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Longsheng e dintorni: breathtaking views – 2° parte

8 Aprile 2012
Visto che il tempo non migliora e di alzarci prima dell’alba senza motivo poteva anche bastare, facciamo un cambio di programma al volo. Un paio di ore di auto e siamo a Huangyao town, un paesino di montagna molto caratteristico, dagli alberi millenari e con scorci da cartolina, dove la vita scorre ancora al ritmo dei tempi della natura…


Anche un pò di street food non poteva mancare… l’anima commerciale cinese sbuca anche da dove meno te lo aspetti!
Diverse le opzioni vegan: soia e verdura fermentata ma stra, ultra, mega piccante, solo per palati di ferro!!

Ma troviamo anche pani fritti di riso…

e un buonissimo croccante di semi oleosi e frutta secca…

…plasmati da abili martellate!!

Continuiamo ad aggirarci curiosi per il villaggio perdendoci tra le viuzze strette e scoprendo in ogni angolo semplici scene di vita.


Seguendo la guida, imbocchiamo una stradina, ci infiliamo in un anonimo portone, a seguire delle scale strette, tante scale strette fino ad affacciarci quì, per una splendida vista dall’alto del villaggio disteso sotto i picchi carsici!


Nel pomeriggio visitiamo la Silver Cave, delle immense e spettacolari grotte dove Linda, col naso all’insù, sente  per la prima volta i termini “stalattite, stalagmite e colonna” e si aggira per le numerose stanze sotterranee, illuminate ad arte, alla ricerca di quelle dalle forme più strane…
Era una vita che non andavo in una grotta degna di questo nome, e sono piaciute tanto anche a me! Grazie agli ultimi acquisti in attrezzatura fotografica notturna di GLuca, ci siamo potuti portare a casa anche dei bellissimi scatti-ricordo!


Anche quì, fuori dalle grotte, semplici prodotti di ristoro. Tra la frutta troviamo succo di canna spremuto al momento, mandarini e  pomelo, ma ci sono anche il taro, le castagne d’acqua e le pannocchie al vapore, tofu in tutte le salse ed un miele particolare, dalla colorazione giallo o arancio che le api producono sotto terra!

La giornata si conclude magnificamente in un bel ristorante di Yangshuo e dalla buona cucina, il Pure Lotus Vegetarian: ecco la miglior cena di tutto il viaggio; peccato non averlo scovato prima, per tanti altri gustosi assaggi:
Stir fried corn and vegetables

Mixed rice and assorted grains

Crispy potatoes and eggplant in orange souce

Almond rolls

Gusti ed abbinamenti particolari e ricercati, spesso “sweet and sour”, ma da leccarsi i baffi e lustrarsi gli occhi!!
Però quì non siamo riusciti ad ordinare una green salad, da non crederci, e così tutte quelle verdure crude usate per la decorazione, sono state il nostro apripasto 😉

9 Aprile 2012
Oggi ultima e suggestiva tappa del tuor.
Lasciamo Yangshuo e ci facciamo ore di macchina (se fossi stata in Linda avrei rumorosamente protestato già da un bel po’!) per godere dello spettacolo offerto dai terrazzamenti di riso.
90 km a nord di Guilin la strada serpeggia ripida attraverso boschetti di bambù di montagna, fino a varcare il limite di una affascinante regione autonoma etnica. Con un paesaggio ricco di montagne e terrazze coltivate,  ci si addentra in un’angolo della Cina contadina che sembra ancora intatto.
Siamo nel cuore delle colline di Longjii, un gruppo di alture in cui nome significa “Terrazze della Spina Dorsale del Drago”; qui  ammiriamo alcune delle più straordinarie risaie a terrazza della Cina. Le valli ripide e strette sono state scavate dall’uomo nel corso dei secoli con un lavoro durissimo.


Dopo una serie di gradoni di pietra si raggiunge Ping An, un bel villaggio zhuang di casette di legno, nello stile tradizionale, e stradine di terra battuta, stretto in una ripida piega fra le terrazze di riso, dove si vive di agrucoltura, turismo e piccole attività artigianali. L’elettricità ed il telefono sono stati introdotti solo di recente nella regione, e sono tutt’ora una rarità.


Ops, mi sento di avvertire gli animi più sensibili…!! Questi tranci appesi non sono, come potrebbero sembrare, varie porzioni di carne cruda, ma pietra lavorata!! Artistici e realistici quanto vorranno ma che macabri…chi se li comprerà per appenderli in casa?!  🙁

Dal punto più alto delle colline terrazzate, dove qualcuno (non infermo ma solo pigro!) si fa comodamente portare, godiamo poi a pieno di questo spettacolo, realizzato dall’uomo e dalla natura…


Ecco Linda con BigLinda!


Questo è come appare in questa stagione pre-estiva; immaginatelo dorato in autunno, innevato in inverno e sommerso dall’acqua nella stagione delle piogge…
Prima di ridiscendere, continuiamo ad apprezzare il panorama,  baciato per qualche ora anche dal sole, dalla terrazza del ristorante dove consumiamo un tipico pranzo locale, con gustose opzioni naturalmente vegan!
Dopo delle carote crude, un giro a sbirciare sopra gli altri  tavoli e con l’indispensabile aiuto della guida (senza di lei non so cosa saremo riusciti a mangiare visto che nessun ristoratore spiccica una parola di inglese!!)  riusciamo ad ordinare  i germogli di bamboo saltati con i peperoni, fagiolini e carote accompagnati con salsa piccante e di soia…

…e per completare, melanzane lilla saltate con pomodori, peperoncini verdi freschi e riso a volontà!

Aggiungiamo frutta secca tirata fuori dal nostro zaino per il q.b. di dose proteica e ci siamo fatti un bel pranzo completo 😉
Siamo ormai tutti stanchini, la settimana è stata ricca ed intensa ma nessuno sarebbe riuscito a farci perdere una passeggiata per Guilin by night.
Al di sopra del lago Shan Hu, puntellato di sculture ed attraversato da graziosi ponti di pietra a dorso d’asino, svettano le pagode gemelle, alte 40 mt: una è ricoperta d’oro, l’altra di rosso e di verde e di notte si illuminano eccentricamente.

10 Aprile 2012
Oggi si rientra alla base, ci resta però ancora a disposizione quest’ultima mattinata, ovviamente uggiosa, per conoscere meglio Guilin, oggi attraversata da una pioggerella fastidiosa…Speriamo che almeno non aumenti 🙁
Prima di uscire e ricomporre per l’ultima volta le valigie, ci affacciamo alla finestra…questa l’inconsueta visuale che ci strappa un sorriso…

Nessun programma impegnativo, solo una passeggiata costeggiando il fiume Li,  lungo Binjiang Lu, riparata dal sole estivo (ad avercene!) o dalla pioggia all’occorrenza,  grazie ai bellissimi alberi di Osmanthus che danno il nome a Guilin, che significa  appunto “foresta di osmanthus”.


Percorrendo tutta la via deviamo per il Palazzo della Principessa di Jinjiang: a Linda si drizzano le orecchie al pensiero di ritrovare i tanto amati templi e nella speranza di incontrare una vera Principessa! La teniamo sul filo, dicendole che chissà, il palazzo è molto grande, ma forse la incontreremo…

Ovviamente non è lei ma una sua rappresentazione, ma non ce la siamo sentita di dirglielo, era così felice…

Dimora dei governatori Ming da 1300 al 1600, la pianta del palazzo ricorda una versione, ma in miniatura, della Città Proibita, ma questo palazzo fu costruito oltre trent’anni prima di quello di Pechino, ed ancora oggi è circondato  da mura di pietra alte 5 metri.
Su retro, posto a protezione del palazzo dagli attacchi che provenivano dal nord, ci imbattiamo sul Duxiu Feng, un pinnacolo calcareo con iscrizioni risalenti ad 800 anni fa in cui il governatore dell’epoca fece scrivere “Il panorama di Guilin è il più bello sotto il firmamento”!

Niente contro l’illustre governatore, che forse ai suoi tempi aveva davanti agli occhi una visuale diversa, ma io, che per dargli retta mi sono fatta tutti i  306 ripidi gradini che portano alla sommità del blasonato pinnacolo e che in questi giorni, seppur funestati dalle pioggia, qualche bel panorama mi sembra di averlo visto, mi sento di non concordare in pieno con il suo giudizio 😉


…e poi eccola la mia più bella vista, sotto qualunque  il cielo!!!!!!!

Concludo il reportage di questo nostro ultimo viaggio nel celeste impero con il piccantissimo ingrediente, principe  incontratato delle tavole di tutto il Guanxi…

…e con il dolce sorriso di Linda… Scusate l’abbondanza dei suoi ritratti, ma se faccio fatica a scegliere le foto dei miei piatti, figuratevi il dilemma vissuto di fronte a  quelli fatti al cuore di mamma!!!

Gli affezionati poi lo tengano bene a mente, perchè dalle prossime foto non sarà più lo stesso, ma troverete sul suo sorriso  una simpatica finestrella!!
Il folletto di casa, in questi giorni,  ha appena perso con orgoglio il suo primo dentino!!!!! 😉

Se vi siete persi l’inizio…Yanshuo: foggy landscape – 1° parte

Yangshuo: foggy landscape – 1° parte

Viaggio nell’anima del Guangxi

La caratteristica che definisce queste province subtropicali e sud-occidentali della Cina è il calcare.
Ovunque si guardi si scoprono colline carsiche modellate dagli agenti atmosferici, grazie ai quali assumono suggestive forme slanciate ed aguzze che si riflettono nei placidi fiumi che scorrono ai loro piedi.
Sotto terra si sono sviluppati vasti complessi speleologici, alcuni allagati, altri tanto grandi da poter contenere una cattedrale.
Oggi questa zona carsica rappresenta una grande attrattiva turistica, ma in passato tale topografia fu un impedimento alle comunicazioni e rese queste terre tra le più difficili da coltivare di tutta la Cina, solo piccole pianure alluvionali tra i picchi erano lavorabili dall’uomo.
Il territorio era talmente povero che in pochi si diedero la pena di invaderlo: le popolazioni locali rimasero a lungo abbandonate a se stesse e la regione si trasformò in una roccaforte di vari gruppi etnici.
Nonostante vari tentativi di emancipare le minoranze e la nascita delle prefetture autonome, l’industria e le infrastrutture sono ancora oggi in condizioni di sottosviluppo, con poche città di interesse turistico.
La regione ci ha offerto però una grande varietà di scorci naturalistici interessanti.
Verde e rigoglioso quasi tutto l’anno il Guanxi si estende dalla regione montuosa del Guizhou fino alla costa tropicale e tocca il confine con il Vietnam.
Il paesaggio è caratterizzato dalle alte torri di roccia che si levano dalle pianure intorno alla città di Guilin, nel Guanxi nord-orientale, familiari ai cinesi come agli occidentali, grazie a secoli di poesia e pittura che ne hanno immortalato la bellezza, mentre si ergono sulle risaie e sul fiume Li, rappresentando viste davvero suggestive.

