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Pechino I° parte: la Città Proibita

Visto che con i fine settimana abbiamo iniziato a prenderci gusto, ho proposto alla mia metà di ritentare l’esperienza ma puntando più lontano e per più tempo. Ormai il caldo-umido terrificante tipico dei climi sub-tropicali è alle porte e non avremo avuto molti altri week end liberi da impegni di lavoro e da raffreddori estivi post aria condizionata per organizzarci.
La mia voglia innata di fare e vedere cose nuove nei fine settimana, dopo cinque giorni continuativi a casa tra attività interessanti ma spesso ripetitive, si scontra però frontalmente con il sacrosanto programma di Luca di starsene invece a casa tranquillo, dormire più a lungo e riposare beato. In più una vacanza con me, si trasforma molto spesso in un simil – tour de force, perché facendomi prendere dalle tante attrattive e possibilità offerte dal luogo, cerco di incastrarne il più possibile costringendo però in miei accompagnatori ad estenuanti giri alla scoperta del nuovo.
Luca, che mi conosce ormai da vent’anni (mamma mia quanti ne sono passati!), sa perfettamente in che cosa può trasformarsi una vacanza in famiglia, così si prepara per un fine settimana “intenso”.
Da lui inoltre dipende anche tutta l’organizzazione dell’evento: dalla raccolta di informazioni da colleghi italiani e cinesi per decidere mezzi e mète, biglietti, prenotazioni alberghiere e di tour trip, tutto in lingua inglo – cinese.
Così, reduce da un viaggio di lavoro e da pesanti settimane lavorative, accetta non proprio entusiasta la mia proposta e decidiamo di partire alla volta della capitale della Cina: Beijing, meglio conosciuta come Pechino.
Dai racconti dei colleghi e da altri connazionali conosciuti che l’hanno già visitata, il mezzo che ci viene consigliato perchè più agevole per raggiungerla sembra essere il treno notturno e, con la disponibilità di almeno quattro giorni pieni, avremo avuto la possibilità di vedere diversi punti di interesse della città. Nessun problema invece per gli alberghi: numerosi e per tutte le tasche. Seguiamo così le indicazioni e Luca comincia, nei ritagli di tempo, ad arrabattarsi su internet alla ricerca dei biglietti, albergo ed itinerari interessanti puntando a soluzioni comode e convenienti.
Pochi giorni ed è tutto pronto! Grazie tesoro per avermi, anche questa volta, accontentato! Continuate a leggere, vi porterò con noi, per quattro puntate, in giro per Pechino!

19 Maggio 2011
Dopo una cena anticipata di un’ora, chiudiamo trolley e zaini e con il taxi raggiungiamo la stazione. Linda è elettrizzata e nonostante non abbia riposato nel pomeriggio è ancora piena di energie. Sa che dormiremo in treno e per questa novità non vede l’ora di andare per vedere il suo letto in movimento. Il treno parte alle 22.30 e nonostante l’orario, la stazione è gremita come fosse mezzogiorno: ovunque cinesi che mangiano, bevono, e si trascinano dietro sacchi e scatoloni pieni di non so che. Il treno ultramoderno e ultraveloce è arrivato ed inizia ad imbarcare i passeggeri: si và!
Entriamo carichi nella nostra cuccetta: ognuna ha quattro posti letto così, per garantirci tranquillità e privacy, abbiamo acquistato un posto in più e la cabina è diventata una cameretta pulita e curata tutta per noi. Il quarto posto poi si è rivelato provvidenziale perchè non avremo saputo in quale altro modo sistemare i bagagli, se non approfittando di quel letto in più, visto che lo spazio per muoversi era minimo e consentiva giusto il passaggio.
Il treno parte e per tutti è già ora di provare a dormire: l’arrivo previsto è per le 7 del mattino e ci aspetta una lunga giornata. Rifaccio i letti, ci infiliamo le ciabattine di pezza colorate in dotazione, processione per il bagno, infine pigiama e buona notte. Linda prima di addormentarsi ha voluto vedere un po’ di tv con audio nelle cuffie, ma è durato poco perché dopo cinque minuti già dormiva, cullata dal treno in marcia. Per noi grandi l’addormentamento è stato meno automatico, combattendo tra il gran caldo sotto le coperte ed il freddo dell’aria condizionata che gelava la testa. Sono stata costretta a dormire con il cappello! Ma io non faccio testo, detesto l’aria condizionata e se posso, la evito anche con 40°!
Il viaggio comunque è stato piacevole, il treno pulito, silenzioso e puntuale (nessun paragone con quelli italiani!) ci ha portato a destinazione come da programma: Pechino sei nostra!

