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Tongli portrait

A due mesi dal rimpatrio (ed a pochi giorni dal mio compleanno…) mi regalo  un salto indietro, ripercorrendo il viaggetto che ha messo un punto al nostro peregrinare nel celeste impero.
Erano gli  ultimi fine settimana in terra cinese e ancora tante, tantissime cose ci sarebbero state ancora da vedere anche nell’arco di pochi chilometri: vi mostro quello che abbiamo scelto come ultima tappa…

Il caldo opprimente  peggiora giorno per giorno togliendo la voglia di parlare anche a Linda, il che è tutto un dire…
Però ce ne facciamo una ragione, non possiamo chiuderci in casa in attesa del volo di rientro rimpiangendo il non visto. “E perchè no?” Tenta l’affondo il mio pigro marito sperando in un week and in ciabatte…”Perchè no!” Sentenzio  maturamente 😉
Così, pure senza una palese unanimità, continuiamo insieme a conoscere i dintorni di Suzhou.
Oggi vi portiamo a Tongli, a 23 km da casa nostra, è un meraviglioso esempio di città sull’acqua: ogni casa dà su un canale e, puntellata da 49 ponti di pietra, ci si sposta quasi esclusivamente in barca.

La via principale di Tongli è diventata molto turistica, con bancarelle e ristoranti  discreti anche se in sequenza continua, ma dirigendosi verso i vicoletti secondari si scoprono canali che scorrono in un paesaggio fatto di ponti imponenti, alberi frondosi, anziani a passeggio, ricamatrici a lavoro e bimbi in cerca di compagnia…

Ci addentriamo nei numerosi giardini che grazie alla giornata grigetta (unico e solo vantaggio) non sono particolarmente affollati dalle solite, eccessive e  rumorose comitive; il più bello è il Tuisi Yuan, un giardino della tarda epoca Quing che ricorda vagamente la fattura di quelli suzhouesi ed oggi annoverato tra i siti protetti dall’Unesco.

Tanto per non farci mancare niente inizia anche a scendere una pioggerella fastidiosa 🙁 Cerchiamo riparo  tra le stradine, i padiglioni, sotto gli archi e le porte scovando qualche simpatico amico Tongliese…

…per poi prestarci al nostro fotografo preferito,  in questa cornice inaspettatamente adatta ai ritratti semi seri che, vista la mancanza di alternative,  proviamo a regalarci…

Dopo un bel bicchiere di castagne d’acqua a merenda, un  temporale a sorpresa con annesso brusco calo di temperatura ci ha costretti a proseguire la visita maniche lunghe addosso e sandali fradici, sotto tre ombrelli nuovi, acquistati al volo, ovviamente made in China!
Oh! Sarà mio marito che porta sfiga?! 😆

 

 

 

Zaijian China! Precius moments…

“Siamo alla frutta!”
Nessun altro detto poteva calzare meglio per descrivere l’epilogo della nostra grande avventura asiatica, anche se ormai, da un bel pò, noi la frutta la mangiamo a volontà, ma lontano dai pasti! 😉
E’ tempo di scrivere le ultime righe di questa storia e come nei migliori libri di avventura, sarà un finale scoppiettante, o almeno lo spero  e che darà inizio ad un nuovo racconto.
Sì certo, torneremo allo stesso luogo, ma non riprenderemo da dove avremo lasciato, perchè comunque tutto sarà diverso, noi saremo diversi.
Non so se riuscirò a scrivere un post di bilanci e considerazioni, non sarà facile includere tutto in modo razionale ed organico, troppo trasportata  dall’emozione in questo momento di transizione per vedere e raccontare le cose chiaramente: saranno solo i  flash che ora passano davanti ai miei occhi a mostrarsi ai vostri, in un caleidoscopio di immagini, colori, profumi e sensazioni vissute intensamente.
Quest’ultima partenza senza biglietto di ritorno non può non includere una lista semi seria, rigorosamente in ordine sparso e più o meno illustrata, di quanto mi mancherà o non mi mancherà della nostra Cina…io ci provo consapevole delle decine di items che resteranno fuori e di quanti me ne torneranno in mente, quando seduta nuovamente sul divano di casa mia, rileggerò questo post…

I won’t miss list:
–    l’acqua non potabile del rubinetto, che mi ha costretto ogni giorno a sciacquare e certosinamente asciugare tutte le verdure crude, arginare per qualche tempo questa mia fatica con una centrifuga cinese, per poi ritornare alla solita solfa quotidiana vista la sua breve vita…
–    osservare i cinesi continuamente armeggiare  con cellulari e  i-pod: li portano sempre con loro e spesso non li infilano neanche in borsa o nella tasca dei pantaloni, ma li tengono in mano come se fosse un’appendice imprescindibile di se stessi. So che arrivano a risparmiare per mesi pur di avere l’agognato oggetto del desiderio, e per l’ultimo uscito sono disposti a sborsare anche una cifra che è 7,8 volte il loro stipendio mensile, per ritrovarsi a debito estinto con un modello già obsoleto e nuovi apparecchi con ultra mega funzioni che vanno per la maggiore. E allora via a risparmiare per altri mesi di fila, in un circolo vizioso che si morde la coda e sarebbe anche risibile, se non fosse un po’ patetico…
–    vederli mangiare tutto quello che ha quattro gambe esclusi tavoli e sedie, ha le ali ma non è un aeroplano e si muove ma non è una bicicletta… Ma almeno loro, a differenza degli occidentali non fanno differenze tra un animale e l’altro: non c’è quello da coccole, da compagnia, da circo, da esibizione ma tutto è cibo; certamente non lo condivido ma almeno ci ritrovo maggior coerenza…
–    che i fuochi di artificio e mortaretti li abbiano inventati i cinesi lo sanno tutti, ma quanto uso ne facciano quotidianamente, ad ogni ora del giorno e della notte, in ogni angolo ed in ogni dove, può saperlo solo chi in Cina ci ha abitato per un po’…
–    vestiti, gadget, accessori e tarocchi cinesi: saremo forse gli unici espatriati a non aver frequentato il mercatino shanghaiese per dei favolosi affari! Per carità, ci saremo persi una simpatica parentesi di acquisti ma qualunque cifra tu spenda in bottegucce e bancarelle, seppur irrisoria, è davvero buttata perché tutto si scolora, si rompe si scuce nell’arco di qualche giornata. Sempre più sicura, per chi come noi si affeziona alle cose e le ammucchia finche tengono le ante dell’armadio, che chi più spende meno spende, soprattutto in Cina;
–    e poi ancora non mi mancherà il cielo bianco da neve anche in estate, l’incredibile umidità, la stagione delle piogge,  i rumorosi sputi a terra di signori e signore, i tanfo del tofu fermentato, i tre diversi rubinetti dell’acqua di casa, di cui nessuna veramente potabile, fare le acrobazie in bagno per ovviare all’assenza del bidet, i prezzi approfittatori dei generi alimentari importati, i gambaletti di nylon dentro i sandali ed i calzetti bianchi dentro le scarpe alla Mary Poppins, le unghie  lunghe dei mignoli per un’accurata pulizia degli interstizi dentali, i tassisti spericolati, il continuo clacsonare delle auto solo per avvertire che stanno transitando, gli automobilisti che non si fermano per far passare i pedoni neanche sulle strisce pedonali, il rosso che non è rosso per chi svolta a destra, veder sparire aree verdi per far spazio a rumorosi cantieri per grattacieli che rimarranno semivuoti, l’aria condizionata a manetta nei luoghi pubblici, la censura internet, le flotte di zanzare operative 9 mesi l’anno, la calca e le  interminabili file alle casse dell’Auchan…