Per questa vacanza organizzata in tutta fretta, scegliamo un tour fotografico con guida ed auto a disposizione; il solito modo personalizzato per vedere tutto e di più secondo i nostri tempi e maggiori interessi. La guida, guarda il caso si chiama Linda ed ha un figlio a casa della stessa età della nostra! Le due Linda si trovano subito in simpatia e questo ci regalerà diversi momenti di pace ed autonomia, ma non ha lei, che sempre gentile e disponibile, non se la sarebbe più staccata di dosso un attimo…

5 Aprile 2012
Nonostante tutti i conti fatti con le previsioni meteorologiche, il tempo non è quello sperato e durerà per giorni…
La guida ripeterà come una cantilena “nobody can control the weather!”, ogni volta che si addenserà il cielo e scenderà qualche goccia di pioggia, finendo per risultare anche un po’ antipatica… Certo che lo sappiamo che se piove non è colpa tua nè dell’agenzia, ma permetti almeno che mi tira e storco il muso quando la mattina mi alzo e vedo il cielo plumbeo e minaccioso?!
Cerchiamo di restare ottimisti e speranzosi rispettando il programma di marcia: ci si sveglia all’alba sperando in un bel sunrise! Invece non solo niente alba tra i picchi carsici ma pure la pioggia 🙁
Rimandiamo così il primo giro in barca sul Li river e ci spostiamo ad Hebaoshan village. Villaggio fuori dal tempo, vocato alla coltivazione di Kumkat, i noti mandarini cinesi, stretto tra le montagne, dove gli scorci di vita che appaiono ai nostri occhi, passeggiando tra le vie silenziose di terra rossa e melmosa, sembrano quasi  irreali, immortalati in un’altra era…


Siamo nei Tomb Sweeping days, i giorni della commemorazione dei defunti e così abbiamo anche la possibilità di osservare come nei villaggi di montagna si ricordano, con semplicità e devozione, i propri antenati, lontani anni luce dai clamori, i templi, le ostentazioni e dalle luci abbaglianti tipiche delle grandi città…


L’hotel è di una semplicità disarmante, ma pulito ed accogliete. La cucina a vista permette di scegliere, tra le poche cose a disposizione, quello che si vuole mangiare, ma di verdure fresche per fortuna, ce ne sono tante. I tanti ospiti carnivori (tutti gli altri esclusi noi direi…), escono appena fuori dall’albergo, scelgono il più bel pollo che razzola per l’aia, e dopo 5 minuti è già pronto per essere saltato allo wok! Da onnivora e disinformata quale ero avrei anche apprezzato questa offerta ruspante a metri zero, ma ora, quella riga di sangue lasciata sul selciato dal povero pennuto agonizzante mi lascia con l’amaro in bocca…
Nel pomeriggio saliamo la vetta del Xianggon hill per godere della vista panoramica del Li river: attraverso una fitta nebbia  che non accenna a diradarsi, intravediamo uno spettacolo della natura. Possiamo solo immaginarlo ad occhi chiusi, baciato dal sole,  di un verde rigoglioso ed abbagliante, svettare verso un cielo limpido e costellato di nuvolette bianche e spumose: per vederlo al meglio, fate anche voi questo sforzo di pensiero…


Ci consoliamo solo per il fatto che altri turisti, saliti insieme a noi, erano appositamente venuti per fotografare il paesaggio avvolto nella nebbia… Che dobbiamo fare, ci accontentiamo, ma dopo alcuni scatti al paesaggio che non accenna a schiarirsi, non ci perdiamo d’animo e puntiamo l’obiettivo su soggetti più nitidi 😉

6 Aprile
Volendo ritentare, ma con meno ottimismo, la risalita della collina per ammirare il panorama all’alba, ci alziamo alle 5, ma lasciamo Linda con la guida che gentilmente si è offerta di farle compagnia durante il proseguio del suo sonno.
La vista purtroppo è più o meno la stessa del pomeriggio precedente e non valeva l’alzataccia, ma almeno ci abbiamo provato senza accorciare la notte al nostro tesorino, già ampiamente sballottato da un viaggio asiatico un po’ particolare: niente templi, niente Buddha, niente oro scintillante né gradini dove piegarsi per pregare…stupita ci segue ed alla fine si diverte ovunque ma si vede che l’itinerario non le quadra del tutto!
Rientriamo dopo non molto e Linda alle 7 è già sveglia, tutta vestita ed imbottita e già fuori a rincorrere cani e galline!
La guida (da ora chiamata Big Linda per distinguerla al richiamo dalla piccola) le aveva infilato tutti i vestiti sopra il pigiama pesante, compresi doppi calzetti, ma non per questo ne era limitata nei movimenti!!
Essendo tutti quindi belli svegli ci spostiamo presto in auto a Yangshuo (Luna Splendente), incastonata nel cuore del più spettacolare paesaggio carsico della Cina, 70 km a sud di Guilin.
La cittadina divenne famosa verso la metà degli anni 80, quando i turisti provenienti da Guilin, tornando dalle escursioni sul fiume Li, si resero conto che valeva la pena trascorrervi ben più di un’ora dedicata ai souvenir. Da allora Yangshuo dicono sia cambiata molto e, pur conservando l’aura di paradiso di tranquillità per noi visitatori occidentali, di fatto è anche una caotica meta di turismo cinese, zeppa di locali, ristoranti e negozi. Ma le sua attrattive naturali sono numerose e si ha la possibilità di bypassare caos e bancarelle se lo si vuole.
La mattina è dedicata ad una placida quanto umida traversata del  Li river che però si fa perdonare della temperatura  autunnale d’accoglienza con gli scorci che ci ha riservato…


Di nuovo in auto verso altre mète, ci attendono inediti scorci ed ai piedi di incantevoli montagne, incrociamo il duro lavoro a piedi nudi dell’uomo coadiuvato dall’aiuto degli animali…


…nonostante le legittime proteste dei cuccioli che vorrebbero la mamma tutta per sè!

Facciamo la prima tappa pomeridiana al Dragon Bridge, che sormonta l’Yulong river, per un altro meraviglioso paesaggio carsico.


Ci fermiamo e saliamo anche sull’affasciante e solitario Fuli old bridge


Si rientra tardi ma un giretto per le vie del centro di Yanshuo alla ricerca della cena, non ce lo toglie nessuno 😉

7 Aprile
Oggi si ritenta con il sunrise e ci spostiamo a Xingping per ammirare i più bei riflessi sul Li river.
Ancora notte, siamo gli unici che salpano dal porticciolo a bordo di piccole barche seguiti da una zattera di bamboo, da cui i cormorani pescheranno per il loro padrone.
Anche questa pratica millenaria ormai è stata trasformata in un’attività turistica, ma permette tuttora a molti di guadagnarsi da vivere. I giovani uccelli sono addestrati a tuffarsi e poi ritornare sulla barca con il becco pieno di pesce senza inghiottirlo. I pescatori però permettono agli uccelli di mangiare un pesce ogni sette che ne catturano: pare che altrimenti i cormorani si rifiutino di lavorare ( e lo credo bene!)

I nostri cormorani ci hanno provato, ma non hanno portato a galla nulla, ne per sé, ne per il fisherman 😉
Il resto della giornata,  la passiamo, quasi sempre sotto una pioggerella insistente, attraversando i paesaggi di campagna di Yangshuo con i suoi antichi  e caratteristici villaggi…


Quì  la vita sembra scorrere lenta e monotemantica, scandita dal levare del sole e dal cadere delle piogge, densa di fatica e di dignità…

Questi primi tre giorni nei dintorni di Guilin sono stati piuttosto funestati dal brutto tempo e così, un ringraziamento particolare va sicuramente ai nuovi blue boats di Linda, in loco acquistati, che ci hanno riportato ogni giorno nostra figlia meno impantanata!!
A presto, con la seconda ed ultima parte 😉

Per il proseguio dell’avventura… Longsheng e dintorni: breathtaking views – 2° parte

Hong Kong spirituale e cosmopolita – 3° parte


28 Novembre 2011

Un’altra bella giornata di sole ci fa osare più lontano e verso una mèta insolita, distante dai soliti circuiti turistici: la cittadina di Kam Tin. Nella guida leggiamo che in zona si trova un originale villaggio murato ed incuriositi intendiamo capire di cosa si tratti. Prendiamo metro e bus segnalati per raggiungerlo. La corsa in autobus è lunga ma spettacolare e passa in mezzo ai boschi per Tai Mo Shan (957m) , la vetta più alta di Hong Kong. Il mezzo è semivuoto ed è la prima volta che ci capita…
Chiediamo all’autista del Kat Hing Wai, uno degli ultimi villaggi murati di Hong Kong, con grandi aspettative.
Risalente alla fine del XVII secolo il villaggio, cinto da spesse mura alte 6 metri e con varie torri di guardia, è ancora abitato ma da poche anime. All’interno delle mura c’è una via che divide il villaggio a metà e da essa si diramano strette e labirintiche viuzze.

Ci addentriamo, unici visitatori del luogo; l’attrazione sembriamo più essere noi tre! Si incontra qualche vecchia signora hakka con il tradizionale cappello nero e velato (che non amano farsi fotografare), diversi gatti ben nutriti ma non molto di più, bici di fronte ad ogni uscio: se non fosse stata per la valenza atropo-storico-architettonica del luogo potrei dire che questa volta la fama superava di gran lunga la realtà. Tradotto: “se sapevo che avrei trovato questo non ci sarei proprio venuta”!


