uva!

Esperienze e ricette per godere a pieno di questo straordinario frutto, dalla A alla S…

Questo sarà un lungo post adatto quindi agli affezionati, ai pazienti ed ai più curiosi perchè, come sempre, il meglio viene alla fine…
Ho pensato infatti di mettere insieme sapori e suggestioni vissute durante tutto il mese di settembre ed oltre, che ha visto protagonista indiscusso uno dei nostri frutti preferiti: l’uva, in tutte le sue sfumature, forme e consistenze, soprattutto in questo periodo, ci sa regalare vere emozioni gustative.
Vi porto per prima cosa con noi (solo con me  e Linda questa volta perchè nei giorni che vi racconto, il babbo si era di nuovo cinesizzato e, per la prima volta, senza il resto della famiglia 🙁 ), a visitare un interessantissimo appuntamento sulle Biodiversità  presso L’Oasi Ripa Bianca di Jesi: se volete saperne di più fatevi un giro quì.
Il mattino siamo state impegnatissime nell’aiutare la riserva nella loro prima vendemmia nella loro piccola vigna!!

“Vendemmia” forse è un parolone visto che si trattava al massimo di 8-10 filari di vite piuttosto giovani e particolarmente godute dalle tante specie di uccelli della riserva! Si solo salvati un paio di filari perchè li avevano preventivamente coperti!!
Con l’aiuto dei nonni degli orti di Ripa Bianca, che dedicano tempo ed energia alla coltivazione di verdure,  ortaggi ed alla valorizzazione di frutti antichi, e grazie alla loro esperienza messa a disposizione, abbiamo anche imparato  tanto dell’arte della raccolta e dei suoi segreti…

Tanta gente intenta ad ascoltare, ha preso parte a questo evento in una giornata di settembre in cui era ancora piena estate…

Poi uno, due, tre e viaaaaaaa!! Guanti e forbici in mano per raccogliere tutti insieme questo frutto prelibato. I grappoli non erano molti e così li abbiamo lasciati ai bambini che,  divertendosi, si contendevano gli ultimi acini!

In un batter d’occhio abbiamo fatto un bel bottino 😉

Ora pronti per la pigiatura,  ma come una volta: pressandola a piedi nudi a ritmo di musica!
I bimbi si sono divertiti molto anche se non è mancato chi dicesse “che schifo!” o non muovesse passo per la sensazione insolita che avvertiva li sotto…Non Linda, come immaginavate…


Alla fine della simbolica pigiatura, l’uva è passata al torchio, energicamente riempito e girato dalle nostre piccole canaglie!

Ecco il succo d’uva appena spremuto che esce dal torchio, pronto per essere imbottigliato:

La proposta dell’assaggio viene presa dai più con sospetto: vuoi mettere un succo di frutta appena spremuto dai santi piedini dei nostri bambini con quello in brick industriale, con conservanti e zuccheri aggiunti e basta se ti va bene?!
Approfittando dell’incertezza generalizzata io e Linda ne abbiamo bevuti diversi bicchieri! 😉 E ci chiedevano: “ma è buono?!”….senza parole…

Il pomeriggio invece lo abbiamo dedicato alle attività di laboratorio: pane per i bimbi e conserve per i grandi!
Mi ero pure iscritta al mio laboratorietto per imparare finalmente a fare sott’oli  e composte, ma Linda era troppo eccitata dal suo che ogni secondo mi chiamava per mostrarmi il suo lavoro che progrediva!
La tavolata era densissima ed è stato un piacere vedere tutti quei bimbi armeggiare con acqua e farina  alla ricerca dell’impasto perfetto…

Aggiunte le erbe aromatiche raccolte, ogni paninetto prende posto nello stampo con accanto il nome del bimbo che lo ha preparato…

Sul più bello, quando nella sala si iniziava a parlare di come evitare il botulino nelle conserve, Linda spalanca la porta e con un sorrisone dei suoi mi mostra il suo sacchettino caldo e fragrante: il suo paninetto è pronto per essere addentato; chè vuoi mancare?!

L’evento però comprendeva anche una mini mostra e vendita di prodotti tipici e gastronomia: verdura bio del luogo, olio, legumi, conserve e prodotti equo solidali erano ben rappresentati, ma la mia attenzione è stata catturata dalla bancarella di questa biondissima bambina (regalatagli da Babbo Natale, ha precisato!) che ci offriva giochini per riuso, dolcetti ed i fichi rossi della sua pianta! Meravigliosa!!

Ad un evento che richiama persone da ogni dove non poteva mancare un punto di ristoro e di cibarie …
Memore delle ultime sagre dell’estate dove nemmeno la crescia di polenta con le erbe di campo è più veg, mi avvicino allo stand gastronomico con poche aspettative, certa di ritrovare il solito crudele menù, ma invece resto di stucco una volta realizzato che tutte le proposte erano completamente vegane!!! Non ci posso credere, pensavo tra me e me con un’espressione sorpresa e soddisfatta!
Semplici ma succulente bruschette erano il piatto forte. Le farciture andavano dai pomodorini crudi, aglio, olio e origano, melanzane e zucchine saltate, salsa di peperoni verdi, fagiolini e pastinaca cruda (carota bianca), tutto bio ed a km meno di zero!