I will miss list:
– i bimbi piccoli con i classici pantaloni larghi con lo squarcio verticale di dietro, a lasciar fuoriuscire  le sode chiappetine non appena si chinano. Ottima idea ecologista ho subito pensato e presto i pargoli imparano a non bagnare i pantaloni, anche se mi sono chiesta molte volte, guardandoli, se fosse poi così igienico sedersi a sederino nudo e pisellino di fuori su terra o più spesso cemento pieno di sputazzate, o la cacca dei cani, spazzatura o la cenere delle sigarette. Ma fino ad ora me lo sono tenuto per me…
– gli ombrellini colorati che si aggirano aperti per la città più per ripararsi dal sole che dalla pioggia, i vestitini color pelle leggeri e smerlati con pizzi e fiocchi che accarezzano i corpi esili e flessuosi delle ragazze, i larghi cappellini a preservare una pelle candida,i disinvolti abbinamenti shock righe-fiori o bolli-scacchi e chi più ne ha più ce ne mette!
– i ragazzi accovacciati lungo i marciapiedi in quella strana posizione di attesa che se ci mettiamo noi occidentali qualche minuto rischiamo di non riazarci più, mentre loro ci passano ore, comodamente, in attesa del bus, mangiando noodles, telefonando, fumando una sigaretta, gomiti puntati sulle ginocchia e avambraccio penzoloni,
– il loro ottimismo innato, la cordialità, l’immancabile sorriso, il calore e la disponibilità   di persone con humour da vendere, permeato di saggezza e tolleranza,
– lo sfrecciare silenzioso dei motorini rigorosamente elettrici che però, se non fai attenzione, ti prendono sotto e ti mandano al creatore senza far rumore,
– poter indossare le maniche corte e gli infradito fino ad ottobre,
– le mille e una scenetta da gustarsi al lago…


– vedere tutto questo e molto di più anche attraverso gli occhi curiosi ed instancabili  di mia figlia che mi è cresciuta  di un palmo sotto gli occhi; bella, fiera, scanzonata, determinata e con un testa dura degna del suo segno zodiacale. Eccellente in tutte le materie scolastiche, dalla musica al disegno, dal cinese all’inglese, dagli sport alla cura personale, ma appena sufficiente in “self control”!

– la splendida casa che ci ha ospitato per tutto questo tempo e che abbiamo sentito nostra al primo ingresso;
– il profumo dei mango e dei lichi sulle mie mani che restano per ore dopo averli gustati, i polpastrelli anneriti ed induriti dai chili di frutta e verdura sbucciata ed il doppio callo sotto il mignolo sinistro per averne tritato e cubettato in quantità…ma questi me li porterò via con me,
– le corse rigeneranti lungo il lago, le passeggiate in centro perdendomi tra i vicoli e le botteghe di cianfrusaglie, leggere i mieli libri preferiti senza interruzioni di sorta: tutto il tempo per me, i miei pensieri e le mie passioni, la testa sgombra da pensieri, scadenze e preoccupazioni, tutto il tempo per me e mia figlia, seguita giorno per giorno come un’ombra amorevole,
– le ore trascorse a fare la spesa scegliendo con cura frutta e verdura, mela per mela, fagiolino dopo fagiolino, imbastendo dialoghi come tra sordo muti (ma almeno non ciechi!) con i venditori, comparando i prezzi, scovando la bottega più particolare e nascosta, portando a casa ingredienti sconosciuti ed immaginando durante la strada di ritorno, carica come un mulo, i temerari abbinamenti con i sapori nostrani, già soddisfatta ancor prima di assaggiare…

–  le mattinate dispersa tra le corsie dell’Auchan: persa la sfida con la lettura delle etichette ho cominciato a fidarmi degli occhi e del fiuto, aggirandomi curiosa lungo l’infinito assortimento del tofu…

stazionando di fronte al loro pane fritto preparato e cotto all’istante…

…ai baozi  ed a quello al vapore


la scelta di fried noodles pronti da passare alla piastra insieme a verdurine e misteriosi intrugli…


le verdure saltate e piccantissime e molto altro ancora…


…prima di accodarmi pazientemente in una delle sue 110 casse!!!!