Un’ora e mezza per arrivare e quindici minuti per girare il caratteristico ma a tratti claustrofobico villaggio e poi di nuovo sul bus, per tornare indietro con un po’ di delusione. Linda invece si è divertita: si avvicinava senza successo ai felini incontrati, si affacciava dentro i portoni semi aperti alla ricerca di qualcuno da intrattenere, girava tra le viette come dentro un labirinto mentre ci teneva d’occhio per non perderci; impossibile!!
Rifare il percorso in mezzo ai boschi però ci rinfranca, mentre io e mio marito  ce la ridiamo scrollando la testa, per  “l’originale” mèta scovata!
Rientriamo alla ricerca di riscatto nel cuore di Kowloon, una striscia di entroterra urbanizzata con buon gusto.
Linda chiede ancora templi e la vogliamo accontentare.
Visitiamo il segnalato tempio Wong Tai Sin, un fiorente complesso taoista, buddista e confuciano molto vivo, ricco, colorato  e sempre affollato di fedeli.


Il tempio ha annesso un giardino molto accogliente, ben curato e particolarmente luminoso.


L’ambiente ci invita a rilassarci, la temperatura è eccezionale (se pensiamo che siamo a fine novembre!) e non perdiamo occasione per qualche altro scatto insieme…


Linda la mattina si è svegliata chiusa e raffreddata, forse un po’ di freddo ieri sul Victoria Peack e così chiede saggiamente solo frutta (piccoli igienisti crescono…). Noi per solidarietà le facciamo compagnia: ecco il pranzo fruttariano con i prodotti locali consumato insieme sotto un tendone del tempio.

Appena fuori ci si imbatte in persone che ti invitano a farti leggere la mano (ma chi li capirebbe in cinese 🙁 ) e venditori di incensi e portafortuna pressochè monocromatici.

Una fermata di metro in più ci porta invece al moderno Convento di Chi Lin, un elegante ed originale tempio di legno, altra bolla spirituale nel bel mezzo della città, costruito senza l’impiego di chiodi in stile Tang, davvero unico nel suo genere.


Di fronte, i giardini di Nan Lian proseguono il tema e lo stile del tempio con una deliziosa ricostruzione di un giardino con laghetti ornamentali, padiglioni ed un verde certosinamente curato.


Cala la sera mentre comincia a crescere la stanchezza… Le energie però basteranno per portarci a salutare i grattaceli vestiti dal buio della notte: luci e sfavillii per l’ultima vista della baia di HK: semplicemente abbagliante…

29 Novenbre 2011
Oggi è l’ultimo giorno ad HK, il clima è praticamente estivo e ci vogliamo quindi godere a pieno anche questa residua mezza giornata a disposizione. Intendiamo dedicarla tutta a Linda che in questa vacanza è stata davvero sorprendente: ha mangiato senza storie e pretese quello che di vegan riuscivamo a trovare, ma soprattutto tanta frutta, non si è dilungata davanti a bancarelle e gadget attirata più dalle reali attrazioni del posto, ha camminato ininterrotamente come noi, senza lamentarsi, ci ha sempre seguito nella nostre mète, a volte incerte di turisti fai da te, con tranquillità e fiducia. Si è inconsapevolmente persa tutti i parchi tematici a misura di turista occidentale  come Disneyland e l’Ocean Park che io e mio marito abbiamo appositamente evitato come la peste, a favore di siti più originali e caratteristichi offerti da questa straordinaria città.
Ora però un po’ di sano divertimento ci vuole e se lo merita. Ti regaliamo questa ultime ultime ore ad HK: oggi si va al parco, nostro piccolo ed instancabile tesoro! 😛
Per raggiungerlo ci spostiamo quindi ancora al centro di HK, tramite le comodissime passerelle sopraelevate, bypassando il traffico che scorre copioso e rumoroso sotto di noi.


Camminiamo ancora tra i palazzoni svettanti e luccicanti che si susseguono al nostro passaggio…


…fino allo strano palazzo del Lippo Centre.

Incrociamo anche il grattacielo della Bank of China: 300metri di vetro azzurro e acciaio, dalla singolare forma a coltello che però sembra non piacere a molti cittadini hongkonghesi perché non rispetta i principi del feng shui!

Tra i tanti parchi di Hong Kong il migliore di tutti ci dicono sia l’Hong Kong Park e stavolta le voci sono veritiere.
Il parco collinare è bello e rigoglioso e diviso su tre dislivelli; al suo interno si trovano cascate artificiali, fiumi, laghetti, teatri, un tempio Tai Chi, un museo del thè e molto altro ancora.


Linda è sempre incuriosita dalle persone affaccendate in qualcosa e non può fare a meno di fermarsi a guardare gli addetti al verde per capire cosa fanno e se può, volentieri aiutare. Per lei tutto diventa divertimento, per chi invece fatica così non è, ma mai nessuno è sembrato scocciato: anche intenti a svolgere i lavori più umili, ripetitivi e faticosi, sono molto gentili e disponibili, soprattutto con i bambini ed hanno sempre un sorriso da regalare.

Nel parco troviamo anche un area attrezzata dedicata ai bambini dove lei si sfoga e si spassa scorrazzando tra un gioco e l’altro…



…ma all’occorrenza, qualche attrezzo può andar bene anche per i bimbi un pò più cresciuti 😉 Faccia di bronzo e curiosità ora sapete da chi Linda li ha ereditati!! Ecco l’ingegnere all’opera mentre getta le fondamenta per l’ennesimo grattacielo 😉

Ma il gioiello di questo immenso giardino è l’Edward Youde Aviary, un parco ornitologico con passerelle che attraversano la ricostruzione di un tratto di foresta abitata da rare specie di uccelli. I volatili sono splendidi e si avvicinano senza paura, abituati all’uomo, la voliera è enorme e ci passiamo dentro ma, seppur spaziosa e ben congeniata, sempre una gabbia  è…


Linda si appassiona e cerca di scovare tutte le specie celate dai fitti rami, ma si è fatta ora di andare: l’ultima metropolitana per tornare a casa.


Ciao Hong Kong, città dinamica e vibrante: ci hai conquistato mostrandoci una  fusione unica di antico e moderno, l’equilibrio tra Oriente ed Occidente, il flusso frenetico dello shopping, i vivaci centri commerciali ed i classici mercatini sotto le stelle, la spiritualità intensa dei templi,  i panorami mozzafiato. Ci hai appassionato con la varietà e la ricchezza che ci hai offerto. Città dalle mille luci ed i mille colori:  grazie per averci ospitato con tanta generosità !!!

E con questa ultima parte del reportage di Hong Kong vi salutiamo: in Cina i festeggiamenti per il Capodanno, lo Spring Festival,  iniziano il 23 gennaio, gli stabilimenti chiudono e le scuole sono sospese fino al 3 febbraio. Approfittiamo quindi di questa pausa trasversale per uscire dalla Cina ed andare in ferie!
Sì, domani ripartiamo e stavolta staremo via 11 giorni destinazione: Thailandia in tour!!  Ci aspettano tre aerei, templi thai, parchi, foreste, mare cristallino e chissà cos’altro ancora… :mrgreen:
Ma voi fatevi sentire, leggerò con molto piacere i vostri commenti al nostro rientro!
Vi abbraccio e non sparite eh!! 😉

Hong Kong inaspettata – 2° parte


26 Novembre 2011

L’aria comincia a riscaldare ma non ci regala ancora una giornata di cielo limpido. Purtroppo  non possiamo aspettare oltre, i giorni a disposizione sono pochi e così, anche se per questa destinazione avremo preferito un’altra visibilità, è la volta della montagnosa Lantau Island. E’ un’isola estesa  il doppio dell’isola di Hong Kong e nonostante ospiti l’aereoporto è meno sviluppata e caotica.
La mèta scelta è il famoso Monastero di Po Lin ed il Big Buddha.
Lo raggiungiamo con la funicolare  e la risalita con la cristal cabina dal fondo trasparente, ci regala una vista a 360° della zona, peccato la foschia e l’umidità che rende il tutto un pò opaco…


Situato sull’altopiano di Ngong Ping la statua bronzea del Tian Tan Buddha è la più grande del mondo, pesa 250 tonnellate ed è alta 34 metri.

Nel raggiungerlo facciamo simpatici incontri…


Per ammirarlo da vicino bisogna salire 268 scalini. Svetta sulla cima del monte e si apre ad una vista senza pari: ecco perchè avremo voluto un’altra visibilità 🙁



Il Buddha siede su di un trono, che ha ripreso a modello l’Altare del Cielo di Pechino che vi ho già mostrato quando abbiamo visitato la capitale ed è circondato da sei statue più piccole di bronzo che rappresentano Dei ed Immortali.


Sì, le divinità sono quelle scure, dall’aria mistica e devota e che non si affacciano sorridenti da ogni buco 😉
Il Monastero di Po Lin si trova a pochi metri dal Big Buddha, fondato nel 1927, è il più grande di Hong Kong e simboleggia, nel cuore del Buddismo, la relazione armoniosa tra uomo e natura, persone e religione: ci siamo sentiti molto a nostro agio!


Lo so, ad ogni tempio Linda si inginocchia e prega! E’ vero, che può apparire blasfema, ho cercato di spiegarle qualcosa a riguardo, ma lei  mi dice che deve chiedere a Buddha di farla diventare più buona…!! Che dovrei fare?!
Anche la pausa pranzo è stata molto piacevole: abbiamo mangiato all’annesso ristorante vegano curato dai monaci mangiando davvero bene! Ma non chiedetemi i nomi dei piatti, tutti rigorosamente in cinese ma garantiti cruelty free 😉

Fuori dal ristorante c’era anche un’ampia scelta di dolci veg…potevamo  non provare? 😀
Il più buono? La ciambella!!