Il piatto completo prevedeva anche una ciotolina con una zuppetta di cicerchia.

…e vedere tutta quella quantità di persone che si sgorfanava l’impossibile (contro ogni previsione alle 20.30 era tutto finito!) senza protestare per l’assenza del solito panino con la salsiccia, mi ha aperto il cuore!!
Allora l’impossibile è possibile!!
Quanto mi dispiaceva che non ci fosse anche mio marito: per la prima volta avevamo trovato un evento ricco, interessante, divertente e pure più che commestibile per noi!! Uff!!!
A te amore dedico questo post ed il bel piatto quì sotto che ti saresti goduto di certo: in questi giorni tesoro sei di nuovo nel Celeste Impero, la nostra famiglia è di nuovo divisa: la casa è finalmente in ordine, le luci accese solo dove servono, il frigo meno intasato di frutta,  ma la sera apparecchiare per due mi fa sempre un certo effetto…io vorrei essere lì con te e con quanti ho lasciato, tu probabilmente quì con me con la Cina alle spalle e Linda come sempre, con entrambi, purchè felici! Passerà presto… 😀

Ma adesso, prima che inizi a commuovermi vado aventi eh!!
Elettrizzata da questa giornata, a casa nostra poi è partito il “the Grape Party”!!!
Oltre che a consumarne abbondantemente in purezza, sgranocchiata per merenda sia a casa che in ufficio (e qualcuno l’ho pure contagiato 😉 ), di un generoso dono di quella rossa e piccolina da vino, ne abbiamo abusato infilandola dentro la centrifuga. Così colgo l’occasione anche per mostrarvi il nostro ultimo acquisto all’opera…
Vaccaro poi ne ha parlato in continuazione in questo ultimo periodo, consigliando qualche giorno a sola uva, seguita poi da sole mele e soli fichi, per ottenere una forte depurazione e rivitalizzazione dell’organismo. Io l’ho fatta ed i risultati me  li sento dentro e fuori!!

Centrifuga d’uva

Ingredienti
500g di uva rossa piccola da vino
mezza mela rossa
1 cm di zenzero fresco

Procedimento:
C’è poco da dire e pure da fare. Ci vuole più a sciacquarla, privarla degli acini guasti o secchi e delle impurità, che si trova solo sulla frutta non trattata, che a farla.
Recuperate tutti gli acinelli, staccandoli delicatamente dal raspo, in un piatto fondo, passateli alla centrifuga, aggiungete lo zenzero e versate il succo ottenuto in un alto bicchiere. Centrifugate ora anche la mela lavata e ridotta a spicchi ed aggiungetela al succo d’uva. Potete anche ometterla, ma io la consiglio, perchè attenua il gusto dolcissimo dell’uva e rimarrà in superficie anche una gustosa schiumetta! 😉
Bevete e godetene del colore e del sapore fino all’ultimo sorso…
Altro che latte e caffè! Presa di mattina per colazione avrete energia da vendere ed un sorriso di soddisfazione per moooolte ore.

Dopo tanta, taaaaaaaaaantissima uva in purezza una versione cotta, con gli ultimi grappoli racimolati per le vigne, ce la possiamo concedere no?! 😀

Schiacciata all’uva

Questo dolce della tradizione toscana l’ho visto per blog in questo periodo nella sua versione tradizionale e contadina, a base cioè di uva da mosto, pasta di pane e zucchero a piacere.
Mi tentava e non poco, poi però mi sono imbattuta nella versione di Pasquale Boscarello, contenuta nel suo libro “Pasticceria Naturale”; me ne proponeva una versione sempre buona e leggera, ma un po’ più ricca, con ingredienti tutti bio ed un pizzico di golosità in più. Non ho resistito e sottratto l’ultimo chilo di uva nera da vino alle nostre amate centrifughe mattutine, ecco qua la mia ispirazione!

Ingredienti:     
300g di farina 0
50g di malto di mais
70g di olio di girasole
70-80g circa di acqua tiepida
½ cucchiaino di cannella
la buccia grattugiata di un limone
½ bustina di lievito cremor tartaro
800g di uva nera a chicco piccolo (ne andava un chilo ma già la mia scorta si era ridotta…)

Procedimento:
Lavate e scolate bene l’uva separando gli acini dai raspi e tenete da parte.
In una terrina  versate tutti gli ingredienti asciutti e mescolateli tra loro; a parte miscelate l’olio, il malto, l’acqua tiepida ed uniteli alle polveri.
Lavorate il composto per bene fino a formare una palla omogenea, morbida ed elastica.
Dividete ora la pasta in due parti, una da 300, e l’altra da 200g circa. Copritele e lasciatele riposare per una mezz’ora.
Recuperate la porzione più grande, stendetela e ricopriteci il fondo di una tortiera da 28cm, già foderata da carta da forno, cercando di ottenere un centimetro di bordo modellandolo  tutt’intorno.
Versateci sopra 2/3 dell’uva (la ricetta originale ne prevedeva 700g dentro e 300g fuori, io mi sono dovuta ridimensionare…).
Lavorate come sopra la pasta rimasta, appoggiate il disco ottenuto sopra l’uva e, aiutandovi con la punta del manico di una posata, rincalzate il bordo inferiore facendolo aderire per bene a quello superiore.
Punzecchiate qua e là la superficie con i rebbi di una forchetta e cospargete con la restante uva cercando di farla aderire per bene alla pasta.