– le mie mattinate trascorse in cucina a pasticciare per scoprire nuovi e particolari sapori, navigando tra blog e ricette alla ricerca di ispirazione, scambi, stimoli e conferme, raccogliendo sorpresa e orgogliosa, pareri e complimenti sui miei nuovi piatti, ordinando in dispensa ingredienti e suggestioni, ospitando amiche aperte e dal palato curioso, regalando qualche dritta ai fornelli, trasformando un esperimento in un cavallo di battaglia, facendo spazio sul tagliere a mia figlia armata di stampi e mattarello, stupendo i vicini all’assaggio di inaspettate leccornie veg,
– poter dedicare tanto tempo a questo blog nato quasi per caso per condividere foto e racconti con i nonni in pensiero, è poi  divenuto molto di più per me ed anche per altri: ben oltre 200 post pubblicati, sopra gli 11 mila contatti in un anno, decine di splendide persone conosciute che non mancano di apprezzare, condividere e commentare e che spero un giorno di abbracciare oltre lo schermo,
– e poi, in ordine sparso, mi mancheranno i negozi aperti 7 giorni su 7 ed a tutte le ore, il saluto cordiale mattutino delle donne delle pulizie, dei giardinieri e dei portieri di Horizon, la musica soft in diffusione dalle quattro del pomeriggio, le signore che fanno allegramente aerobica sotto casa, il costo di una corsa in taxi e soprattutto del biglietto dell’autobus, il sì ad ogni richiesta anche se poi nei fatti…, il volo degli aquiloni sopra la nostra testa la domenica mattina, il compound vitale e multietnico, sentir parlare (o più spesso urlare) in mandarino, i prezzi della verdura, l’aria condizionata in casa, l’essere chiamata zia da tutti i bambini cinesi, il baccano delle cicale a luglio in mezzo alle fronde dei salici lungo i canali, farsi le unghie con le amiche per pochi euro tra una chiacchiera e l’altra (le mie sono quelle multicolor sulla destra ed ancora tengono!) …

Il nostro soggiorno in Cina è dunque giunto al termine. Ci ho messo un pò, ma  dopo mesi di lenta elaborazione e le valige all’ultimo minuto come a rimandare ancora ed ancora un momento inevitabile, ora, tra sospiri, lacrime ed addii, me ne sono fatta una ragione; punto ed a capo…
Come in ogni viaggiare alla scoperta dell’altro e di sé, sento e so che non sarebbe stato lo stesso senza l’essenza stessa della vita, che sono le persone. Le persone lontane e vicine. Le persone del prima e del dopo. Le persone soprattutto del durante. Le persone che usciranno di scena, le persone che ci accompagneranno ancora. Le persone che, inaspettatamente, ci capiterà magari di incrociare nuovamente in altri luoghi e circostanze, chissà…
Le persone conosciute attraverso questo blog e che con trepidazione aspetto di conoscere davvero.
Come alla fine di una bella storia, si ha voglia di ringraziare chi ha contribuito a scriverla, e chi l’ha letta.

Grazie a chi, spinto dalla passione per il proprio lavoro e dalla convinzione che viaggiare sia il modo migliore se non forse l’unico per conoscere  e mettere alla prova se stessi, mi ha regalato questa esperienza. È stata una fortuna impagabile.

Grazie a chi, da lontano solo fisicamente, ha seguito nel quotidiano questo viaggio non facendo mai pesare la lontananza e sapendo anzi trasmettere, esplicitamente o meno, i giusti impulsi, il giusto sostegno, la preziosa fiducia.

Grazie a tutti coloro, amici, familiari, colleghi, food blogger ed affezionati lettori che ci hanno seguiti dall’Italia, ma che con il cuore, sentivo ad un passo da noi. I nostri pensieri, spesso inconsapevolmente, si sono incrociati rendendoci tutti meno soli e più vicini di quanto non siamo portati a pensare.

Grazie agli amici di Suzhou che accogliendoci e percorrendo con noi parte di questo cammino hanno arricchito il nostro bagaglio, allargato i nostri orizzonti, impreziosito i nostri pensieri e la nostra vita. Lo scambio di idee e il continuo confrontarsi su Cina e cucina sono stati fonte inesauribile di approfondimenti, prese di coscienza, insegnamenti che – sono certa – ci hanno fatti crescere e maturare. Mai dimenticherò la prima timida stretta di mano di presentazione ed ancor meno l’ultimo tremante abbraccio, già carico di ricordi e nostalgia prima di salutarsi…

Grazie poi a tutte le mamme, italiane e non, incontrate in giardino che attraverso l’amicizia dei loro figli con e per nostra figlia, sono poi diventate mie amiche condividendo uscite, progetti e pensieri ed ai loro mariti, che quando coinvolti e presenti, sono stati sempre di ottima compagnia.

Grazie alle mie amiche di fornelli che mi hanno aperto la porta della loro cucina e della loro vita espatriata, per poi entrare curiose nella mia,  prestandosi con gioia ed apertura ad un avvincente scambio di ricette e riflessioni sull’alimentazione naturale per una vita sana e ricca e portando di sicuro anche intorno alla loro tavola, una bricola o due di me.
Non vi dimenticherò mai ragazze!

Grazie ai compagni di scuola, gioco e avventura che sono stati la famiglia allargata di nostra figlia, che l’hanno arricchita, misurata e fatta crescere, davvero tanto.


Eccola com’era in partenza per il primo giorno di scuola…

…ed all’ultimo giorno; cos’altro aggiungere alla tanta strada che hai fatto tesoro: sono fiera di te!