20 Maggio
Dalla stazione raggiungiamo la fermata dei taxi: un serpentone umano di decine e decine di metri si snoda davanti a noi con centinaia di persone davanti in attesa di un passaggio a pagamento. I taxi sono tanti ed arrivano in continuazione, ma le persone, asiatiche e non, sono molte, molte di più.
Non avendo la minima voglia di stare ore in piedi, in fila ed ancora assonnati, pensiamo subito ad un cambio di programma: ci hanno detto che Pechino si gira molto bene in metropolitana, così Luca dà un’occhiata alla mappa delle linee e, reputando la cosa fattibile con Linda già in piena attività, i bagagli ed i tre cambi di linea necessari, decidiamo di inaugurarla subito per raggiungere l’albergo.
Lasciamo quella fila di tribolati e cerchiamo mètro e biglietteria. Anche quì in tantissimi davanti alle 4 macchinette funzionanti per il biglietto. Capito subito che non ce la saremo cavata in quattro e quattr’otto optiamo comunque per la subway e attendiamo con pazienza il nostro turno per “dialogare” con il distributore automatico. Per fortuna c’è l’opzione lingua inglese e riusciamo ad avere due tickets per pochi spiccioli, i bimbi non pagano affatto. Raggiungiamo l’ingresso della metropolitana e davanti a noi appare qualcosa di mai visto: un fiume di testoline nere procedono a piccoli passi facendosi trasportare l’uno dall’altro verso l’accesso al treno ancora lontano.
L’impressione è stata quella di entrare in un formicaio dove migliaia di esserini silenziosi e diligenti, si apprestavano a fare qualcosa di quotidiano e routinario: è un giorno lavorativo e nell’orario di punta questa è la normalità! Noi ne rimaniamo sconvolti e incapaci di comprendere come sia possibile vivere ogni giorno così: ammassati uno all’altro, vedendo in ogni momento invaso il proprio spazio personale, ove entrano estranei, cibo, odori e sguardi. Questione di abitudine suppongo.
Ci mettiamo un po’, con Linda sempre a vista per paura di perdercela, ma alla fine usciamo dalla metro e risaliamo in superficie: l’aria è frizzante e dobbiamo aggiungere una maglia addosso. Per fortuna Luca è un segugio e fiutando l’aria arriviamo in breve al Jade Garden Hotel.
Tiriamo un attimo il fiato, lasciamo le nostre cose e ci prepariamo per uscire subito, non proprio riposatissimi ma con la voglia di sfruttare ogni minuto a disposizione. Le cose da fare e vedere sono tantissime, così siamo costretti a fare una scelta puntando alle mete storiche e irrinunciabili della capitale.
La posizione dell’albergo è strategica: si trova in pieno centro e in 10 minuti a piedi siamo nel cuore della città, nella famosa Piazza Tiananmen, uno spazio dal potente significato simbolico.
Tienanmen è da secoli il luogo sacrale del potere cinese. Posta all’ingresso della Città Proibita dove viveva l’imperatore è ricordata dai più per le proteste studentesche ed operaie del giugno 1989 verso il regime, finite nel sangue.
Linda avrebbe di che sfogarsi nella sua maniacale di raggiungere tutto correndo ma è stanchina e si rintana nel passeggino facendosi spingere pigramente dalla mamma!

Percorrendo tutta la piazza raggiungiamo l’ingresso della Città Proibita le cui dimensioni richiedono, per una visita accurata, tutto il resto della giornata e noi gliel’abbiamo dedicata.