Infornate a 180° per 30-35 minuti. Già dopo un quarto d’ora la vostra casa sarà inondata da un profumo favoloso!!

Resistete e fatela raffreddare prima di tagliarla ed addentarla! Io non ce l’ho fatta! 😉
Lo si vede dalla succosità del ripieno che poi, raffreddandosi, tende ad addensarsi in una deliziosa cremina d’uva…

Tutta per voi l’ultima fetta della stagione:

Poteva mancare al Grape Party il succo d’uva che si mantiene per mesi aiutandoci a dolcificare con  naturalezza, torte e muffin o arricchire farciture di frutta, o impreziosire con gusto strudel o gelati?
Noooo!! E allora ecco a voi la Sapa! Anzi, l’avete già vista, nella foto che apre il post!

Sapa

Cos’è la Sapa? E’ un prodotto che si ottiene dal mosto fresco d’uva, che viene cotto a fuoco basso e lento senza coperchio. E’ un antico dolcificante naturale e la sua produzione risale a tanto tempo fà, così come il suo impiego.
Già Virgilio la menzionava nella sua opera “le Georgiche”, opera scritta circa quaranta  anni prima della nascita di Cristo.
E’ un prodotto dalla consistenza densa, sapore fruttato acidulo, che mantiene i sentori della cottura, con note di frutta cotta, fichi, caramello,albicocche etc.
La mia è una versione non ortodossa che non parte dal mosto (uva pestata, lasciata fermentare tre giorni e passata) ma dal succo d’uva centrifugato.

Ingredienti

Succo d’uva
3-4 ore di pazienza

Procedimento:

Estraete il succo dall’uva con la centrifuga (o, in mancanza di questa, potreste usate un passaverdure), versatelo in un tegame dal fondo pesante ed accendete la  fiamma. Il fuoco deve essere basso ed il succo non deve mai bollire, ma solo consumarsi lentamente. Misurate il livello del liquido  con il manico di un cucchiaio di legno; quando si sarà ridotto di un terzo sarà pronto.
Se volete ottenere 250-300ml di sapa, dovreste quindi partire da 1 litro circa di succo.
Versatelo in un’ampollina di vetro e conservatelo al fresco ed al buio.  Utilizzatelo per dolcificare, aromatizzare ed arricchire tutto il buono che durante il lungo inverno vi verrà in mente 😉

Se poi, di tanto in tanto, vi vorrete  spingere fino alla lettera “V” per declinare fine in fondo l’ode a questo straordinario frutto, e lo dico soprattutto mio marito che a ridimensionare la declinazione alcolica dell’uva ci ha messo un pò ;), quando il piatto merita e la compagnia pure, mezzo bicchere di buon rosso, concedetevelo pure!!

Sweet Indian portrait


Un invito a tema tra espatriati ha rimesso in moto la mia fantasia…
Ospiti per una cena tutta indiana e naturalmente vegana, mi sono offerta di occuparmi del dolce e come omaggio a Gheeta, dolcissima padrona di casa e cuoca per l’occasione, ho confezionato questa semplice crostata, dolce tipicamente italiano, ma dalle sembianze a loro familiari 😉

Ingredienti:   
150g di farina integrale
150g di farina zero
60 g olio di semi di girasole
80g di zucchero di canna
120g circa di acqua tiepida
1 cucchiaino di lievito cremor tartaro
1 pizzico di sale
buccia di mezzo limone grattugiata
300g marmellata di mirtilli

Procedimento:
In una ciotola versate e mescolate  le farine, il lievito, il sale, lo zucchero e la buccia del limone grattugiata. Aggiungete poi agli ingredienti secchi l’olio  e successivamente l’acqua  ed impastate fino ad ottenete un composto piuttosto morbido e lavorabile.
Sarà un impasto più leggero ed elastico di una frolla, molto simile a quello che ho usato per la crostata China Xiè Xiè e con il quale mi ero trovata bene,  perfetto per poterlo successivamente modellare.
Fate poi  riposare la massa in frigo per una mezz’oretta avvolto nella pellicola.
Nel frattempo, su un foglio di carta delle stesse dimensioni della tortiera, buttate giù uno schizzo semplice ed essenziale del viso che vorrete realizzare.
Recuperate la pasta dal frigo, accendete il forno regolandolo a 180°, prendete circa metà della pasta che stenderete come base della crostata, copritela con la marmellata di mirtilli (la mia proveniva dal Trentino ed era davvero squisita!) o altra che preferita e, con la pasta restante, iniziate a ricavare le varie parti dei viso  sagomandole al meglio.
Io l’ho fatto un pò ad occhio seguendo il bozzetto, ma per essere più precisi basta ricalcare il disegno su carta da forno, stendere porzioni di pasta, con l’aiuto di un coltellino seguire le linee tracciate e poi modelate i dettagli a mano. Ci vuole solo un pò di mano, provateci, troppo divertente! 😛
Infornate per circa 20- 25 minuti, lasciate intiepidire e completate la decorazione: ho aggiunto dei pinoli tagliati a metà per la lunghezza per realizzare le ciglia, poca marmellata per altri dettagli e una bacca di goji per impreziosire il terzo occhio!!