Grazie ad alcuni luoghi di incontro, riflessione, relax e condivisione che sono stati il contesto ideale per vivere ed osservare scenari di vita quotidiana già diventati indelebili ricordi: il placido lago, i negozietti sotto casa, il centro sempre affollato di Suzhou, gli ombrosi giardinetti, i templi, le mète dei nostri viaggi…

Grazie al nostro operoso fruttivendolo di fiducia ed al suo largo sorriso, costantemente mantenuto nonostante il pesante carico degli scatoloni ricolmi di frutta tutta per noi. Grazie ai suoi gratuiti e ricchi allegati scelti appositamente dalla moglie: mango morbidi per fare la mousse, uva per le centrifughe, banane mature per i gelati, golose ciliegie per Linda a cui sa piacere tanto. Inconsapevolmente ci ha permesso di godere a pieno, senza sforzi e rinunce  di tutti i meravigliosi doni della natura, arricchendo ogni giorno la nostra tavola vegan di colore, freschezza e salute;

Grazie alla nostra ayi, pasticciona ed un po’ imbranata quanto basta per gli standard occidentali, ma sempre disponibile e sorridente, si è presa cura delle nostra casa e per qualche ora ogni tanto, anche di mia figlia. Berretto sbeccato poggiato sul divano, sandali con gli strass fuori dalla porta e giubbino zuppo d’acqua appeso nello stanzino della asciuga biancheria, dopo l’ultimo inevitabile acquazzone preso in pieno, per arrivare in scooter sempre puntuale.
Ha provato ad imparare il linguaggio dei segni pur di scambiare qualche parola con me, a lanciarsi anche nel gesto eroico della pulizia dei vetri e dell’uso di quello strano e rumoroso aggeggio chiamato aspirapolvere, si è convinta anche a cambiare straccetto passando dalla pulizia della cappa del forno a quella del bagno, ma in tutto questo tempo non sono riuscita a farle capire la differenza tra i fazzoletti  da naso ed i tovaglioli da tavola, nonostante la lapalissiana somiglianza di questi con la tovaglia fiorata. Fino all’ultima lavatrice ho continuato a trovarli sempre tutti insieme nel mio comodino, però l’avrei portata via con me, eccome!

E un ultimo Grazie generalizzato a questo immenso e variegato Paese, che a modo suo – come è giusto che sia – ci ha accolti e tenuti per questi 18 mesi.
Non ci ha messo molto a diventare, e non ho pudori a dirlo, un amore incondizionato; a dispetto dei passi falsi e dei momenti bui della storia cinese e delle contraddizioni in atto. Un amore ed un interesse con  il cuore aperto e gli occhi all’erta e che fino ad oggi, dopo un anno e mezzo di vita in Cina, mi ha attratto a sè come fa la carta assorbente  con l’acqua che si propaga informe sul tavolo, ogni giorno di più e dalla quale docilmente mi sono fatta assorbire…
Rimpianti? Qualcuno…
–    non aver studiato il cinese: imparare la loro lingua avrebbe significato conoscere meglio  questo straordinario popolo intriso di tradizioni e significati e comunicare ancora con più disinvoltura, anche se, con il mio piccolo vocabolario da autodidatta,  sono sempre riuscita a farmi capire;
–    nonostante il tanto tempo dedicato ai fornelli, avere ancora tanti post da pubblicare ed un blocchettino spesso e denso di ricette da sperimentare, seitan compreso;
–    non avere imparato l’arte di maneggiare i chopstiks! Vederli tracannare noodles in pochi minuti e con tre pinzate di bacchette ha dello straordinario…

Tornerete? ci chiedono.
Perchè voi ci sarete? chiedo io…

La casa è ormai vuota ma ancora racconta di noi. La nostra vita inscatolata è gia in volo ed aspetterà un po’ prima di trovare posto nell’ordine italiano, se lo troverà.
Chiusa dietro di noi la porta dell’appartamento n°1101 dell’ Horizon Resort per l’ultima volta, una sensazione mi colpisce con violenza alle spalle facendomi vacillare e per un attimo mi ferma il cuore: per la prima volta non mi sembra di stare per  tornare a casa ma piuttosto di lasciarla…

Di arte e meteorologia…


Era un pò che non facevamo un giretto al centro di Suzhou…
Nell’attesa di trovare la giornata ideale, quella utopica che aspetta sempre mio marito, condizione sine qua non per uscire di casa e rinunciare alla giornata di cazzeggio settimanale “che me la merito” dopo una settimana che “non mi chiedere niente”, stavamo rischiando di non vedere tutte le bellezze ed i punti di interesse turistico della nostra città adottiva.
Già perchè la temperatura perfetta e per giunta in uno dei due giorni del week end è davvero una botta di fortuna.
Per farvi capire cosa intente la mia cavillosa metà, per rinunciare ad aria condizionata magistralmente regolata, lenta rasatura, lunghissimo bagno,  collegamento non stop alla rete per foto, scarico musica e film, pranzetto home made che quando è festa c’è sempre qualcosa di speciale, fuori dalla nostra porta dovrebbe esserci  il sole, ma non troppo sennò si suda, qualche nuvoletta  quà e là a puntellare un fondo azzurro (che in un anno sarà capitato tre giorni, dico TRE! in ordine sparso ed assolutamente imprevisto) e non mi tolgo neanche il pigiama se il cielo è grigio e coperto sennò che schifo che vengono le foto! A questo poi si aggiunge una valutazione random del suo stato d’animo, poi la stanchezza, voglia, interesse per la destinazione e poi dove, come, quando, cosa mangiamo!!…Amore mio, va bene, per pranzo torniamo a casa però che pppalle però che sei!!!! 😉
Dopo tre fine settimana di fila a scrutare il cielo nella speranza che si materializzassero i suoi sogni meteorologici e sia fatta la sua volontà, ho preso l’iniziativa  e senza scostare le tende ho deciso: oggi di esce!! 😉
Appena messo il naso fuori di casa troviamo materializzato il suo incubo peggiore: sole, cappa, umidità e grigiume inspiegabilmente tutto insieme, manca solo la pioggia per farlo incazzare davvero 🙁
Non abbiamo molta scelta e così decidiamo che è la giornata perfetta per visitare il Museo di Suzhou, per tanto tempo rimandato ed anche Cesca era con noi! Talmente contenta di esserci venuta a trovare e ancora provata dal fuso orario non si è voluta perdere nulla, e quasi a dire “anche io c’ero” , quasi  in ogni scatto c’è sempre lei!!