E’ un complesso di edifici splendido, imponente e misterioso, perla dell’antica architettura cinese nonché il maggiore e meglio conservata struttura di antichi edifici in legno del mondo, inserita nel 1987 nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale. Costruita in 14 anni dal 1406 per ordine del secondo imperatore Ming Zhu Di, è stata per 500 anni, fino alla caduta della dinastia Qing nel 1911, luogo di vita e di governo di 24 imperatori che si susseguirono nei decenni. L’enormità delle dimensioni, la bellezza dello stile, lo splendore dell’architettura sono rari al mondo. Il complesso occupa 720.000 mq, con una lunghezza sud-nord di 1000 metri ed un’ampiezza est-ovest di 800 metri, ed è circondato ai quattro lati da mura alte più di 10 metri e da un canale di protezione ampio più di 50. la Città Proibita è stata edificata tenendo conto del rigoroso sistema rituale, i criteri politici e lo spirito etico delle dinastie feudali, e la struttura generale, le dimensioni, le forme degli edifici, i colori delle decorazioni e l’arredamento esprimono tutti l’imponente potere imperiale ed il rigido sistema gerarchico. Questa giornata un pò grigia non le rende giustizia…

Sulla strada del ritorno ci soffermiamo a guardare, sistemati lungo il marciapiede, gruppetti di persone presi da giochi di strategia …

Rientriamo nel tardo pomeriggio in hotel per poi uscire per la cena.
Abbiamo dietro un po’ di indirizzi di ristoranti vegani scaricati dal sito “Happy Cow”. A Pechino sono piuttosto numerosi rispetto alla media delle altre città cinesi; questo si spiega perchè quì sono prevalentemente buddisti e quindi la scelta vegetariana e vegan è molto diffusa perchè in linea con questo credo religioso.
Scegliamo un po’ a caso ma troviamo con sorpresa un locale accogliente e ben curato e, in compagnia di asiatici e non, consumiamo un buon pasto vegano. Certo, non mangi come a casa, ma è decisamente passabile e per meno di 10 euro a persona. Linda, come al solito, fa subito conoscenza con il personale di servizio che, inconsapevoli di quanto lei possa diventare invadente con troppo spago aggiunto, assecondano con sorrisi e cannucce colorate la sua intraprendenza, riuscendo così a trovarsela tra i piedi ad ogni passo fino alla fine della serata. Nonostante i nostri continui richiami all’ordine, lei li pedina senza sosta fino alla nostra partenza. Rientriamo presto, ancora un po’ frastornati per il viaggio e la giornata a zonzo ma pronti per domani: ci aspetta la Grande Muraglia!

La Collina della Tigre


Il primo Maggio, reduci dal precedente fine settimana fuori porta per Pasqua, non avevamo intenzione di programmare granchè ma di riposarci. Complice un’altra bella giornata primaverile, abbiamo deciso di visitare un’altra meta turistica di Suzhou, nonché prima attrazione dell’area e simbolo della città: il parco della Collina della Tigre.
Il taxi ci lascia un pò fuori mano così dobbiamo fare un tratto di strada a piedi…

Lungo la strada vendono di tutto, dalla frutta…

…agli animali…

Considerato il più bel paesaggio nel cuore dello Stato di Wu, la collina, a 4 Km dalla città, è uno dei più antichi giardini della Cina ed ha una storia di oltre 2.500 anni. Si sale sulla collina della Tigre che la tradizione vuole costruita 2500 anni fa dal figlio del re He Lu, del regno di Wu, che era morto nel 473 a.C., ucciso con una freccia dal re di Yue, nel periodo denominato delle Primavere e degli Autunni. Il corpo del re fu sotterrato sotto la collina, ma la tomba non è stata mai trovata. Secondo una leggenda, dopo la sua sepoltura, una tigre bianca venne ad accucciarsi per tre giorni come per sorvegliarla, da cui il nome.

L’ingresso del parco ci accoglie con mille colori…


…e profumi: questo è uno zucchero caramellato molto artistico…


Dopo un bel tratto in salita raggiungiamo il cuore del parco.


Quì si risparmia sui pannolini…

Sulla sommità della collina sorge la Pagoda Yunyan a pianta esagonale costruita nel 961 d.C. che, per il cedimento del terreno, nel corso dei secoli si è inclinata in modo sensibile. E’ per questo che è conosciuta come “la torre di Pisa dell’Est”. Al suo interno sono state scoperte diverse testimonianze antiche come monete, testi buddhisti, statuette di Buddha. In origine la pagoda aveva 6 piani, ma nel XVII secolo fu aggiunto un piano ed una cuspide e la sua altezza complessiva è di 46 m. Recentemente sono state rinforzate le fondazioni per bloccare i cedimenti, ma è rimasta sempre chiusa al pubblico. Oltre alla leggenda della tigre, altre sono state associate a molte pietre del luogo. Una pietra spaccata è quella che il re di Wu ha diviso provando la sua spada. Un’altra pietra è detta il “cuscino del monaco” perché vi si riposò un monaco famoso. Una terza pietra di grandi dimensioni con strane macchie rosse, che si evidenziano con la pioggia, ricorda il sangue di 1000 uomini uccisi, dopo aver costruito la tomba del re, per non rivelarne il segreto.