I nostri amici indiani  sono rimasti entusiasti per il pensiero e per  l’aspetto della crostata, la loro figlia davvero stupita, non smetteva di guardarla ed erano tutti  soddisfatti anche dopo averla gustata, anche se, continuavano a dire, fosse un vero peccato deturpare questo sorridente viso indiano! 😉
Namastè!

Crostata incoronata

Folgorata dalla crostata alle uvette con dolcificante naturale proposta da Chicca, non potevo non provare una mia versione!
Mi piacciono molto i dolci, chi mi conosce aimè lo sa, ma sto cercando di superare, lentamente, la mia dipendenza cronica, passando per la pasticceria naturale.
Ditemi che è  un buon compromesso!!! 😉
La frolla senza zucchero, ma con gli zuccheri naturali della frutta e lo sciroppo di mais fa proprio al caso mio, perfetta per togliersi un dolce sfizio; è davvero fantastica e sono venute piuttosto bene anche le classiche strisce che fanno impazzire la nostra chef Battaglia!!
Delicata e profumata ci è piaciuta davvero tanto  e nonostante la leggerezza degli ingredienti è molto friabile e gustosa.

Ingredienti:   
250g di farina 0
50g di farina integrale
½ bustina di  lievito cremor tartaro
1 pizzico di vaniglia
1 pizzico di sale
buccia di mezzo limone grattugiata
50 g olio di semi di girasole
100g circa di centrifugato di mela
100g di sciroppo di mais
300g marmellata di ciliege senza zucchero

Procedimento:
In una ciotola versate e mescolate  le farine, il lievito, il sale, la vaniglia e la buccia del limone grattugiata.
Miscelate a parte l’olio, lo sciroppo, il succo di mela fresco ed unite i liquidi alle polveri, impastando brevemente fino ad ottenete un composto lavorabile come una frolla.
Fate poi  riposare la massa in frigo per una mezz’oretta avvolta nella pellicola.
Trascorso il tempo del riposo, accendete il forno regolandolo a 180°, prendete metà della pasta che stenderete come base della crostata, copritela con la marmellata di ciliegie o altra che preferite e, con la pasta restante fate le classiche strisce incrociate.
     

     
Completate con una striscia di pasta tutta intorno pigiata sulla base  con un fondo di forchetta per farla aderire per bene.
Nessuna fatica! Credo che sia lo sciroppo a mantenere l’impasto piuttosto elastico e maneggiabile ed a trasformare un impasto biancolino in una croccante frolla dorata!
Spennellate le strisce con una piccola miscela di sciroppo e  acqua ed infornate per circa  25 minuti, ma regolate il tempo cottura in base al vostro forno.
Lasciate intiepidire e gustate!
Ovviamente non è stra – dolce: potete ovviare, come consiglia Chicca, aggiungendo alla marmellata senza zucchero 50g di uvetta o mettete una marmellata zuccherina.
Per noi andava bene così: friabile, leggera, aromatica  e piacevolmente dorata non ho neanche aggiunto lo zucchero a velo!
Ed a Linda? è strapiaciuta!! Non si è fatta tanti conti o riflessioni sul più o meno dolce, troppo o poco zucchero ecc. e a dimostrazione ne ha volute due fette subito e  una per il lunch box!
Siamo nel periodo di fate, regine e principesse e, volendo fare un omaggio alla nuova ed  apprezzata crostata, l’ha incoronata!
Anche io mi associo al suo regale riconoscimento: una crostata senza zucchero ma ugualmente buona non l’avevo mai mangiata prima! 🙂
Onore anche alla sua fetta, con una mini coroncina  😉

Pasqua Angelica

Anticipo la mia idea di dolce pasquale vegan perché siamo in partenza!
“Di nuovo!!” – direte –  Ebbene sì: visto la permanenza agli sgoccioli avevo puntato un’altra interessante destinazione cinese per il mese di maggio ma, da approfondimenti meteorologici, abbiamo scoperto che quel periodo sarebbe stato l’inizio della stagione delle piogge 🙁
Per non perderci quindi per sempre la mèta agognata, scopriamo che il periodo ideale, almeno sulla carta, è adesso!!!
E poi è o non è Pasqua?! Allora anche noi come tanti, ci concediamo una gita fuori porta: bè, non proprio dietro la porta visto che riprenderemo l’aereo ma quando si parla di distanze in Cina, se non passi per il cielo, non arrivi mica tanto lontano!!
Visto così che la domenica di Pasqua la passeremo altrove, ho voluto preparare prima del tempo la mia proposta dolce per questa festività e mostrarvela!
Prendo spunto dalla tradizionale Torta Angelica tutto lievito, uova e burro, per proporre la mia versione veg  che invece sarà leggera, aromatica ma sempre gustosa e dal nome davvero appropriato per una Pasqua senza sfruttamenti e crudeltà come sarà, anche quest’anno,  la nostra 😉