Ma andiamo dentro che anche se sono solo le 9,  è già un caldo che si schiatta!
Vi mostro qualche esempio di arte cinese interessante e ben conservato: ceramiche, sculture di giada e bamboo e dipinti…


Ma i miei preferiti sono queste boccette porta profumi ed essenze: dei veri gioiellini da toilette 😉

    

     


Poi azzardiamo anche un giro tra i giardini del museo, ma non resistiamo molto…


…giusto il tempo di godere un pò di frescura  immedesimandosi negli animali acquatici del laghetto…

La solita carrellata  di emozioni per la piccola, che oggi alterna schizofrenicamente curiosità, pensieri, fughe, nascondigli  e capricci (sarà il caldo o l’assalto di zanzare appena subito…) che proverebbero anche il monaco tibetano più  ascetico per poi  tornare alla base, umidi anche nell’anima, sperando  in meglio per il  prossimo weekend  😉

Longsheng e dintorni: breathtaking views – 2° parte

8 Aprile 2012
Visto che il tempo non migliora e di alzarci prima dell’alba senza motivo poteva anche bastare, facciamo un cambio di programma al volo. Un paio di ore di auto e siamo a Huangyao town, un paesino di montagna molto caratteristico, dagli alberi millenari e con scorci da cartolina, dove la vita scorre ancora al ritmo dei tempi della natura…


Anche un pò di street food non poteva mancare… l’anima commerciale cinese sbuca anche da dove meno te lo aspetti!
Diverse le opzioni vegan: soia e verdura fermentata ma stra, ultra, mega piccante, solo per palati di ferro!!

Ma troviamo anche pani fritti di riso…

e un buonissimo croccante di semi oleosi e frutta secca…

…plasmati da abili martellate!!

Continuiamo ad aggirarci curiosi per il villaggio perdendoci tra le viuzze strette e scoprendo in ogni angolo semplici scene di vita.


Seguendo la guida, imbocchiamo una stradina, ci infiliamo in un anonimo portone, a seguire delle scale strette, tante scale strette fino ad affacciarci quì, per una splendida vista dall’alto del villaggio disteso sotto i picchi carsici!


Nel pomeriggio visitiamo la Silver Cave, delle immense e spettacolari grotte dove Linda, col naso all’insù, sente  per la prima volta i termini “stalattite, stalagmite e colonna” e si aggira per le numerose stanze sotterranee, illuminate ad arte, alla ricerca di quelle dalle forme più strane…
Era una vita che non andavo in una grotta degna di questo nome, e sono piaciute tanto anche a me! Grazie agli ultimi acquisti in attrezzatura fotografica notturna di GLuca, ci siamo potuti portare a casa anche dei bellissimi scatti-ricordo!


Anche quì, fuori dalle grotte, semplici prodotti di ristoro. Tra la frutta troviamo succo di canna spremuto al momento, mandarini e  pomelo, ma ci sono anche il taro, le castagne d’acqua e le pannocchie al vapore, tofu in tutte le salse ed un miele particolare, dalla colorazione giallo o arancio che le api producono sotto terra!

La giornata si conclude magnificamente in un bel ristorante di Yangshuo e dalla buona cucina, il Pure Lotus Vegetarian: ecco la miglior cena di tutto il viaggio; peccato non averlo scovato prima, per tanti altri gustosi assaggi:
Stir fried corn and vegetables

Mixed rice and assorted grains

Crispy potatoes and eggplant in orange souce

Almond rolls

Gusti ed abbinamenti particolari e ricercati, spesso “sweet and sour”, ma da leccarsi i baffi e lustrarsi gli occhi!!
Però quì non siamo riusciti ad ordinare una green salad, da non crederci, e così tutte quelle verdure crude usate per la decorazione, sono state il nostro apripasto 😉

9 Aprile 2012
Oggi ultima e suggestiva tappa del tuor.
Lasciamo Yangshuo e ci facciamo ore di macchina (se fossi stata in Linda avrei rumorosamente protestato già da un bel po’!) per godere dello spettacolo offerto dai terrazzamenti di riso.
90 km a nord di Guilin la strada serpeggia ripida attraverso boschetti di bambù di montagna, fino a varcare il limite di una affascinante regione autonoma etnica. Con un paesaggio ricco di montagne e terrazze coltivate,  ci si addentra in un’angolo della Cina contadina che sembra ancora intatto.
Siamo nel cuore delle colline di Longjii, un gruppo di alture in cui nome significa “Terrazze della Spina Dorsale del Drago”; qui  ammiriamo alcune delle più straordinarie risaie a terrazza della Cina. Le valli ripide e strette sono state scavate dall’uomo nel corso dei secoli con un lavoro durissimo.


Dopo una serie di gradoni di pietra si raggiunge Ping An, un bel villaggio zhuang di casette di legno, nello stile tradizionale, e stradine di terra battuta, stretto in una ripida piega fra le terrazze di riso, dove si vive di agrucoltura, turismo e piccole attività artigianali. L’elettricità ed il telefono sono stati introdotti solo di recente nella regione, e sono tutt’ora una rarità.


Ops, mi sento di avvertire gli animi più sensibili…!! Questi tranci appesi non sono, come potrebbero sembrare, varie porzioni di carne cruda, ma pietra lavorata!! Artistici e realistici quanto vorranno ma che macabri…chi se li comprerà per appenderli in casa?!  🙁

Dal punto più alto delle colline terrazzate, dove qualcuno (non infermo ma solo pigro!) si fa comodamente portare, godiamo poi a pieno di questo spettacolo, realizzato dall’uomo e dalla natura…


Ecco Linda con BigLinda!


Questo è come appare in questa stagione pre-estiva; immaginatelo dorato in autunno, innevato in inverno e sommerso dall’acqua nella stagione delle piogge…
Prima di ridiscendere, continuiamo ad apprezzare il panorama,  baciato per qualche ora anche dal sole, dalla terrazza del ristorante dove consumiamo un tipico pranzo locale, con gustose opzioni naturalmente vegan!
Dopo delle carote crude, un giro a sbirciare sopra gli altri  tavoli e con l’indispensabile aiuto della guida (senza di lei non so cosa saremo riusciti a mangiare visto che nessun ristoratore spiccica una parola di inglese!!)  riusciamo ad ordinare  i germogli di bamboo saltati con i peperoni, fagiolini e carote accompagnati con salsa piccante e di soia…

…e per completare, melanzane lilla saltate con pomodori, peperoncini verdi freschi e riso a volontà!