Una sezione del parco, è dedicata ad una collezione detta dei 10.000 Bonsai. Vi sono diversi esemplari datati, come un cipresso di 700 anni, che è il più vecchio del giardino, ed un altro di 400 anni.
L’arte dei bonsai ha origine in Cina dove è documentata dal VI secolo e diventò molto popolare dall’epoca Ming. L’ideogramma cinese “pun-sai” significa “piante in vaso” e l’ideogramma giapponese bon-sai ha un significato simile. In Giappone la tecnica arrivò portatavi dai monaci buddisti ed è documentata dal XIII secolo.


Al prossimo trip!

Pasqua ad Hangzhou


Continuando a godere di una temperatura mite e piacevole, nella speranza di riuscire a fare e vedere più cose possibili prima che il caldo umido subtropicale domini le nostre giornate, vagliando qualche consiglio locale e della rete, abbiamo deciso di regalarci il nostro primo fine settimana da turisti.
Un famoso poeta cinese diceva “In cielo vi è il paradiso e sulla terra ci sono Suzhou e Hangzhou” quindi, essendo già a Suzhou, abbiamo inaugurato il periodo primaverile facendo una bella gita  di 3 giorni ad Hanzhou città splendida e  molto famosa per la bellezza dei suoi paesaggi e dei molti monumenti e musei da visitare.
Sveglia alla buonora per finire di preparare le ultime cose e infilarle nel trolley, presi un po’ di viveri per la tipica fame improvvisa dei bimbi in viaggio, si parte! Per spostarci abbiamo scelto il treno e che treno! Abbiamo viaggiato sul mezzo a rotaia più veloce al mondo! I treni in questione raggiungono una velocità massima di 416 km/h, anche se in servizio non superano i 350 km/h. Abbiamo percorso circa 300 km  in poco più di un’ora e mezzo, tra l’altro in confortevoli posti i prima classe per meno di 12 euro. Linda, sulla sua poltrona rossa, ha subito reclamato la merenda (ecco la fame improvvisa) …

per poi realizzare nuovi disegni sul tavolinetto di servizio. Occhi curiosi fuori dal finestrino e siamo già arrivati.
Avevamo prenotato un’hotel vicino la stazione ferroviaria perché quelli vicino al famoso lago oggetto di visita erano tutti occupati, ma direi che è risultata una sistemazione molto comoda sia per l’arrivo che per la partenza, perché lo abbiamo raggiunto a piedi in pochi minuti. Nonostante avessimo espressamente chiesto una camera per non fumatori, non sembrava proprio esserlo, ma tutto sommato il Redstar Culture Hotel ci ha fatto il suo servizio.
Arrivati a destinazione  e sistemate le nostre  cose consumiamo il nostro pranzo per poi raggiungere  il lago dell’ovest, dove abbiamo trascorso il pomeriggio.

Generato, secondo la leggenda, dalla caduta di una perla della via lattea, il West Lake è citato in molti testi di poeti cinesi come prototipo di bellezza paesaggistica., ha un perimetro di circa 12 km ed un’estensione di 5,6 km². E’ talmente piacevole che sarebbe stato bello percorrere tutto il suo perimetro, per i bellissimi scorci che regala ad ogni angolo, ma nonostante gli avessimo destinato un giorno e mezzo, non è bastato!
Il Lago dell’Ovest è circondato ai tre lati dai monti, è poco profondo, in media 1,8 m e la sua superficie in forma ovale è di 6 chilometri quadrati e la lunghezza totale delle sue rive è di 15 chilometri. E’ suddiviso in tre porzioni da due dighe che servono a regolare l’afflusso delle acque provenienti dalle colline circostanti: la diga a nord si chiama Baidi, che parte dalla riva di nord-est e arriva sull’Isola Gushan, mentre quella ad ovest si chiama Sudi e divide il lago da nord a sud. La prima si può percorrere anche in auto, mentre la seconda solo a piedi o in bicicletta.
Nel lago vi sono 4 isole. La più importante si chiama Gushan (Collina Solitaria), sulla quale si trova “il Padiglione per Ammirare il Lago” che fu costruito nel 1699 per l’imperatore Kangxi per poter ammirare il paesaggio. Nella parte meridionale del lago vi è la Piccola Isola delle Fate, isola artificiale, realizzata con terra dragata dal lago stesso nel 1607. E’ a forma di atollo ed al suo interno c’è un piccolo lago, a questo riguardo c’è un detto cinese: “nel lago c’è un’isola, nell’isola c’è un lago”.