Ingredienti per l’ impasto:
200g di farina Manitoba
200g di farina 0
1 cucchiaino raso di lievito di birra secco
280 ml di latte di mandorle
50g di zucchero di canna
1 pizzico di curcuma
1 pizzico di sale

Ingredienti per la farcitura:
1 cucchiaio di margarina
q.b. di zucchero di canna
buccia grattugiata di una o due  arance bio
100g di cioccolato fondente (o meglio, gocce di cioccolato)

Procedimento:
Per  preparare l’impasto ho proceduto con il metodo del mio Pane niente scuse, sperimentandolo per la prima volta su una base dolce, così ho risparmiato tempo ed ho potuto ridurre il lievito 😉
In una ciotola mettete le farine, il lievito, lo zucchero, il sale, la curcuma e miscelate le polveri.
A questo punto aggiungete il latte di mandorle tiepido ( o altro latte vegetale o, ancora meglio, almeno in parte il fantastico siero di yogurt utilizzato nel mio Panfelizia!) ed amalgamante il tutto con una forchetta, senza impastare.
Riponete la massa di nuovo nella ciotola, su una spolverata di farina e fatela riposare nel forno spento per tutta la notte.
Il giorno seguente riprendete la pasta, rovesciatela sul piano infarinato, ripiegatela dai quattro lati verso il centro e poi riposizionatela nella ciotola con le pieghe in sotto e rimettetela nel forno (tutti i passaggi fotografici li potete trovare qui).
Lasciatela riposare un’oretta e poi riprendete la massa, stendetela con il mattarello fino ad ottenere un lungo rettangolo e passate alla farcitura.
Spennellate la pasta con la margarina sciolta lasciandone un poco da parte per la finitura, cospargete con la buccia di arancia grattugiata, poco zucchero di canna ed il cioccolato ridotto in scaglie, ma se utilizzerete quello in gocce (mi sembra di ricordare sia veg…)  l’effetto estetico finale sarà ancora più piacevole, ma il gusto sarà lo stesso 😉

Arrotolate poi la pasta dal lato più lungo facendo aderire per bene il ripieno all’impasto.
Ora tagliate il cilindro da una estremità all’altra senza arrivare in fondo ed intrecciate le due strisce di pasta. Più facile a vedersi che a dirsi…


Unite capo e coda a mò di ciambella, trasferitela con delicatezza (la pasta è morbida ed il ripieno tende a staccarsi  ma don’t worry!!) su una teglia coperta da carta da forno e spennellatela con la margarina avanzata dalla farcitura.

La vegan Angelica è pronta ed ora va fatta rilievitare di nuovo, almeno un’oretta, così nell’attesa io e Linda, a casa dalle gioie scolastiche per le “Tomb Sweeping Holiday”, la commemorazione cinese dei defunti, abbiamo approfittato per la spesa e per farci un giretto nel quartierino alla ricerca di qualche immagine di primavera: finalmente le abbiamo trovate!


Dopo il giretto  sotto casa ho infornato la mia Angelica prima a 220°, poi a 200° ed ancora a 180° per 10 minuti per ogni scaglione di temperatura,  voi seguite l’idea che  il vostro forno ha del concetto di cottura, ma a metà tempo sarà comunque necessario coprirla con la stagnola per non farla dorare troppo.
Lasciatela intiepidire un attimo nel forno spento e poi sfornatela!

Giusto il tempo di rimirarla e di qualche foto che è scattato l’assaggio!
Non siamo riuscite ad aspettare il babbo per festeggiare in dolcezza la nostra Pasqua anticipata, troppo invitante il profumo che circolava per casa: dopo un pranzetto leggero, sono partite due fette per me e due per la golosa belvetta che, tra un morso e l’altro alla sua porzione, non riusciva a  smettere di piluccare le scaglie di cioccolato dal resto del dolce.


Scusate le tante foto, ma non riuscivo a smettere di scattare e sceglierle è stata un’impresa ardua…
Visto che ancora c’era l’ayi per casa, un trancio l’ho offerto anche a lei che, dopo tre ore di faccende domestiche, lo ha mangiato di gusto.
Leggera ma golosa ci ha pienamente soddisfatto: l’abbinamento di arancia e cioccolato l’ho pensato a memoria dei tipici dolci del periodo combinati insieme (uova di cioccolato e colomba ai canditi), ma si può variare la farcitura inserendo frutta secca o essiccata a piacimento. Il cioccolato però secondo me è azzeccato e così tritato grossolanamente si ritrova sotto ai denti in tutte le sue possibili consistenze, dal croccante allo scioglievole…
Mancherebbe un ultimo tocco scenografico che era nella mia testa: decorare la superficie appena sfornata con fili di  glassa bianca fatta con  zucchero  a velo ed acqua, ma non avendo in dispensa quello bianco perchè non lo uso, quello di canna non avrebbe reso la mia idea Come prima prova va più che bene ma alla prossima però la faccio esattamente come la immaginavo 🙂
Morale della favola: tra assaggi curiosi e conferme di bontà, metà Angelica se ne andata in un lampo e se babbo non torna presto, stasera ne sentirà solo il profumo!!
Perfettamente lievitata senza tanti maneggiamenti, vi mostro ancora un dettaglio della fetta…

…prima del mio morso! Gnammmmm :mrgreen:

E con questo dolce per le feste, come vi dicevo all’inizio del post, vi salutiamo; trascorreremo una settimana a Guilin e dintorni e certamente non mancherò di tornare a raccontarvi 😉

Buona Pasqua a tutti, meglio ancora se Angelicamente Vegan!