Nel pomeriggio scendiamo comodamente in autobus a Tai O,  un caratteristico villaggio di palafitte costruite sull’ansa del fiume lungo la costa sud – occidentale dell’isola di Lantau. E’ abitato da non più di 2000 abitanti, soprattutto pescatori che vivono di pesce e dei suoi derivati 🙁


Gli antichi vicoli, i piccoli altarini e templi dislocati un po’ dovunque ed il quartiere di palafitte costruiti in latta e lamiera, ne fanno una località suggestiva ed a tratti surreale! Il paesaggio è ancora naturale, poco perturbato dall’uomo e, se non fosse stato per l’incontro con qualche abitante del luogo, sembrerebbe di essere stati calati su un set di un film, in un luogo senza nome e senza tempo…
Camminiamo lungo i viottoli del villaggio, circondati da queste particolari costruzioni  che brillano al sole: si scorgono gli interni puliti e dignitosi delle palafitte, si colgono i segnali e le maniere di una vita quotidiana serena che s’inventa e s’ingegna ogni giorno intorno al mare. Sono piccoli rifugi  esempi di efficienza, di sfruttamento sapiente e geniale dello spazio, di creatività e fantasia pratica ormai dimenticati dai più. Si incontrano gli abitanti che intenti al loro lavoro, senza fretta, animano scene di vita che sembrano d’altri tempi.
Ogni palafitta è un mondo a sé, con il suo spazio attrezzato interno, la terrazza che si affaccia sull’acqua, la barca colorata pronta all’uso, utensili da pesca e oggetti di ogni genere accatastati in ogni centimetro di spazio a disposizione,  ma  è anche il dettaglio di un insieme equilibrato e fragile in cui si continua a dominare la natura ma più sostenibilmente.


La via principale ci sottolinea, con la sua placida attività, che siamo in un luogo vivo ed abitato: ci sono negozietti, piccoli bar, ponticelli di legno, laboratori e c’è persino un piccolo museo di manufatti locali ed antichi utensili per la pesca. Si susseguono  bancarelle piene di pesce vivo ed essiccato nelle forme più diverse ed offerto in sacchetti o spiedini pronti al consumo… 🙁  . L’odore è monotematico, talvolta quasi nauseante per nasi moderni e  ripuliti ma soprattutto per quelli  vegani che a certi odori non sono più fortunatamente abituati.

La giornata sta volgendo al termine. Ci rilassiamo un pò sul molo dove facciamo qualche altro scatto e qualche altro simpatico incontro 😀


Ecco il tramonto, cala la sera: Tai O by night è magica e fuori dal tempo. L’Hong Kong che non ti aspetti.


Rientriamo in città per una cena Thailandese in un localino in centro,  all’aperto, scovato per caso: vederlo pieno di turisti  ci ha convinto. Mi sono completamente dimenticata di fotografare i piatti ma non il gradito aperitivo di latte di cocco!

27 Novembre 2011
Sulla riva meridionale, l’isola di Hong Kong si protende nel mare con una serie di penisole e baie. E’ una zona molto più tranquilla della sponda nord ed il clima è più caldo e soleggiato. Lo conferma anche questa giornata dove il sole finalmente a cominciato a splendere.  Tra le belle aree da visitare scegliamo Aberdeen.
E’ tra le più grandi città dell’isola di Hong Kong con oltre 60.000 abitanti  che occupano palazzoni disposti intorno al porto.


Il porto peschereccio è molto attivo e straripa di imbarcazioni e pescherecci: cosa di meglio di un giro in barca?!
Caratteristiche sono i sampan, delle piccole barche di legno con le quali facciamo un bel giro del porto, dopo aver rigorosamente trattato sul prezzo. Quì è la regola: fatti dire la tariffa e non dare più della metà!


Nel prezzo della corsa sembra sia compreso anche la prova del tipico cappello dei guidatori di sampan e qualche minuto di guida dello stesso: Linda ovviamente ci si è divertita un sacco…


Molto particolari anche i ristoranti  galleggianti davanti al quale non resistiamo: ci facciamo fare una foto di famiglia, ricordo di questa bella mattinata di relax finalmente baciati dal sole…


Ripartiamo per il tragitto a ritroso a bordo dei tipici bus a due piani: Linda si fionda subito al piano di sopra e si accaparra i posti in prima fila per un bel viaggio di ritorno tutto panoramico.

Torniamo verso nord e ci perdiamo per le vie di Central tra grattacieli futuristici, centri commerciali griffati, viste mozzafiato, traffico intenso e fiumi di persone. Occupa il cuore della zona finanziaria di Hong Kong e si estende per qualche centinaio di metri in tutte le direzioni dall’omonima stazione metropolitana.
Passiamo, col naso all’insù, sotto l’ International Finance Centre

Il Jardine House, il grattacielo con le finestre ad oblò

e tanti altri esempi del genio umano e di architettura moderna tutta da ammirare quasi con timore…

Nella nostra passeggiata  quasi futurista ci imbattiamo anche in una fiera delle motociclette, molto kich, con case produttrici provenienti da tutto il mondo, anche italiane…


Incrociamo anche  i famosi filobus, retaggio di un passato da colonia inglese, ma anch’essi finiti nel tritatutto commerciale e per questo tristemente griffati…

…ed un gruppo di simpatici operai in pausa pranzo!

E’ ora anche per noi di mangiare e scegliamo di fermarci al giardino botanico, pasteggiando in fretta con una tazzona bollente di noodles in brodo: Linda ovviamente è la più brava con le bacchette; certo, un pò di schizzi quà e là, però la ciotola la svuota lentamente ma inesorabilmente!

Ci prepariamo per la risalita al Victoria Peak: è segnalato come uno dei posti da non perdere. Mio marito scalpita: lo aspetta da tanto! Da quassù, dicono le guide,  si gode di uno dei panorami più spettacolari del mondo: la realtà ne confermerà la fama.

Si erge di 552 m al di sopra di Central. E’ la zona di residenza dell’élite di Hong Kong e tra i motivi per arrivarci, oltre alla vista panoramica, ci sono i sentieri nella foresta e la ripida salita a bordo del fiammante Peak tram. Facciamo oltre un’ora di fila ma lo spettacolo meritava l’attesa.

Si sale al Peak Tower, un’edificio detto a nido d’aquila, ma per le dimensioni esagerate a me è sembrato più un nido di drago! Quì è tutto fuori misura ed io non mi ci sono ancora abituata.
Per uscire e goderti il panorama sei costretto a salire quattro piani di questo edificio, che altro non è che un gigantesco centro commerciale zeppo di negozi di gadget e ristoranti. Un pò scocciati di questi continui inviti all’acquisto ed al perder tempo, tagliamo per le scale mobili e finalmente usciamo fuori.
Intorno al Peak si snoda un suggestivo percorso  circolare di circa un’ora, ombreggiato dalla foresta di antichi alberi (io ho prima sentito e poi visto anche un delizioso scoiattolo hongkonghese 😀 ) e, in alcuni tratti, vedute mozzafiato sulla baia di HK.

Il nostro uomo ha piazzato il cavalletto per le foto e, nonostante quassù inizi presto a fare freschino, non accenna a perdere colpi. Le balconate a disposizione sono dense di visitatori e non accennano a diradarsi. Attenderemo di certo ed in buona compagnia che cali la notte e che si accendano le luci sulla baia di HK: trasformeranno questa diurna vista mozzafiato in uno sfavillante ed emozionante spettacolo notturno.


Dopo ore ad ammirare questo fantastico panorama, riesco a schiodare mio marito, convincendolo che nessun palazzo si muoverà di lì, che le angolazioni le ha già provate tutte riuscendo ad immortalare ogni scorcio e che lo scatto migliore è già in memoria: “amore ho fame! Vogliamo mangiare?!”  Poco convinto dalle mie rassicurazioni, a malinquore ci segue alla ricerca di una vegan cena.
Ci fermiamo al DelìFrance per un’insalata ed un piatto di pasta alle verdure prima di rientrare soddisfatti in hotel…

…con negli occhi e nel cuore un’altra meravigliosa giornata da ricordare…
A presto, con l’ultima parte del reportage 😉

Hong Kong, tutti i colori della città – 1° parte


Eccomi finalmente con il reportage tanto atteso e da più parti reclamato. Chi fa resoconti di viaggi sa quanto sia impegnativo ma allo stesso tempo emozionante tirare le fila di una vacanza e raccontarla con parole ed immagini. Ma è una fatica ben spesa: sembra di ripartire di nuovo, rivedere ogni luogo visitato e rivivere sulla pelle tutte le emozioni vissute. Dopo giorni di lavoro, ecco a voi la nostra Hong Kong, in tre puntate 😀

L’isola di Hong Kong
Non amo particolarmente fare digressioni sulla storia dei luoghi che visito: basta andare in rete e con un click si tirano giù un sacco di informazioni, ma una piccola nota su HK la voglio scrivere, un pò per mia memoria ma soprattutto perchè quando l’ho letta sulla guida che abbiamo utilizzato per il viaggio, mi ha particolarmente colpito e mi ha aiutato a capire molte cose che avrei successivamente visto del luogo, ma se a voi scoccia, passate aventi, non mi offendo 😉
La restituzione alla Cina delle ultime due colonie europee asiatiche (Hong Kong nel 1997 e la vicina Macao nel 1999) ha segnato l’inizio di una nuova era per entrambe le città. Le vestigia dell’epoca coloniale sono ancora ben visibili, tuttavia il vero spirito cinese sta emergendo con forza man mano che queste due regioni cercano di definire la loro identità.
Gli abitanti di HK sono in effetti cinesi al 97%, la lingua dominante è il cantonese ed i legami con la Cina continentale sono sempre stati molto saldi.
Dopo anni di colonialismo, la città si trova oggi nella singolare posizione di isola capitalista soggetta al controllo di uno Stato comunista connotato da una politica relativamente liberale. In epoca coloniale ed ancora oggi, la popolazione di HK non ha mai avuto voce in capitolo riguardo al proprio futuro ed ha concentrato l’attenzione su altre attività, soprattutto sull’accumulo di denaro.
Dall’inizio dell’epoca comunista, la Cina avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote a HK ed il fatto che ciò non sia accaduto, è indice degli enormi benefici finanziari  che quest’isola  procura alla Cina continentale  sotto forma di rapporti commerciali internazionali, investimenti diretti e arricchimento tecnologico.
Con la sua passione per l’economia ed il consumismo, HK vanta la maggiore concentrazione e varietà di negozi e centri commerciali del mondo. Le eccezionali infrastrutture, fra cui la funzionale rete dei trasporti pubblici, gli efficienti uffici turistici e le altre strutture tipiche di una città internazionale, fanno di HK il luogo che permette di avvicinarsi al mondo cinese senza troppi choc.
Con il suo sfaccettato ruolo di centro economico tra i più importanti del Pacifico, depositaria della cultura tradizionale cinese, HK è la città più straordinaria dell’Asia orientale. Il PIL pro capite è più che raddoppiato negli ultimi anni ed oggi è la maggior fonte di investimenti esteri della Repubblica Popolare. Gli alti consumi delle poche centinaia di super ricchi tendono però a mascherare il fatto che la maggior parte degli abitanti lavora tutto il giorno e vive in case piccole ed affollate in una delle aree urbane più densamente popolate al mondo. Nonostante ciò la popolazione della città (7 milioni di abitanti) è in linea di massima raffinata ed istruita a paragone dei cinesi continentali, anche grazie al fatto che la stampa è libera ed attiva.
Il territorio di HK, che si affaccia sul Mare cinese meridionale, comprende una penisola che si protende nel delta del Fiume delle perle a ovest, e una serie di isolette per una superficie totale di 1100 Kmq. La parte principale della regione, cioè il territorio a nord della penisola, è semirurale ed è noto con il nome di Nuovi Territori. La parte sud della penisola, Kowloon, e poco a sud l‘isola di Hong Kong, formano le principali aree urbane. Ci sono inoltre isole esterne, come Lamma e Lantau che vale la pena di visitare per la pace che contrasta con la frenesia del centro di HK! (Tratto da “The Rough guide – La Cina del Sud).