La sera stanchi ma soddisfatti, abbiamo cenato in un ristorante vegano: abbiamo penato un po’ per far capire che volevamo iniziare il pasto con della verdura fresca ma alla fine, tra gesti e un po’ d’inglese, ci siamo capiti. Niente di speciale (era vegano ma pur sempre cinese!) ma tutto sommato è stato un pasto piacevole tant’è che la sera successiva abbiamo fatto il bis.
Tornando a piedi in hotel si rimane stupiti dai tanti negozi di frutta  che si incontrano ad ogni angolo ed aperti dal mattino fino a sera tardi! Poi per puro caso ci siamo imbattuti su una via ricca di chiochetti co souvenirs, artisti di strada ed artigiani e ci siamo uniti alla folla…

Il giorno seguente è stata la volta del Ling Yin Temple, ossia il Tempio del Ritiro Spirituale che si trova nella parte sud-orientale della città. La leggenda narra che un monaco proveniente dall’India, Hui Li, si soffermò in questo punto ad ammirare la bellezza della natura. Il luogo era così tranquillo che Hui Li pensò che fosse la dimora degli dei immortali. Decise allora di costruire un tempio per venerarli ed è così che sarebbe nato il  Ling Yin Temple.
Situato un paio di chilometri ad ovest del lago di Hangzhou, il Tempio di Ling Yin è stato costruito nel V secolo d.C. ed ha subito una serie di ampliamenti nei secoli successivi. Nel X secolo è quindi diventato uno dei templi buddisti più importanti di tutta la Cina ed è arrivato a contare decine di edifici e di padiglioni, con diverse centinaia di stanze in cui vivevano circa 3.000 monaci. Nel corso dei secoli però  il Tempio di Ling Yin ha assunto dimensioni più modeste, a causa di una serie di guerre e di distruzioni. Il tempio, in ogni caso, è riuscito a passare indenne il periodo della Rivoluzione Culturale ed è stato sottoposto ad un ampio restauro a partire dal 1974.
Il cortile d’entrata straborda di visitatori e la maggior parte provengono da ogni parte della Cina e  da vari paesi dell’Asia sud-orientale.

Nella prima sala del tempio si è accolti da una statua del Buddha che ride.

Si prosegue dunque verso la parte posteriore del complesso, dove vi sono una serie di padiglioni di epoche differenti, oltre ad un ristorante che serve esclusivamente piatti vegetariani.


La mèta si è prestata moltissimo all’attitudine a “scalare” di Linda: se per fare 10 metri pieni si lamenta continuamente, non ha esitato a fare salite e centinaia e centinaia di gradini ininterrottamente e sempre precedendoci.
E’ stato interessante vedere i fedeli pregare e ringraziare, in modo semplice ed introspettivo e soprattutto che ci riuscissero in mezzo a quella bolgia di persone.  Come segno di ringraziamento e buon auspicio, sugli altari vengono lasciate delle offerte e frutta fresca.
Anche Linda ha voluto pregare: comprati chi incensi ha fatto gli inchini insieme ai veri fedeli e “pregato” coinvolgendo anche me. Mi ha detto di aver chiesto a Budda di farla diventare più ubbidiente! Speriamo che la ascolti!!