 

Farcita al cocco con glassa croccante di macadamia


Questa torta farcita l’ho preparata  per portarla ad un invito a cena da amici espatriati.
Aperti al nostro stile alimentare e curiosi di saperne di più, sono stati così carini da cimentarsi, per la prima volta, in un menù tutto veg ed io dovevo ringraziarli al meglio, almeno per l’intenzione…
Invece sono stati davvero all’altezza e ci hanno proposto un gustoso menù!
Grazie ragazzi!!  😉 E’ stato spazzolato tutto: cena e dolcetto finale!

Ingredienti per la base:
200g di farina 0
50g di farina di cocco
2 cucchiai di maizena
100g di zucchero di canna
4 cucchiai di cacao amaro
5 cucchiai di olio di semi di girasole
250 ml circa di latte di soia
¾ di  bustina di lievito cremor tartaro

Ingredienti per la crema al cocco:

400ml di latte di cocco
4 cucchiai di zucchero
4 cucchiai rasi di farina 0
½ cucchiaino di vaniglia

Ingredienti per la glassa croccante:

2 cucchiai di farina 0
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di noci macadamia tritate
1 cucchiaio di olio di semi di girasole

Procedimento:

Per prima cosa preparate la copertura croccante miscelando in una ciotola, e solo con le dita, tutti gli ingredienti necessari pizzicandoli tra loro fino ad ottenere delle morbide briciole. Se non avete le macadamia potete sostituirle con delle noci brasiliare o altra frutta secca a vostra disposizione. Tenete il composto  da parte.
Per la base si procede come al solito: mescolate le farine con lo zucchero ed il cacao, a parte miscelate l’olio ed il latte. Unite i liquidi  alle polveri e miscelate con una frusta elettrica, aggiungendo altro latte se necessario, per una consistenza morbida. Aggiungete infine il lievito setacciato e mescolate ancora.
Trasferite il tutto su una teglia  da 28cm immargarinata ed infarinata e cospargete la superficie con il crumble.


Infornare a 180°  per 25-30 minuti controllando la cottura con la prova stecchino.


Mentre il dolce cuoce preparate la crema al cocco: mescolate in un pentolino la farina, lo zucchero e la vaniglia mentre a parte portate quasi a bollore il latte.
Toglietelo dal fuoco  ed aggiungetelo a filo alle polveri rimettendo sulla fiamma e  rimestando finchè non si addensa. Mescolate e lasciate freddare.

Una volta che anche la torta sarà intiepidita, tagliatela a metà e, se volete che resti particolarmente umida e scioglievole al palato, bagnate internamente le due metà con poco latte di soia, farcite con la crema al cocco e richiudete.
Il dolce fine pasto da asporto morbido, goloso ed ovviamente in tema vegan  è pronto!

Sottratta l’ultima fetta ai commensali giusto il tempo di uno scatto, è poi sparita come le altre 😉

Zebra Cake


A Carnevale anche una doppia ricetta a strisce vale!

Potendo infischiarcene del reale calendario degli eventi, con  un po’ di ritardo, causa impegni e malanni di stagione, abbozziamo anche nel nostro quartierino suzhouese un’idea di Carnevale, ma rigorosamente internazionale! Giochi tra bimbi e chiacchiere tra mamme per un pomeriggio diverso da trascorrere in allegria e con una merenda rigorosamente vegan!
In queste occasioni io ormai sono “l’addetta al dolce” anche se non manco di rifilare anche qualcosa di salato, come farò anche per questa occasione.
Per la ricetta non ho dubbi: un dolce allegro e simpatico, perfetto per questo evento godereccio. La zebra cake!
Ne avevo già improvvisato una mia versione,  da autodidatta, utilizzando le dosi di una classica ciambella variegata e montandola con questa fantasia animal.
Leggera e semplicissima, l’avevo realizzata con questi ingredienti base, in uno stampo da 21 cm:
250g di farina
2 cucchiai di fecola di patate
1 bustina di lievito cremor tartaro
100g di zucchero di canna
4 cucchiai di olio di girasole
300 ml circa di latte di soia
1 cucchiaio di cacao in polvere
… bellissima da vedere e tutta da affettare per vedere l’effetto zebrato…
    

    

Era venuta molto buona nonostante i pochi ingredienti e piuttosto light, ma questa volta volevo provare un impasto alternativo: la ricetta la tenevo  in mente da un po’ e questa era l’occasione giusta: cosa di più simpatico della bellissima Zebra Cake di Cesca come base, da ricoprire poi con cioccolato fondente, arancia e confettini colorati per rallegrare la festa?! 😛
Riporto per comodità la sua ricetta con le mie piccole varianti da dispensa 😉
Ho colto anche l’occasione per provare “gli albumi” di lino che lei utilizza  in questo dolce e che tanto mi incuriosivano. Visto il risultato, credo che mi torneranno utili anche per altre preparazioni!