24 Novembre 2011
Il volo è comodo e partiamo a mezzogiorno: un pò di attesa all’ aereoporto di Shanghai e poi si và.


Arriviamo alle 14.30 e l’hotel prenotato si trova  in zona Wan Chai.
Con una guida, la mappa della città ed un pò di senso di orientamento saremo sempre riusciti a spostarci in autonomia. La metropolitana è molto comoda e dopo aver scoperto la Octopus card ricaricabile, con la quale puoi viaggiare in metro, bus e treno, non ci siamo più fermati ed ovviamente i mezzi del luogo li abbiamo provati tutti 🙂
Il tempo è piuttosto grigio ed abbiamo un solo, tardo pomeriggio a disposizione per questa prima giornata.
Decidiamo di gironzolare in queste poche ore per i mercatini notturni ed il  più pittoresco mercato si trova a Temple Street: è il Temple Street Night Market.

HK  è il regno indiscusso dei mercatini e degli acquisti e seppure ce ne siano in giro per il mondo, questi sembrano veramente imbattibili. Vendono qualunque cosa, di ogni  tipo ed in ogni angolo, dai souvenir, alla frutta, dall’antiquariato alle scarpe, dal cibo ai gadget: pensate ad un oggetto qualsiasi e lo troverete. Io ho fatto qualche scatto solo per darvi un’idea della varietà delle proposte, dei colori, delle forme che si susseguivano bancarella dopo bancarella, con luci sparate ed ambulanti che invitano all’acquisto…da far girar la testa!


Temple Street è il più famoso dei mercati notturni: aperto da pomeriggio a notte fonda  è sempre affollatissimo; una lunga via pedonale dove sembra impossibile non acquistare: sarà che eravamo appena arrivati pensando di avere ancora tutto il tempo, sarà per la qualità incerta della merce, metteteci pure che di questa roba cinese abbiamo ormai da mesi pieni gli occhi ed anche un pò casa, sta di fatto che noi ci siamo riusciti!
In ogni angolo ci sono ristorantini a cielo aperto, densi di turisti, con pesce a scelta ed a vista…

Qualche opzione vegetariana la offrono tutti ma noi andiamo a cena all’indiano:
Insalata di cavolo con pomodori e cetrioli (uniche verdure crude che avevano)…

…seguita da riso basmati accompagnato da, partendo da sinistra, Aloo gobi (patate, cavoli e piselli speziati),  Veg Kofta masala (mix di verdure al masala), Aloo Jeera (patate al cumino) ed un classico Dal (zuppa di lenticchie rosse).

Dopo questo assaggio (anche se un pò troppo speziato 😉 ) di HK ce ne torniamo in albergo: Linda tiene il ritmo e speriamo continui a farlo: domani ci aspetta una lunga e ricca giornata!

25 Novembre 2011

Restiamo sulla sponda settentrionale dell’Isola di HK, a ovest di Central scendiamo alla fermata Sheng Wan. Ci imbattiamo per caso in un venditore di frutta che fa anche le spremute! Per il resto dei pasti vedremo ma almeno la nostra prima colazione fruttariana è assicurata!

Risaliamo una delle numerose scalinate, in Ladder St. dove la prima tappa di questa interessante zona è l’antico Tempio taoista di Man Mo di oltre 150 anni.

E’ molto interessante e particolare rispetto agli altri per le spire di incenso che pendono dal soffitto  saturando l’aria di fumo aromatico. E’ molto suggestivo ma dopo un pò bruciano gli occhi ed a qualcuno anche la maglia 😉

Nella stanza accanto c’è un piccolo cimitero dove i fedeli pregano per i loro cari, omaggiandoli di fiori e frutta.

Ci addentriamo poi nel quartiere perlustrando un reticolo di vicoli: Morrison street, Wing Lok street, Queen’s  road, paradiso degli amanti dei cibi secchi e disidratati: si trova dai legumi ai cereali, dalla frutta secca al pesce 🙁 ; riconosci cosa vendono prima dall’odore…


E’ una zona anche caratteristica per la presenza di negozi in cui si vendono gli ingredienti della medicina tradizionale cinese, dal ginseng ai cavallucci marini, anche in confezione regalo; troppa pena, non ce l’ho fatta a fotografarli da vicino…

Cerchiamo anche il Western Market, un segnalato mercato occidentale in un edificio di mattoni rossi degli anni trenta pieno di souvenirs e splendidi negozi di tessuti.


Dopo aver gironzolato per questo quartiere, lasciamo l’isola di HK e risaliamo la  penisola di Kowloon fino a Sha Tin, dove visitiamo il singolare Monastero dei Diecimila Budda. E’ degli anni settanta ma è il più interessante della zona dei Nuovi Territori.
Si sale un sentiero immerso nel verde che conduce al Tempio ed una ripida scalinata fiancheggiata da almeno 500 statue dorate di santi buddhisti.


Il monastero comprende anche una sfarzosa collezione di statue variopinte e sale costruite in economia, la più grande delle quali custodisce circa 13.000 statuine del Buddha.


Vi si trova anche uno spartano ristorante vegetariano e ne abbiamo approfittato…il menù non è molto invitante ma quello che casualmente scegliamo ci piace, soprattutto le verdure saltate con gli anacardi, ma di verdure crude nemmeno l’ombra 🙁

Sulla strada del rientro ci fermiamo a Mongkok, un grande mercato all’aperto che vende di tutto, noto in particolare per gli acquisti elettronici a buon prezzo: una vera istituzione ad Hong Kong ed anche per noi che non siamo patiti dello shopping è comunque un’attrazione da non perdere. Mio marito punta dritto alle macchine digitali, mentre Linda si sofferma sui cellulari… Io ho sulle spalle kili di frutta secca e disidratata coprata prima e non intendo appesantire il mio carico…

Svoltiamo l’angolo e ci imbattiamo nella famosa Nathan road, più ricca di negozi che di mercatini. La via è aperta al traffico, e che traffico c’è di pomeriggio! Così, poco interessati, tagliamo corto e diamo solo un’occhiata.
Si è fatta sera, così scendiamo a Tsim Sha Tsui  dove godiamo di una meravigliosa e sfavillante vista notturna della baia di Hong Kong da Stars of Avenue con i suoi grattacieli svettanti e già illuminati per le imminenti  festività natalizie.

Stars of Avenue
, come dice il nome, ricorda molto da vicino la via delle stelle di Hollywood: una lunga via che costeggia la baia, elegante e colorata, con negozietti, hotel, statue a tema e le impronte lasciate lungo la via da artisti asiatici, su tutti l’attore Jackie Chan, che io non sapevo chi fosse, ma qui è un vero idolo!


La vista della baia di giorno è incredibile ma di notte è davvero senza eguali. Le luci, i suoni, tutto è perfetto e nessun edificio, nessun grattacielo, nessun cartellone pubblicitario è messo lì a caso. Il fine settimana, alle 20.00 in punto, si assiste ad uno spettacolo senza precedenti: i grattacieli vengono chiamati per nome ed essi rispondo illuminandosi a turno, come presentandosi a chi li osserva. Poi inizia uno spettacolo di luci a ritmo di musica da lasciare a bocca aperta. Davvero da non perdere…
Gli occhi non erano mai sazi di tutto quello sfavillio e solo l’aria frizzante della sera ci ha aiutato ad abbandonare la vista sulla baia ed a rientrare…
A presto con la seconda parte 😀 !!

PS. Postando questo articolo stamattina, mi sono accorta che il blog ha superato i 20 mila contatti!! Grazie a tutti :mrgreen: !!!!!

Ancora Shanghai – 2° parte

Di chilometri ne abbiamo già macinati ma non ci vogliamo perdere la straconsigliata  French Concession. Il taxi ci lascia proprio sulla  caratteristica Taikang lu: densa di turisti, soprattutto occidentali, è un caratteristico susseguirsi di bar, ristorantini, gallerie, negozietti. Certo, tutto a misura di acquisto, ma è stato piacevole perdersi tra gli stretti e labirintici vicoli a curiosare e trovare qualcosa di nuovo.

Proseguiamo verso la Shaoxing lu: quì non sembra Shanghai e nemmeno Cina; in pochi metri cambia lo scenario susseguitosi per due giorni lasciando spazio ad una quartiere residenziale, lunghi viali di platani, intervallati da boutique, botteghe artigiane, caffè dove si possono sfogliare libri, pasticcerie.
Siamo gli unici turisti ed incrociamo poche macchine e poche persone. Niente ambulanti urlanti, niente puzzo di tofu fermentato, niente ressa.


E’ una zona all’occidentale e a giudicare dalle case, non è neanche alla portata di tutte le tasche. Tre passi indietro c’è un altro mondo, ma anche questo emisfero  di Shanghai, ci è piaciuto molto.
Fantastico! Troviamo per la prima volta,  anche chi vende le nostre amate centrifughe di frutta e non ce le facciamo scappare per merenda!!