 

Presso il Tempio si erge il Monte Feilai, per cui presentando il Tempio non si può non parlare del monte. Il nome Feilai è collegato alla leggenda di un monaco che aveva rapito una sposa novella che vi racconto brevemente. Jigong era un famoso monaco della Cina Antica datosi alla vita religiosa nel Tempio e, come un vero santo, ovunque andasse, alleviava i dolori della gente e apportava felicità. Si dice che Jigong fosse anche veggente: infatti un giorno, predisse che un monte stava per arrivare da lontano. Temendo che il monte volante potesse schiacciare i contadini, entrò in un villaggio per esortarli a fuggire. Ma poiché i contadini sapevano che Jigong amava scherzare, nessuno credette alle sue parole, pensando fosse un presa in giro. Sentendo che il monte stava per arrivare, il monaco si precipitò in una casa dove si stava festeggiando un matrimonio e rapì la sposa novella. I contadini  presero a inseguirlo ma durante il cammino, il cielo si coprì e cominciò a tirare un forte vento, quindi con un rombo, un monte volò davanti al Tempio di Ling Yin, ricoprendo l’intero villaggio. Allora, i contadini capirono che l’atto di Jigong mirava a salvarli, per cui chiamarono il monte ‘Feilai’ che significa ‘arrivare volando’. Poichè il monte Feilai si trovava accanto al Tempio, i monaci temevano che rivolasse via, per cui scolpirono numerose statue di Buddha per fissarlo ed impedirgli di andarsene e far del male alla gente.
Il monte Feilai in realtà è alto solo 168 metri, tuttavia ospita numerose rocce, grotte e fitte foreste. Si può dire che ad ogni passo si incontra un panorama diverso ed i turisti hanno l’impressione di viaggiare in un grande bonsai.
Come dicevo, sul monte si ergono, scolpite nella roccia, oltre 300 statue  di buddha  delle 5 dinastie Song e Yuan e costituiscono un tesoro d’arte rupestre, molto raro nella parte meridionale del paese.

Tra le statue la più amata dalla gente è un Maitreya sorridente con un enorme ventre rotondo. Scolpita durante la dinastia Song, la statua ha più di mille anni di storia ed è affiancata ai due lati da 18 arhat o santi discepoli.

Guardando dal monte si vede il tempio immerso nel verde e nella bruma e se ne ricava un’impressione di grande pace ed armonia.

La giornata è stata veramente magnifica anche se il finale è stato tragicomico! Ci eravamo già accorti che trovare un taxi per gli spostamenti non era cosa facile. Per l’andata non abbiamo trovato particolari difficoltà ma per il ritorno è stata mission impossibile! Fuori dal tempio c’erano fermi un sacco di taxi e ci siamo detti: “stavolta nessun problema”! Ma quando è stato il momento di prenderne uno, ci siamo accorti che errano tutti prenotati. Nessun  taxi disponibile a vista d’occhio. Quindi stanchi per la giornata intensa e con Linda in braccio perché crollata dal sonno dopo tanto correre ed arrampicarsi, ci siamo incamminati alla ricerca di una soluzione per tornare indietro!
Un tassista, gentile ma ovviamente indisponibile per il viaggio di ritorno, ci indica la fermata degli autobus!! Senza altre alternative la raggiungiamo e cerchiamo di capire dai cartelli quale dei tanti bus ci avrebbe riportato in albergo, o almeno nei pressi! La fortuna vuole che qualche via fosse scritta anche in inglese: Luca riconosce una strada che avrebbe potuto fare al caso nostro e saliamo io con Linda in braccio svenuta dalla stanchezza ed ignara di tutto. “Che Budda ce la mandi buona”- ci siamo detti! Facciamo i biglietti a bordo pagando 3 RMB a testa (praticamente niente, meno di 40 centesimi a testa) ed i bimbi sono gratis. L’autobus, comodo e pulito, dal percorso che inizia a fare sembra essere quello giusto. Intanto Linda continua a dormire purtroppo scomodissima.
Dopo circa mezz’ora  arriviamo “a destinazione” ma scendiamo troppo presto, così dobbiamo farci ancora un bel tratto a piedi. I taxi ovviamente sono tutti pieni e non si fermano e Linda continua a dormire sulle mie braccia! Miracolosamente un taxi si ferma e vista ormai l’ora, ci facciamo portare al ristorante, ma ormai la fatica l’avevamo fatta!! Cotti e affamatissimi ci godiamo l’ultima cena veg ad Hangzhou.
L’ultimo giorno di vacanza l’abbiamo ridestinato ad un bel giro del lago. Prima è stata la volta della Leifeng Tower, una pagoda ricostruita dalla quale cima si sarebbe potuto vedere il lago e la città di Hangzhou in tutto il suo splendore, se la l’umidità del lago non ce li avesse appannati.

Poi abbiamo  percorso il lungo canale pedonale e per finire ci siamo concessi, per la gioia di Linda, un turisticissimo giretto in barca. Ovviamente lei alla fine non voleva scendere!