Ingredienti:
200g di acqua
30g di semi di lino
150 gr di zucchero di canna a velo
320 ml + 30ml circa di latte di soia
100 ml di olio di semi di girasole
300 gr di farina 0
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di buona vaniglia in polvere
1 pizzico di sale
3 cucchiai di cacao amaro

Procedimento:
Per sostituire le uova e regalare una sofficità unica al dolce, va preparata una miscela di acqua e semi di lino: far bollire 200 ml di acqua con 30 gr di semi di lino mescolando di tanto in tanto. Raggiunto il bollore abbassare la fiamma al minimo per 4 minuti. Il risultato finale va filtrato e lasciato raffreddare. Colerà un liquido gelatinoso, a me ne sono venuti circa 70 gr,  la cui consistenza è spettacolarmente simile a quella dell’albume!
I semi non li buttate: saranno perfetti dentro l’impasto del pane o come base per crackers crudisti (i miei sono già in forno ad asciugare 😉 )!
Ora prendete una ciotola capiente ed appuntatevi il suo peso da vuota. E’ importante perché poi il composto dovrà essere diviso  esattamente a metà. In essa preparerete tutto l’impasto e così al momento della divisione basterà togliere la tara dal peso lordo e dividere il netto in 2 per sapere quanti grammi andranno nella seconda ciotola.
“Montate” con la frusta elettrica gli “albumi” di lino con lo zucchero per un paio di minuti. Questa operazione mi ha davvero impressionato tanto mi sembrava di sbattere del vero albume d’uovo: non monta realmente ma fila sotto i colpi del frullino allo stesso modo! Aggiungete latte e olio a filo e continuate a sbattere.
In un’altra ciotola setacciate la farina, il lievito e la vaniglia e poi aggiungete a pioggia le polveri nella ciotola con gli ingredienti liquidi. Unite un pizzico di sale e continuare a lavorare con la frusta elettrica fino ad ottenere un impasto liquido,  omogeneo e senza grumi. Accendete il forno a 180°.
Come spiegato prima, dividete in due l’impasto e trasferitene metà nella seconda ciotola.
In uno dei due composti aggiungete il cacao amaro e mescolate bene con la frusta.
Il composto addenserà leggermente, così sarà importante diluirlo con altro latte (circa 30g) perché è fondamentale che entrambi gli impasti abbiano la stessa consistenza, altrimenti non cuoceranno uniformemente compromettendo il risultato!
Prendere una tortiera da 24 cm, immargarinatela e infarinatela a dovere, posizionatela stabilmente ed iniziate “l’operazione zebratura”.
Prendete le ciotole con i due impasti ed utilizzate per ognuna due cucchiai diversi. Versate  2 cucchiai (o un mestolo) dell’impasto bianco al centro della teglia  poi, sempre al centro,  2 cucchiai dell’impasto nero, poi 2 cucchiai dell’impasto bianco … e così via fino a finire gli impasti, facendo attenzione a non sgocciolare sui cerchi concentrici che man mano si formeranno  espandendosi verso l’esterno. Alla fine di questo semplice lavoro di sola pazienza  la torta, pronta da infornare, si presenterà così:

Infornate per circa 45 minuti a 180° controllando la cottura con la prova stecchino.
Rispetto alla ricetta di Cesca ho dimezzato l’olio (e l’ho messo di girasole invece che di arachidi che non avevo), aumentato il latte e ridotto lo zucchero ma il risultato è comunque arrivato ed è stato molto apprezzato!


Come vedete, la superficie del dolce in cottura si è piuttosto crepata, non so se per i cambiamenti apportati agli ingredienti o perché  forse i due composti non erano esattamente della stessa consistenza e crescendo, spingevano in modo diverso, ma per la decorazione finale ho rimediato rifilando  la superficie con un coltello (così ho fatto anche la prova assaggio :mrgreen:) e capovolgendo il dolce che ho poi rifinito e reso festaiolo con quello che avevo in casa: cioccolato fondente fuso, confettini colorati, scorzette di arancia, farina di cocco, simulando golosi coriandoli e stelle filanti!


Per versare i due composti, in questa seconda versione, ho usato un cucchiaio piccino e così la zebratura è venuta fitta fitta e non finivo mai. Converrebbe usare due mestolini uguali per far prima ed avere delle stripes più marcate. L’effetto zebratura della torta è dato infatti dall’alternanza dei due impasti e dalla  grandezza dei misurini utilizzati: più composto si versa e meno righe si otterranno, meno composto si versa più fitte saranno le righe ma anche più lungo il lavoro.
Dopo averla ammirata tutta lucida, colorata e cioccolatosa, al taglio della torta i bimbi hanno detto: “Wow! It’s magic!!”  How you make it?! – continuavano i più curiosi, strattonando più vicino le mamme per farle ascoltare la spiegazione e sperando in un  bis…

Il gusto era favoloso, non dolcissimo con il contrasto del fondente, come piace a noi, ma soffice ed umida senza essere spugnosa. Il piccolo avanzo lo ha poi mangiato la padrona di casa che mi  ha chiamato  di proposito il giorno dopo per dirmi quanto era ancora buona, forse di più!
Ed ora vi presento gli animatori della festa: super eroi e principesse si son divertiti un mondo tra combattimenti e regni incantati…


Poi stanchi di sfide e principi azzurri si rilassano prima di rientrare nei loro panni…

…lasciando incautamente le mamme in cucina  che nel frattempo spazzolavano tutto!
Che dire, io ci ho provato, e ben due volte!
Fate ora anche voi le vostre dolci zebre black and white 😉
E un grazie a  Cesca che mi ha reispirato con la sua ricetta e che da un pò mi segue con affetto!!!! Con un altro cake non sarebbe stato lo stesso Carnevale!