Nonostante l’abbiamo girata a piedi per un paio d’ore, c’è ancora molto da scoprire e curiosare della Concessione Francese, ma il nostro tempo, almeno per questa volta è concluso, ma ci ripromettiamo di tornarci con calma perché il luogo merita ed anche qualche negozietto, soprattutto uno sulla Taojiang lu, ha stimolato il mio lato culinario…


In un negozio di articoli per la cucina, sono come una bimba al toys center che non sa cosa scegliere…

Terzo ed ultimo giorno shanghaiese. Attratti dal paesaggio futurista che si affacciava sul Bund, decidiamo di vederlo più da vicino e ci facciamo portare dall’altra parte del fiume, nel distretto del Pudong.
L’aria è ancora fresca per girare a piedi e, per la felicità di Linda, come premio per due giorni senza troppi capricci, visitiamo  di prima mattina l’acquario di Lujiazui. Due ore di intrattenimento a misura di bambino come immersi tra squali, mante e tartarughe, pesci rari, tropicali e velenosi, coccodrilli, foche e pinguini, le fanno conoscere creature mai viste prima, ma al prezzo della loro libertà…


Per lei è stato divertente ed istruttivo, ma molto meno per gli animali, certamente ben tenuti ma sempre in cattività e lontano dal loro habitat naturale. Interessante, ma non si ripeterà.
All’uscita dell’acquario, siamo  ai piedi di quei grattacieli futuristi ammirati dall’altra sponda: subito accanto troviamo l’Oriental Pearl Tower


Attraverso un ponte pedonale sopraelevato, puntellato dalla bandiera nazionale (nonno Gigi sarebbe impazzito…


…nel veder la nipote sventolarla…!)

… si raggiunge la Jin Mao Tower, dove si trova un hotel esclusivo ed un bar dalla vista mozzafiato. Subito accanto l’ultimo nato, in ordine di costruzione, lo Shanghai World Financial Center, con i suoi 492 metri di altezza, è il grattacielo più alto della città e il terzo al mondo dopo quelli di Dubai e Taipei.
Per la sua forma è stato ribattezzato “il cavatappi”. Eccoli in tutto il loro splendore!

Dominati da  quei giganti di ferro, vetri e specchi, ci sentiamo così piccoli ed inconsistenti, ma quella meraviglia è stata costruita dall’uomo e con questa consapevolezza riguadagniamo qualche centimetro di altezza…
Il verde è maniacalmente curato, non una carta o una cicca per terra: uno splendido biglietto da visita.
Siamo dentro  una cartolina futurista da ammirare tutta col naso all’insù…


La tentazione di salire in cima ad uno qualsiasi di questi giganti è forte, ma non ce ne sarà il tempo. Tornaremo di certo, magari per un tramonto mozzafiato da queste vette…

Pranziamo all’italiano “The kitchen” e dopo le insalate…


… soddisfiamo una improvvisa voglia di pizza, a modo nostro:
con pomodorini, capperi e olive

e con melanzane e funghi porcini

La pizza è proprio buona, ma €16,00 cadauna senza mozzarella ci è sembrato un pò eccessivo. Per carità, stiamo mangiando italiano a Shanghai,  il cameriere  parla in inglese e ci  semplifica non poco l’ordinazione, la vista  sul fiume… nel prezzo credo sia tutto compreso …

Ultima passeggiata prima di rientrare lungo il fiume: ultimi incontri, ultimi giochi, ultimi e già nostalgici scatti al tramonto prima di rientrare dopo tre giorni da non dimenticare…

Shanghai sta mostrando il suo fascino unico a tutto il mondo.  Lo splendore della tradizione e  del classico mixato  allo sviluppo della modernità e degli affari, aggiungono bellezza l’un l’altro, ma non senza far riflettere.
La finanza, il commercio e la vita sociale appaiono in nuove e diversificate forme.
Non si può non restare affascinati dai variegati stili delle costruzioni che costeggiano il Bund, dalle vivaci ed alla moda vie dello shopping, dalla nuova cultura occidental-cinese che si respira, dalla lussuosa ed elegante atmosfera urbana, dalla vista notturna del fiume Huangpu, dalle torri ed i grattacieli che sfidano le altezze, dallo zig-zagare tra i vicoli stretti ed autentici, dalle peculiarità culinarie…tutto questo è Shanghai: cento città in una sola.

Finalmente Shanghai- 1° parte

Da mesi residenti a due ore di macchina e non si era presentata ancora l’occasione di visitarla.
Ma stavolta, complice la festività nazionale (dal 3 al 7 ottobre) che ha lasciato i bimbi a casa per una settimana, il meteo che preannuncia un clima discreto e soprattutto il mio compleanno, ho buttato la proposta alla mia metà. A me sarebbe bastato anche un fine settimana ma, vista l’occasione, abbiamo voluto esagerare: tre giorni pieni e non ci pensiamo più!!
Una cartina, qualche dritta in rete e dagli amici, un albergo già testato da altri e siamo pronti!
Il resto sarà improvvisazione!!
Partenza alla buonora accompagnati dall’autista, arriviamo comodi comodi in albergo.
Ci sistemiamo in una bella camera, luminosa e confortevole con bagno a vista…ma con le tendine elettroniche per un po’ di privacy!

Se non fosse stato per la presenza dell’antigienica moquette (i cinesi la adorano mentre io la detesto!), sarebbe stata perfetta!
Sistemiamo le nostre quattro cose e siamo già fuori.
Shanghai, municipalità sotto la diretta giurisdizione del governo centrale, non è solo il più grande centro economico ed importante porto della Cina, una delle aree metropolitane più popolate al mondo con i suoi abbondanti 20 milioni di abitanti, ma anche una città ricca di storia e di cultura. Ci aspetta così una citta vitale, caotica, contraddittoria e dai mille volti…
L’albergo è a due passi dallo Yuyuan Garden e da lì iniziamo.
E’ una delle parti classiche, non più originale ma ricostruita come tale, della dinastia dei Ming, che si può trovare a Shanghai. Passeggiare sotto le caratteristiche case dai tetti all’insù, attraversare i ponti, specchiarsi nei laghetti ha sempre molto fascino e sarebbe stato anche molto rilassante se…non avessimo avuto tutta questa compagnia!


E fra poco tutti avranno una gran fame! Quindi già in tanti , sono al lavoro per centinaia e centinaia di Dim Sum al vapore, ahi noi, ripieni  di carne…

!!!!!!! Questa non potevo mancarla!!!!!!!!!!

Farsi largo nelle stradine, spingendo il passeggino è stata un po’ una lotta persa in partenza, se non altro perché i cinesi guardano dappertutto fuorché davanti a sé: Linda ha rischiato più volte di trovarsene qualcuno sulle ginocchia!!
Poco male, anche questo è Cina ed i luoghi interessanti vanno condivisi!
In un’ora facciamo pochi metri e visto che si avvicinava l’ora del pranzo per i cinesi (11.30, 12.00), la calca sarebbe aumentata così come gli odori di cucina tra i viottoli, quasi mai allettanti.
In piena mattinata il sole ancora tardava ad uscire. Il meteo ci ha anticipato nubi e freddo per questa giornata e così decidiamo di lasciare le mète a cielo aperto per i giorni seguenti e dirottiamo allo Shanghai Science and Technology Museum, di interesse per i grandi ma soprattutto per i piccoli.

Ce ne accorgiamo all’arrivo: il museo è ovviamente già pieno ed i bambini corrono da un padiglione all’altro eccitati e divertiti. Il museo, neanche a dirlo, è enorme: su tre piani si susseguono spazi dedicati alla rappresentazione della natura, della cultura e della tecnologia. Gli animali del pianeta, dall’elefante al microrganismo, i climi e gli ecosistemi, le esplorazioni, i robots ed il mondo virtuale, l’ecologia, il corpo umano, lo spazio, la luce e l’energia, il tutto a misura di grandi e di piccini con tanti spunti di gioco per  riflettere ed apprendere divertendosi…


L’abbiamo visitato tutto e, su richiesta di Linda, fatto il bis nel padiglione degli animali divisi per continenti.
Sono volate alcune ore ed è ora di andare…
Per la sera avevamo fatto un bel programma: assistere dal vivo ad un spettacolo di arti circensi! Uno
in particolare mi era stato vivamente consigliato dalla mia amica Cristal, l’Era – Intersection of time, sembrava essere il meglio del meglio del genere e lo spettacolo delle 19.30 era perfetto. Il costo del biglietto era più occidentale che allineato agli standard cinesi ma devo dire che ha meritato tutti i Remimbi richiesti! Il teatro è gremito  soprattutto di stranieri e lo spettacolo è veramente degno del suo nome. Purtroppo niente foto, assolutamente vietate dagli organizzatori, per ragioni di sicurezza  e di copyright.
Creative team pluri referenziato, cantante e musica dal vivo, scenografia e coreografie di qualità, artisti di livello, numeri di grande abilità, destrezza, grazia, precisione, forza, equilibrio ma anche patos, tensione e coinvolgimento emotivo. Difficile da descrivere, è solo da vedere!!
Linda non ha battuto ciglio e, se si esclude qualche rara domanda tipo “ma come fa?”, è stata attentissima  e muta durante tutto lo spettacolo…
Con gli occhi ed il cuore pieni di magia riprendiamo il taxi e ce torniamo in albergo certi di aver assistito al più bello spettacolo mai goduto in vita nostra…Che graditissimo regalo di compleanno!!
Ma la nostra Shanghai non era ancora finita!
Il giorno seguente, una splendida giornata di sole ed un cielo insolitamente blu, asseconda i nostri programmi: girare a piedi il cuore della metropoli!
Come sempre siamo mattinieri e questo ci permette di vedere, senza altri turisti addosso, la parte della città più vera, modesta ma dignitosa, la Shanghai Old Street. Incontri cinesi, svegli di buon’ora, pronti per un altro giorno uguale al precedente: costruire palazzi che mai abiteranno, stendere  casualmente i panni, fare buoni acquisti al mercato, preparare o comprare per strada qualcosa da mangiare; tanti gesti quotidiani  a cui assistiamo non senza curiosità…


E, come in ogni altra parte del mondo, accanto a chi lavora, c’è chi si riposa…

Raggiungiamo una Nanjing Rd ancora umanamente percorribile. Cuore glamour e pulsante della città, ricco di negozi più o meno patinati, quì il contrasto con le stradine e le casupole fatiscenti appena lasciate, comincia a farsi stridente…ma anche questo è Shanghai…

Questo segnale non l’avevo mai visto! In effetti quì è’ l’unico modo per non perderseli!!

La percorriamo verso est diretti al Bund,  il lungofiume che costeggia l’Huangpu river e dal quale si ha una vista mozzafiato sulla Shanghai moderna dei grattacieli, della finanza e del lusso, simbolo dell’inarrestabile sviluppo asiatico, che meriterà di essere vista più da vicino.