Aggiungiamo frutta secca tirata fuori dal nostro zaino per il q.b. di dose proteica e ci siamo fatti un bel pranzo completo 😉
Siamo ormai tutti stanchini, la settimana è stata ricca ed intensa ma nessuno sarebbe riuscito a farci perdere una passeggiata per Guilin by night.
Al di sopra del lago Shan Hu, puntellato di sculture ed attraversato da graziosi ponti di pietra a dorso d’asino, svettano le pagode gemelle, alte 40 mt: una è ricoperta d’oro, l’altra di rosso e di verde e di notte si illuminano eccentricamente.

10 Aprile 2012
Oggi si rientra alla base, ci resta però ancora a disposizione quest’ultima mattinata, ovviamente uggiosa, per conoscere meglio Guilin, oggi attraversata da una pioggerella fastidiosa…Speriamo che almeno non aumenti 🙁
Prima di uscire e ricomporre per l’ultima volta le valigie, ci affacciamo alla finestra…questa l’inconsueta visuale che ci strappa un sorriso…

Nessun programma impegnativo, solo una passeggiata costeggiando il fiume Li,  lungo Binjiang Lu, riparata dal sole estivo (ad avercene!) o dalla pioggia all’occorrenza,  grazie ai bellissimi alberi di Osmanthus che danno il nome a Guilin, che significa  appunto “foresta di osmanthus”.


Percorrendo tutta la via deviamo per il Palazzo della Principessa di Jinjiang: a Linda si drizzano le orecchie al pensiero di ritrovare i tanto amati templi e nella speranza di incontrare una vera Principessa! La teniamo sul filo, dicendole che chissà, il palazzo è molto grande, ma forse la incontreremo…

Ovviamente non è lei ma una sua rappresentazione, ma non ce la siamo sentita di dirglielo, era così felice…

Dimora dei governatori Ming da 1300 al 1600, la pianta del palazzo ricorda una versione, ma in miniatura, della Città Proibita, ma questo palazzo fu costruito oltre trent’anni prima di quello di Pechino, ed ancora oggi è circondato  da mura di pietra alte 5 metri.
Su retro, posto a protezione del palazzo dagli attacchi che provenivano dal nord, ci imbattiamo sul Duxiu Feng, un pinnacolo calcareo con iscrizioni risalenti ad 800 anni fa in cui il governatore dell’epoca fece scrivere “Il panorama di Guilin è il più bello sotto il firmamento”!

Niente contro l’illustre governatore, che forse ai suoi tempi aveva davanti agli occhi una visuale diversa, ma io, che per dargli retta mi sono fatta tutti i  306 ripidi gradini che portano alla sommità del blasonato pinnacolo e che in questi giorni, seppur funestati dalle pioggia, qualche bel panorama mi sembra di averlo visto, mi sento di non concordare in pieno con il suo giudizio 😉


…e poi eccola la mia più bella vista, sotto qualunque  il cielo!!!!!!!

Concludo il reportage di questo nostro ultimo viaggio nel celeste impero con il piccantissimo ingrediente, principe  incontratato delle tavole di tutto il Guanxi…

…e con il dolce sorriso di Linda… Scusate l’abbondanza dei suoi ritratti, ma se faccio fatica a scegliere le foto dei miei piatti, figuratevi il dilemma vissuto di fronte a  quelli fatti al cuore di mamma!!!

Gli affezionati poi lo tengano bene a mente, perchè dalle prossime foto non sarà più lo stesso, ma troverete sul suo sorriso  una simpatica finestrella!!
Il folletto di casa, in questi giorni,  ha appena perso con orgoglio il suo primo dentino!!!!! 😉

Se vi siete persi l’inizio…Yanshuo: foggy landscape – 1° parte

Yangshuo: foggy landscape – 1° parte

Viaggio nell’anima del Guangxi

La caratteristica che definisce queste province subtropicali e sud-occidentali della Cina è il calcare.
Ovunque si guardi si scoprono colline carsiche modellate dagli agenti atmosferici, grazie ai quali assumono suggestive forme slanciate ed aguzze che si riflettono nei placidi fiumi che scorrono ai loro piedi.
Sotto terra si sono sviluppati vasti complessi speleologici, alcuni allagati, altri tanto grandi da poter contenere una cattedrale.
Oggi questa zona carsica rappresenta una grande attrattiva turistica, ma in passato tale topografia fu un impedimento alle comunicazioni e rese queste terre tra le più difficili da coltivare di tutta la Cina, solo piccole pianure alluvionali tra i picchi erano lavorabili dall’uomo.
Il territorio era talmente povero che in pochi si diedero la pena di invaderlo: le popolazioni locali rimasero a lungo abbandonate a se stesse e la regione si trasformò in una roccaforte di vari gruppi etnici.
Nonostante vari tentativi di emancipare le minoranze e la nascita delle prefetture autonome, l’industria e le infrastrutture sono ancora oggi in condizioni di sottosviluppo, con poche città di interesse turistico.
La regione ci ha offerto però una grande varietà di scorci naturalistici interessanti.
Verde e rigoglioso quasi tutto l’anno il Guanxi si estende dalla regione montuosa del Guizhou fino alla costa tropicale e tocca il confine con il Vietnam.
Il paesaggio è caratterizzato dalle alte torri di roccia che si levano dalle pianure intorno alla città di Guilin, nel Guanxi nord-orientale, familiari ai cinesi come agli occidentali, grazie a secoli di poesia e pittura che ne hanno immortalato la bellezza, mentre si ergono sulle risaie e sul fiume Li, rappresentando viste davvero suggestive.