Il Giardino dell’Amministratore Umile

Complice un tiepido sole, ci siamo regalati una bellissima giornata, se si esclude la fregatura che ci ha rifilato il tassista che, per non portarci a destinazione, ci ha chiesto 50 RMB. Non è per la cifra in sé, che rimane sempre modesta, ma per la presa in giro che non ci saremo aspettati. La beffa l’abbiamo ovviamente scoperta al ritorno, perché il secondo tassista ci ha messo molto meno tempo per portarci a casa e per meno della metà. Inconvenienti dei turisti fai da te!
Ora, prima delle foto, vi racconto un po’ di storia e di curiosità sulla nostra mèta!
Suzhou è famosa per i suoi giardini. Durante il suo periodo di maggior splendore, vissuto sotto la dinastia Ming (1368-1644), ne contava 271. Negli anni ’80 del secolo scorso, c’erano ancora 69 giardini, 17 dei quali sono aperti al pubblico.
La loro fama risiede nella sapiente fusione di elementi naturali e artificiali. L’acqua è l’elemento principale attorno al quale viene costruito uno scenario fantastico fatto di rocce e vegetazione a imitazione della natura nel quale si inseriscono armoniosamente ponti, percorsi, padiglioni e altri edifici. La bellezza dei giardini di Suzhou risiede nella geniale soluzione di ricreare in un tessuto urbano le caratteristiche di una tenuta di campagna circondata da monti e foreste e, con l’abile uso fatto dagli architetti dell’epoca di finestre e porte che si aprono nei muri, ad ogni sguardo, prendono vita scenari sempre nuovi e diversi.
Situato nella parte settentrionale di Suzhou, il Giardino dell’Umile Amministratore, copre un’area di cinque ettari (forse non era poi così tanto umile!?) ed è il più grande dei giardini in stile classico della città ed è il primo che abbiamo visitato. I suoi spazi offrono un’unione armoniosa tra gli elementi della natura, come laghi, colline e formazioni rocciose, e gli elementi costruiti dall’uomo, come pagode, ponti e padiglioni.
Quello dell’Umile Amministratore è uno dei massimi esempi di giardino cinese. Noi ci abbiamo provato a visitarlo con calma e cercando di evitare le ore di punta, ma purtroppo questo è un luogo sempre affollato di turisti. (ma qual è il posto che non è pieno di gente, soprattutto di taaaaanti cinesi?!) Del resto lo scopo del giardino cinese in passato, era proprio quello di offrire pace e tranquillità ai suoi ospiti. Anche quello dell’Umile Amministratore fu costruito con questo obiettivo.
Ad allestirlo fu un burocrate della dinastia dei Ming, Wang Xianchen, che decise di creare, nei primi anni del Cinquecento, un ambiente rilassato in cui trascorrere la vecchiaia. Occorsero ben 16 anni prima che lo vedesse finito. Il suo idiota figlio, invece, lo perse al gioco in 5 minuti e venne acquistato dal pittore Wen Shenming, che ne curò ulteriori abbellimenti.
Il Giardino dell’Umile Amministratore è diviso in tre aree, che si uniscono tra di loro in modo armonioso. Si entra dalla porta orientale e quasi immediatamente ci si ritrova immersi in un ambiente di canne di bambù e di pini. Proseguendo si arriva alla parte centrale del giardino, che è certamente la più bella ed è il cuore del complesso. Un terzo di quest’area è coperta dall’acqua e la visita si snoda tra canali, laghetti ed isole artificiali.

…ha preso la brutta abitudine cinese quella di fare la “V” ad ogni scatto…

Anche Linda sembra far parte delle meraviglie del giardino da fotografare e non ne è affatto dispiaciuta!

Il babbo non ne è entusiasta…

I fiori presi d’assalto invece non possono protestare…


Nella parte occidentale del parco c’è un interessante giardino di bonsai, in cui ci si può fare un’idea su questa antica tecnica cinese di giardinaggio.


All’uscita dal giardino, nel tardo pomeriggio, abbiamo imboccato la strada di casa passando per la caratteristica Ping Jiang Road, un stradina stretta e costeggiata dai caratteristici canali dove scorrono battelli carichi di turisti.


Ecco Linda in mezzo alla “gioventù” cinese…


A presto!