Sembra lontana di secoli la vecchia città, mentre l’abbiamo appena lasciata alle nostre spalle.
Qui ricominciamo ad essere di nuovo in tanti, ma lo spazio c’è per tutti e la passeggiata è rilassante e particolarmente dedicata alle foto, anche se patinate dalla solita nebbiolina di umidità…

Anche quì, noncuranti dell’abbondante e indiscreto via vai di persone, si incrociano modelle e sposi in azione, che approfittano di questi fantastici sfondi…

Altra mèta classica da non mancare rimanendo in zona, è People’s Park. Ci aspettiamo il classico parco tranquillo e ben curato, dove trovare praticanti del tai chi e giocatori di carte, ma veniamo stupiti da quello che troviamo al suo ingresso…

Centinaia e centinaia di fogli stampati o manoscritti affissi agli alberi, allineati a terra o appesi ai fili uno accanto all’altro, interminabili. Cosa sono? Dopo averli guardati più da vicino, capiamo che si tratta di annunci matrimoniali con i quali i genitori cercano di piazzare i propri figli indicando nome, cognome, peso, altezza ed anche dote. Gli interessati si avvicinano a banchetti improvvisati e spulciano le “offerte” cercando quelle più interessanti…


Grande senso pratico!!
Proseguendo  dentro il parco, troviamo anche quello che ci aspettavamo…

Riusciamo a schivare un infernale luna park stanziale e ci fermiamo un momento in un’area gioco  dove Linda si sgranchisce e si rilassa attratta dalle bolle e da giochi con polveri e colori…

Si è fatta fame e, addentrandoci nel parco,  ci fermiamo al Barbarossa restaurant, accogliente localino vista laghetto.

Un pasto volutamente veloce ma molto gradevole nel cuore del parco, ci rilassa e ci ricarica:
Insalata mista

Crema di piselli e coriandolo

Quartetto di verdure  (in senso orario: pomodori conditi con cipolla e capperi, spinaci al cumino, melanzane saltate e crema di ceci alla paprika) accompagnate da panini caldi e si riparte.

Proseguiamo per  l’attigua People’s Square dove per un pelo non mi perdo Linda che rincorreva, senza avvertire, un palloncino sfuggito di mano, mentre Luca non si accorge di nulla, costantemente metri avanti o metri indietro per l’ennesimo, imperdibile scatto…
Quì la vedete ancora sorridente, prima di vederlo volare via…

Il serpentone umano per entrare allo Shanghai Art Museum ci fa desistere dall’allungare la coda e poi ancora la giornata è così bella per rinchiudersi dentro quattro mura, seppure molto  interessanti.

La giornata prosegue, ma la troverete nel prossimo post! 😉

Pechino 4° parte: Il Tempio del Cielo e Hutong

Oggi è l’ultimo giorno a Pechino e in serata si rientrerà. La giornata quindi si preannuncia più breve, ma sarà anche la più torrida perché oggi il sole picchia come non mai. Decidiamo di visitare il Tempio del Cielo, a sud della Città Proibita, che si rivela uno dei più bei templi mai visti finora.
Il tempio è posto in un grande parco che scopriamo essere frequentato ogni giorno da centina di pechinesi che, sotto la frescura degli alberi, approfittando del tanto spazio a disposizione, praticano le attività fisiche e gli sport più disparati e prettamente orientali. Noi ci fermiamo affascinati ad osservarli e vi mostriamo alcuni gruppi. Ovviamente non abbiamo idea di come si chiamino la maggior parte di queste attività in cinese per cui mi butto:

“Calcio al pennacchio”

“Liscio cinese”

“Soft aerobica”

“Thai chi”

“Thai chi armato”

“Danza con i racchettoni!”

“Danza del nastro” dove anche Linda si cimenta…

Dopo questa affascinate sosta, raggiungiamo lo splendido tempio.
Luca si ostina a comprare l’ennesima inutile piantina (perché mai la consulterà) solo perché gli piaceva com’era fatta! Approfitto almeno per mostrarvela.

Il Tempio del Cielo, costruito nel 1420, costituiva la sede dei sacrifici al cielo e alla terra degli imperatori delle due dinastie Ming e Qing (1368-1911), per invocare il vento, la pioggia e la pace sotto il cielo. L’imperatore della Cina era chiamato “figlio del cielo”, e governando in questa veste il popolo ed il paese, le cerimonie di sacrificio erano una sua prerogativa, negata ai funzionari e popolani.
La parete di cinta sud è rettilinea, a simbolo della terra, mentre quella nord è semicircolare, a simbolo del cielo, una struttura derivante dall’antica concezione cinese del “cielo rotondo e terra quadrata”. Il complesso si suddivide in esterno ed interno. Gli edifici principali si trovano lungo l’asse sud-nord, con nell’ordine da sud a nord l’Altare del cielo, il Tempio del Dio dell’universo e il Tempio della preghiera per il buon raccolto.

L’Altare del cielo è una piattaforma circolare di tre piani, ognuno dei quali circondato da una balaustrata in pietra, che costituiva la zona centrale dei sacrifici imperiali al cielo. Estremamente complessi, questi si tenevano in generale prima dell’alba del solstizio d’inverno (verso il 22 dicembre del calendario lunare), ed erano presieduti dall’imperatore. Per l’occasione venivano appese grandi lanterne rosse davanti all’altare, con all’interno candele alte più di un metro.

Il Tempio del Dio dell’universo, posto a nord dell’altare, è un piccolo edificio circolare ad un piano che normalmente ospitava le tavolette rituali delle cerimonie di sacrificio. Questo è circondato da un muro rotondo, il famoso Muro dell’eco, una struttura straordinaria in quanto se si parla a bassa voce ad una delle estremità, all’altro capo si può udire chiaramente.

Un altro edificio sacrificale è il Tempio della preghiera per il buon raccolto, una grande struttura circolare a tre cornicioni eretta su una terrazza circolare a tre piani. Dal nome si capisce subito che qui l’imperatore pregava per il buon raccolto estivo. L’edificio ha quindi suggestioni che rimandano alla cultura agricola, ad esempio le quattro colonne interne più alte si dice rappresentino la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno. Gli antichi cinesi suddividevano il giorno in 12 periodi, per cui le 12 colonne che sostengono il primo cornicione rappresentano i 12 periodi, mentre le 12 colonne mediane indicano i 12 mesi dell’anno, per un totale di 24 colonne, simbolo dei 24 periodi del calendario lunare.

Nella costruzione del Tempio del Cielo, gli antichi maestri artigiani hanno dato prova di un’abilità impareggiabile, con enormi risultati ad esempio dal punto di vista dei colori degli edifici. Gli edifici imperiali utilizzano per lo più tegole di maiolica gialla, simbolo del potere imperiale, invece negli edifici del Tempio del Cielo gli artigiani hanno utilizzato tegole del colore del cielo, ossia blu, come colore principale. Nel 1998 il Tempio del Cielo è stato inserito nella Lista del Patrimonio Culturale Mondiale.

E ora, tra un tempio e l’altro, qualche scatto in libertà …

Molto soddisfatti dalla rilassante visita della mattinata, dedichiamo le ultime ore a disposizione gironzolando per gli Hutong, cioè nei vicoli della città vecchia, preferendoli senza incertezze ai grattaceli della Pechino moderna ed alla zona commerciale sempre consigliata ai turisti.
“Se non si entra negli Hutong, non si conosce Pechino”, recita un detto. Qui ci siamo sentiti profondamente immersi nella cultura tradizionale di Pechino, nell’atmosfera della vita quotidiana e nel colore più autentico della città…

…anche se ormai anche qui il turismo è l’anima del commercio…

Per questi caratteristici vicoli troviamo anche una perfetta merenda energizzante: un croccante di semi di girasole! Compratone uno per verificarne la commestibilità, lo troviamo invece inaspettatamente ottimo! Torniamo allora sui nostri passi e ne prendiamo uno ciascuno. A Linda non ne è caduta nemmeno una briciola ed ha protestato per averne ancora!
Si è fatta l’ora di salutare Pechino: dopo l’ultima cena al vegan restaurant, recuperiamo i bagagli in hotel e raggiungiamo la stazione per un’altra notte in treno.

Linda si addormenta prima che io riesca a rifargli il letto e si risveglia il mattino solo su nostre insistenti sollecitazioni.
Sono le sette e da subito riprenderemo la routine di tutti i giorni: Luca andrà a lavoro e Linda, fresca e riposata, decide di andare a scuola. Alle 8.30 siamo pronti e puntuali per il pulmino. ..
A me invece restano bagagli e lavatrici, ma anche uno splendido fine settimana da ricordare, condividere e tenere nel cuore!

Pechino 3° parte: il Palazzo d’Estate

Il Palazzo d’estate si trova a una ventina di km dalla città, nella periferia nord-occidentale ed è il luogo dove la Corte veniva a trascorrere il periodo estivo. Fu soprattutto l’imperatore Qianlong che, colpito dalle bellezze della città di Hangzhou, volle riprodurle quì, scegliendo per questo paradiso il nome di “Collina della Longevità”.
Per raggiungere la residenza estiva degli imperatori decidiamo di ritentare con la metropolitana. Oggi è domenica ed il tragitto sotto terra si preannuncia meno affollato di quello incontrato nei giorni lavorativi.
Il percorso è anche facile; così con un solo cambio di linea e una decina di fermate arriviamo a destinazione sempre in buona compagnia di turisti asiatici e non.
La giornata è splendida e più calda di ieri. La residenza è immensa e dalla piantina si capisce che ci sarebbero decine di edifici da visitare, ponti, ingressi, templi, gallerie, isole ed un lungo giro intorno al lago (forse comincio a dare i numeri, ma ho fotografato anche quella!).