Per questa vacanza organizzata in tutta fretta, scegliamo un tour fotografico con guida ed auto a disposizione; il solito modo personalizzato per vedere tutto e di più secondo i nostri tempi e maggiori interessi. La guida, guarda il caso si chiama Linda ed ha un figlio a casa della stessa età della nostra! Le due Linda si trovano subito in simpatia e questo ci regalerà diversi momenti di pace ed autonomia, ma non ha lei, che sempre gentile e disponibile, non se la sarebbe più staccata di dosso un attimo…

5 Aprile 2012
Nonostante tutti i conti fatti con le previsioni meteorologiche, il tempo non è quello sperato e durerà per giorni…
La guida ripeterà come una cantilena “nobody can control the weather!”, ogni volta che si addenserà il cielo e scenderà qualche goccia di pioggia, finendo per risultare anche un po’ antipatica… Certo che lo sappiamo che se piove non è colpa tua nè dell’agenzia, ma permetti almeno che mi tira e storco il muso quando la mattina mi alzo e vedo il cielo plumbeo e minaccioso?!
Cerchiamo di restare ottimisti e speranzosi rispettando il programma di marcia: ci si sveglia all’alba sperando in un bel sunrise! Invece non solo niente alba tra i picchi carsici ma pure la pioggia 🙁
Rimandiamo così il primo giro in barca sul Li river e ci spostiamo ad Hebaoshan village. Villaggio fuori dal tempo, vocato alla coltivazione di Kumkat, i noti mandarini cinesi, stretto tra le montagne, dove gli scorci di vita che appaiono ai nostri occhi, passeggiando tra le vie silenziose di terra rossa e melmosa, sembrano quasi  irreali, immortalati in un’altra era…


Siamo nei Tomb Sweeping days, i giorni della commemorazione dei defunti e così abbiamo anche la possibilità di osservare come nei villaggi di montagna si ricordano, con semplicità e devozione, i propri antenati, lontani anni luce dai clamori, i templi, le ostentazioni e dalle luci abbaglianti tipiche delle grandi città…


L’hotel è di una semplicità disarmante, ma pulito ed accogliete. La cucina a vista permette di scegliere, tra le poche cose a disposizione, quello che si vuole mangiare, ma di verdure fresche per fortuna, ce ne sono tante. I tanti ospiti carnivori (tutti gli altri esclusi noi direi…), escono appena fuori dall’albergo, scelgono il più bel pollo che razzola per l’aia, e dopo 5 minuti è già pronto per essere saltato allo wok! Da onnivora e disinformata quale ero avrei anche apprezzato questa offerta ruspante a metri zero, ma ora, quella riga di sangue lasciata sul selciato dal povero pennuto agonizzante mi lascia con l’amaro in bocca…
Nel pomeriggio saliamo la vetta del Xianggon hill per godere della vista panoramica del Li river: attraverso una fitta nebbia  che non accenna a diradarsi, intravediamo uno spettacolo della natura. Possiamo solo immaginarlo ad occhi chiusi, baciato dal sole,  di un verde rigoglioso ed abbagliante, svettare verso un cielo limpido e costellato di nuvolette bianche e spumose: per vederlo al meglio, fate anche voi questo sforzo di pensiero…


Ci consoliamo solo per il fatto che altri turisti, saliti insieme a noi, erano appositamente venuti per fotografare il paesaggio avvolto nella nebbia… Che dobbiamo fare, ci accontentiamo, ma dopo alcuni scatti al paesaggio che non accenna a schiarirsi, non ci perdiamo d’animo e puntiamo l’obiettivo su soggetti più nitidi 😉

6 Aprile
Volendo ritentare, ma con meno ottimismo, la risalita della collina per ammirare il panorama all’alba, ci alziamo alle 5, ma lasciamo Linda con la guida che gentilmente si è offerta di farle compagnia durante il proseguio del suo sonno.
La vista purtroppo è più o meno la stessa del pomeriggio precedente e non valeva l’alzataccia, ma almeno ci abbiamo provato senza accorciare la notte al nostro tesorino, già ampiamente sballottato da un viaggio asiatico un po’ particolare: niente templi, niente Buddha, niente oro scintillante né gradini dove piegarsi per pregare…stupita ci segue ed alla fine si diverte ovunque ma si vede che l’itinerario non le quadra del tutto!
Rientriamo dopo non molto e Linda alle 7 è già sveglia, tutta vestita ed imbottita e già fuori a rincorrere cani e galline!
La guida (da ora chiamata Big Linda per distinguerla al richiamo dalla piccola) le aveva infilato tutti i vestiti sopra il pigiama pesante, compresi doppi calzetti, ma non per questo ne era limitata nei movimenti!!
Essendo tutti quindi belli svegli ci spostiamo presto in auto a Yangshuo (Luna Splendente), incastonata nel cuore del più spettacolare paesaggio carsico della Cina, 70 km a sud di Guilin.
La cittadina divenne famosa verso la metà degli anni 80, quando i turisti provenienti da Guilin, tornando dalle escursioni sul fiume Li, si resero conto che valeva la pena trascorrervi ben più di un’ora dedicata ai souvenir. Da allora Yangshuo dicono sia cambiata molto e, pur conservando l’aura di paradiso di tranquillità per noi visitatori occidentali, di fatto è anche una caotica meta di turismo cinese, zeppa di locali, ristoranti e negozi. Ma le sua attrattive naturali sono numerose e si ha la possibilità di bypassare caos e bancarelle se lo si vuole.
La mattina è dedicata ad una placida quanto umida traversata del  Li river che però si fa perdonare della temperatura  autunnale d’accoglienza con gli scorci che ci ha riservato…


Di nuovo in auto verso altre mète, ci attendono inediti scorci ed ai piedi di incantevoli montagne, incrociamo il duro lavoro a piedi nudi dell’uomo coadiuvato dall’aiuto degli animali…


…nonostante le legittime proteste dei cuccioli che vorrebbero la mamma tutta per sè!