PS: Sì, lo so, non mi sono dimenticata! Il mio contributo salato  alla festa (andato a ruba!) ve lo mostro domani!! Resistete?! :mrgreen:

Facciamo due chiacchiere?!


Dopo aver visto e commentato sui miei vegan blog preferiti le numerose ed invitanti proposte per Carnevale, non potevo più  stare solo a guardare!
Quì di clima festaiolo neanche l’ombra, ma la mia memoria ricorda troppe golosità sfornate in questo periodo che mi sono lasciata trasportare: e poi le ricette di casa sono tutte da veganizzare e ne avrò di Carnevali da festeggiare prima di sperimentarle tutte senza farsi troppo male!
Comincio infatti dal dolcetto base di questo periodo che dalle mie parti si chiamano “chiacchiere” e che andrebbero fritte, ma se tanto devo cambiare la ricetta per omettere le uova allora, visto che ci sono, le faccio al forno!
Le chiacchiere veg di Felicia mi sono proprio piaciute ed avendo come base la sua ricetta e qualche suo consiglio per renderla possibile anche a migliaia di km di distanza, dove non c’è proprio tutto (o magari c’è ma è scritto in cinese!) ho elaborato la mia con ottimi risultati! 😉

Ingredienti:
150g farina 0
100g farina di farro integrale
3 cucchiai di farina di soia
1 cucchiaio di zucchero di canna
4 cucchiai di olio evo
½ bustina di lievito cremor tartaro
25g liquore aromatizzato all’anice
1 pizzico di sale
120 ml circa di acqua tiepida

Procedimento:
La sera prima ho aromatizzato i 25g necessari di un liquore cinese di 45° ( scelto a caso ovviamente, non comprendendo l’etichetta, uno vale l’altro!) con un cucchiaino di semi di anice e l’ho lasciato riposare tutta la notte.
Ho anche preparato la pasta così: in un ampio contenitore ho  mescolato tutte le farine con il lievito, ho fatto un piccolo craterino dove ho versato l’olio, lo zucchero, il sale, il liquore filtrato e, un pò per volta, circa 120g di acqua. Ho fatto assorbire pian piano i liquidi alle polveri e poi ho iniziato ad impastare aggiungendo all’occorrenza altra acqua.
La massa va lavorata su un ripiano a lungo, almeno 20 minuti, ma non si fa alcuna fatica perché risulta morbida ed elastica. A questo punto io l’ho messa in frigo e ripresa il mattino seguente, ma basterebbe farla riposare una mezz’ora al fresco.

L’ho divisa a metà e stesa ciascuna parte con il mattarello piuttosto sottile ma mantenendo un minimo di spessore.
Con una rotella ho ricavato da ogni sfoglia delle losanghe alle quali ho praticato un’asola al centro.

Poi ho preso una estremità, l’ho passata dentro il foro e rifatta uscire tirandola indietro: voilà le chiacchiere sono pronte per essere allineate su una teglia!

A questo punto mi è venuta un’idea per provare a “simulare” la frittura: ho voluto  spennellarne un po’ con dell’olio di oliva per vedere l’effetto che avrebbe avuto… . Le ho ed infornate a 190° per 10-12 minuti circa  ed ho atteso che la magia si compisse! Le chiacchiere si sono gonfiate ed il mio l’esperimento è ben riuscito!! Il  profumo ha svegliato mio marito…


Eccole a confronto: a sinistra quelle spennellate ed a destra quelle al naturale.
Entrambe buone e leggere, ma quelle con questo velo di olio si sono gonfiate un pochino meno ma hanno fatto delle bollicine in superficie che le hanno rese friabili ma non biscottate. Secondo me così sono più buone! Provare per credere.
Dopo l’assaggio ed il confronto tra le due cotture, al quale non mi potevo esimere, alla seconda lastra le ho spennellate tutte!! Ancora calde le ho spolverate con poco zucchero di canna a velo e gnam! A questo punto, dopo averle di nuovo assaggiate, cercate di fermarvi, perché altrimenti non ne resteranno molte da presentare, ma se era la vostra personale merenda di carnevale, continuate pure…
Questo il mio piattino di assaggio!

Con queste dosi si riempiono due teglie da forno e, una volta pronte, un bel vassoio reso festaiolo come meglio potete e da condividere con chi volete, oppure da finirvi da soli e senza troppi sensi di colpa!

Anche a Suzhou quest’anno è Carnevale!!