Ci rendiamo subito conto che servirà l’intera giornata anche per questa mèta, ma reduci dalla Grande Muraglia di ieri, siamo un po’ stanchini e scegliamo di prendercela con calma della serie: dove arriviamo mettiamo il punto!
Linda senza mezzi termini ci informa che la sua visita sarà rigorosamente a cavallo del passeggino e noi, tenendo conto della recente scarpinata, l’assecondiamo (ce ne fosse stato anche uno per noi!).
La scelta però, per me che la spingevo, si è rivelata infausta, visto che tutto il tragitto era segnato da scale e stradine ciottolose e così procedere è diventata a tratti un’impresa.
Anche questa tenuta è veramente spettacolare e ci ha regalato un’altra splendida giornata, ma se devo essere sincera, non mi ha trasmesso la stessa magia della Città Proibita, pur avendone tutti i presupposti.
Lungo la riva del lago, ai piedi della collina, c’è una galleria in legno, lunga 728 m, coperta e decorata da circa 14.000 pitture che rappresentano paesaggi di Hangzhou, scene mitologiche, episodi della storia cinese. Fu inizialmente costruita durante il regno di Qianlong nel 1750, ma fu distrutta nel 1860 e fatta ricostruire successivamente. La galleria serviva come protezione contro la pioggia e il sole ed è la più lunga passeggiata coperta nei giardini cinesi. I Pechinesi dicono che è così lunga che a un’estremità si possono dire le prime parole d’amore, e fissare la data delle nozze arrivati all’altra estremità!
Ci abbiamo fatto un sacco di foto sotto ma non ho pensato a fotografare il sopra!

La galleria si interrompe a metà per dare accesso alla Collina della Longevità che domina il parco e sul quale sorgono:
– Il Palazzo delle Nuvole Ordinate, dove l’imperatrice Cixi festeggiava i suoi compleanni.

– La Pagoda della Fragranza Buddhista alta 46 m, coronata da quattro tetti e dalla quale si gode una splendida vista sull’intero complesso e sul lago Kunming.

…e molti altri padiglioni, templi, ponti e gallerie in cui ci si può perdere e che ci si fa notte a ricordarli tutti!

Dall’altra parte del lago, troviamo un ponte di 17 arcate lungo 150 m che unisce la terraferma all’isola Nanhu.

All’inizio del ponte c’è un bue di bronzo sul cui dorso è scolpito in rilievo un poema dell’imperatore Qianlong, che ricorda il contributo determinante che questo animale ha avuto nella costruzione di questo lago semiartificiale.

A domani, per l’ultima puntata!

Pechino 2° parte: La Grande muraglia

Famosa come una delle sette meraviglie del mondo, la Grande Muraglia è il maggiore progetto difensivo dell’antichità eretto nel periodo di tempo più lungo. Sulla mappa cinese le sue grandiose mura si estendono per quasi 7000 km. Nel 1987 la Grande Muraglia è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale. L’inizio della costruzione della Grande Muraglia si può far risalire al nono secolo a.C. quando, per difendersi dagli attacchi delle minoranze etniche che vivevano nel nord, i governanti della Cina centrale collegarono le torri di vedetta con muraglie, formando alla fine la Grande Muraglia. Nel 221 a.C., dopo aver unificato la Cina, l’imperatore Qing Shihuang collegò le grandi muraglie costruite dai vari regni, in modo da formare una barriera al confine settentrionale, così da difendersi dagli attacchi delle popolazioni nomadi provenienti dalla Mongolia. Già allora la Grande Muraglia superava i 5000 km.
Dopo la dinastia Qin, la dinastia Han prolungò la Grande Muraglia a 10.000 km. In oltre 2000 anni di storia, i governanti di ogni periodo hanno costruito in varie dimensioni la Grande Muraglia, per una lunghezza totale superiore a 50.000 km. Come un’ opera difensiva, la Grande Muraglia è stata costruita seguendo i pendii dei monti, attraversando deserti, praterie e paludi, con una struttura molto complessa e, tenendo conto della situazione dei terreni, i costruttori hanno adottato diverse modalità.
La Grande Muraglia è realizzata all’esterno con grandi mattoni e lastre di pietra, mentre all’interno si trova della terra e pietre frantumate. Ha un’altezza media di circa 10 m, una larghezza di 6,5 m alla base e 5,5 m alla sommità, e sulla cima potevano passare 4 cavalli affiancati, per facilitare il trasporto delle truppe, del cibo e delle armi. All’interno delle mura ci sono scale di accesso di pietra, per agevolare i passaggi e ad una certa distanza, si trovano torri di segnalazione e fortini che servivano come deposito di armi e cibo, per il riposo dei soldati e come riparo in caso di incursioni nemiche. Venuta meno la funzione militare, la Grande Muraglia continua a stupire ed affascinare per la sua maestosa quanto essenziale e rude bellezza: il suo serpeggiare lungo i monti, ne delinea i profili e puntella le vette con torri e piattaforme, secondo una spettacolare architettura ricca di fascino artistico. Se capitate da queste parti è da non perdere…
Per godercela a pieno e senza tanti pensieri, abbiamo acquistato un pacchetto di servizi personalizzato dalla “Great Wall hiking” che si è occupata di organizzare la giornata: dal prelevamento in hotel con macchina, autista e guida, al raggiungimento del sito prescelto per la scalata, acqua, pranzo e ritorno in hotel in serata.
Giornata lunga, stancante ma unica!
Abbiamo scelto di scalare e percorrere un tratto della Muraglia ( da Simatai a Jinshanling) meno consueto per la maggior parte dei turisti, con lunghi tratti originali ma non proprio semplici. I cinesi amano la comodità e per questo scelgono i siti più vicini, facili e con torrette raggiungibili tramite funivie! Il risultato per noi sarebbe stato deludente: in quei tratti la muraglia è completamente ricostruita e, a tutte le ore del giorno, è talmente affollata che assomiglia al corso di Jesi il giorno del Patrono dove al posto degli sbandieratori ci sono decine di ambulanti che ti accompagnano chiassosi lungo tutto percorso per venderti qualcosa!
Il mattino ci si sveglia alla buon’ora e per le dieci arriviamo al punto di partenza per raggiungere la muraglia e percorrerla. Durata prevista: 3 ore, ma con la bimba al seguito contiamo di mettercene almeno una in più.
Il programma per Linda è un po’ azzardato, ma contando sulla sua attrazione fatale per le scale e arrampicate e avendo come asso nella manica la promessa di un bel premio a fine fatica, siamo ottimisti e ci proviamo.
La giornata che si prospetta è splendida: un inusuale cielo limpido e celeste chiazzato da qualche nuvoletta candida a decorazione dei nostri scatti, ci accompagnerà per tutto il percorso. L’aria pulita e il sole deciso ci da la certezza di un clima piacevole ed azzeccato per l’avventura del giorno. Ci siamo! Creme solari, acqua di scorta e cappello e si sale!
L’avvio non è dei più semplici: si parte con una lunga e ripida salita e Linda a metà già tentenna. Ma è ancora fresca e curiosa di vedere “che c’è lassù” che con qualche canzoncina di accompagnamento e tratti mano nella mano, arriviamo di lì a poco alla prima torre.

Il paesaggio è spettacolare e la vista mozzafiato, l’aria fresca in faccia, il silenzio assoluto ed i pochi altri esploratori presenti, ci fanno sentire fuori dal mondo. Guardate le foto per farvi un’idea…

Dopo questo primo strappo ci aspettano 3 ore di “passeggiata”insieme a Robert, la guida del tour, fatta di salite e discese lungo la muraglia. Passando per tratti originali e sconnessi e altri più comodi perché restaurati o ricostruiti, raggiungiamo le varie torrette di guardia provando ad avvistare qualche mongolo invasore!
Ma gli unici avvistamenti che riusciamo a fare sono di solitari ambulanti riparati all’ombra di ogni torretta che ti aspettano al varco per venderti acqua e drink energy e rari turisti, per lo più non asiatici, che con il fiatone ti salutano con un sofferto e sbrigativo “Hi!”.


Linda tiene il passo, certo, ogni tanto piccole pause per acqua, merenda e qualche incoraggiamento ma, se devo essere sincera, il vero rallentatore del gruppo è stato Luca che ogni pochi metri si fermava per immortalare il paesaggio, scattando ad ogni cambio di curva decine di foto!
D’altronde era questa la sua mèta preferita di Pechino, sopra ogni piazza, storia e tempio e quindi l’ho lasciato fare volentieri così anch’io tiravo il fiato ogni tanto.

Dopo quasi 4 ore faticose ma molto suggestive, raggiungiamo la nostra uscita e visto che la fame cominciava a farsi sentire (era ormai il primo pomeriggio), la vista del ristorante è stata molto gradita. Certo, chiamarlo ristorante sembrava a primo impatto un po’ esagerato (quattro tavoli, bagni esterni, pochi avventori) ma nella sostanza si è rivelato un buon punto di ristoro, soddisfacendo al meglio e con semplicità le nostre “stranezze” in fatto di cibo fresco e vivo.
Dopo aver mangiato con calma e soddisfazione e lasciato giocare Linda con i bimbi del posto, raggiungiamo l’auto e l’autista per il rientro.
Approfittiamo del lungo tragitto in macchina per riposarci: Linda alla seconda curva sviene esausta sulle mie ginocchia e noi ci rilassiamo un po’…
Tornati in albergo cosa c’è di meglio di un bel bagnetto?!

Prima del ristorante ci accorgiamo di avere un po’ di tempo a disposizione. Sappiamo che a pochi minuti a piedi dal nostro hotel si trova il famoso mercatino notturno di Pechino dove si vende lo street food più variegato, strampalato e grottesco della capitale che però, ci hanno detto, meriti per la sua originalità, una nostra visita.
C’è veramente di tutto: si passa da pesce e carne grigliati a preparazioni vegane, da ravioli cinesi a gnocchi coreani, dal mais arrostito al gelato fritto, da freschi ed invitanti spiedini di frutta, a raccapriccianti arrosticini di serpente, scorpioni e stelle marine e tanto altro ancora, tutto allineato in bella mostra in banchetti rumorosi ed illuminati a festa, con venditori insistenti per far provare la propria specialità.
Il mercato è molto affollato, pieno di curiosi, soprattutto turisti, che mangiano in piedi dopo aver scelto la propria prelibatezza. Guardare per credere.

Linda decide di fare un “aperitivo” con il latte di cocco che aveva già conosciuto ed pprezzato ad Hangzhou.
Con tutto quello che c’era, siamo stati fieri della sua scelta tutta naturale! La venditrice sceglie la noce, la afferra e con un colpo di cacciavite la fora, infilandoci una cannuccia colorata: il latte fresco di cocco è servito!

Dopo un paio di giri su e giù per gli stend ce ne andiamo, a dire il vero più nauseati che attirati da cotanta offerta e optiamo per una cena in un vero ristorante…