Facciamo la prima tappa pomeridiana al Dragon Bridge, che sormonta l’Yulong river, per un altro meraviglioso paesaggio carsico.


Ci fermiamo e saliamo anche sull’affasciante e solitario Fuli old bridge


Si rientra tardi ma un giretto per le vie del centro di Yanshuo alla ricerca della cena, non ce lo toglie nessuno 😉

7 Aprile
Oggi si ritenta con il sunrise e ci spostiamo a Xingping per ammirare i più bei riflessi sul Li river.
Ancora notte, siamo gli unici che salpano dal porticciolo a bordo di piccole barche seguiti da una zattera di bamboo, da cui i cormorani pescheranno per il loro padrone.
Anche questa pratica millenaria ormai è stata trasformata in un’attività turistica, ma permette tuttora a molti di guadagnarsi da vivere. I giovani uccelli sono addestrati a tuffarsi e poi ritornare sulla barca con il becco pieno di pesce senza inghiottirlo. I pescatori però permettono agli uccelli di mangiare un pesce ogni sette che ne catturano: pare che altrimenti i cormorani si rifiutino di lavorare ( e lo credo bene!)

I nostri cormorani ci hanno provato, ma non hanno portato a galla nulla, ne per sé, ne per il fisherman 😉
Il resto della giornata,  la passiamo, quasi sempre sotto una pioggerella insistente, attraversando i paesaggi di campagna di Yangshuo con i suoi antichi  e caratteristici villaggi…


Quì  la vita sembra scorrere lenta e monotemantica, scandita dal levare del sole e dal cadere delle piogge, densa di fatica e di dignità…

Questi primi tre giorni nei dintorni di Guilin sono stati piuttosto funestati dal brutto tempo e così, un ringraziamento particolare va sicuramente ai nuovi blue boats di Linda, in loco acquistati, che ci hanno riportato ogni giorno nostra figlia meno impantanata!!
A presto, con la seconda ed ultima parte 😉

Per il proseguio dell’avventura… Longsheng e dintorni: breathtaking views – 2° parte

Koh Samui: the Coconut Island – 5° parte


E’ un’isola situata nel Golfo della Thailandia, circa 700 km a sud della capitale Bangkok. Con una superficie di 250 km², Samui é la terza isola della Thailandia per estensione, dopo Phuket e Ko Chang, è anche il più grande arcipelago che comprende più di 80 isole, la maggior parte delle quali disabitate.
L’isola é rimasta praticamente isolata dal resto del Paese fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il primo turista con zaino e sacco a pelo al seguito, sbarcò a Ko Samui nel 1971, a bordo di una long tail, la tipica imbarcazione thai dalla coda lunga, proveniente da Surat Thani, dopo circa 6 ore di navigazione!
Fino a qualche decennio fa, prima dell’arrivo dei turisti, il sostentamento per gli abitanti dell’isola si basava esclusivamente sulla pesca e, soprattutto, sul cocco, utilizzato in vari modi: tutt’oggi, Samui  mensilmente esporta a Bangkok più di un milione di noci di cocco, da quì la sua denominazione di Coconut Island.

27 gennaio 2012
Arriviamo nel pomeriggio, giusto il tempo di sistemarci nel bungalow incastonato dentro la foresta tropicale! Eccolo qua:


Stipiamo tutti i vestiti pesanti in fondo alla valigia e tiriamo fuori i costumi!
Uscendo per  trovare nuovi riferimenti fruttariani, ci imbattiamo su un chioschetto che vende il gelato al latte di cocco, servito dentro mezzo guscio di noce: buonissimo e naturalmente vegan 😉

La zona tranquilla e poco frequentata è di nostro gradimento, poche ore di luce ancora ma ci  godiamo un assaggio di spiaggia; è caldo ma ventilato e si sta divinamente, l’ideale per acclimatarsi di nuovo dopo l’aria frizzante di Chiang Mai.
I turisti lasciano la spiaggia appena l’aria intiepidisce, mentre noi siamo lì proprio per  il momento più bello di una giornata di mare…

Aspettiamo che il sole si tuffi dentro il mare per godere di un nuovo,  fantastico paesaggio avvolto dalla tipica luce violetta del tramonto thai.


PS. Stasera ha vinto il bue! Per quanto l’uomo, tirasse, incitasse, spronasse, berstemmiasse contro l’animale, e lo strattonasse con forza tramite una corda che gli passava tra le narici, lui nell’acqua non ci voleva entrare, e non c’è entrato! Bravo!!


Si rientra per la cena: il nostro piccolo resort a gestione francese si affaccia su una strada pedonabile zeppa di ristoranti, non ci basteranno i pasti da fare per provare quelli che ci incuriosiscono di più. Facciamo un’ ottima cena all’indiano: abbiamo detto “no spicy” ed anche Linda finalmente ha potuto mangiare di gusto. Purtroppo nessuna foto dei piatti tipici che abbiamo assaggiato perché la luce era soffusa, appena sufficiente a riconoscere quello che avevamo ordinato :(.

28 gennaio 2012
Oggi ci regaliamo un intero giorno di sole, mare e relax senza pensieri nè programmi…


Solo spiaggia di conchiglie, natura generosa e paesaggi marini che immortaliamo come cartoline per prematuri  saluti…

29 gennaio 2012
Oggi si parte per una giornata in barca con destinazione l’Angthong National Marine Park!
La prima tappa è Wua Ta Lap island. 500 metri di duro dislivello per raggiungere la vetta e godere di un impressionante e pittoresco panorama.


La salita è stata faticosa ma ricca di inaspettati e pelosi incontri: scimmie con cuccioli al seguito, intenti a rosicchiare in tutta fretta bacche e foglie con un occhio a noi, che li osservavamo in religioso silenzio, muoversi rumorosamente tra le fronde sopra le nostre teste! 😛


Linda si è divertita un mondo ad osservarle da vicino, a cercarle tra i rami, a riconoscere i versi delle mamme-scimmia che richiamavano a sè i loro cuccioli intraprendenti e curiosi: vederle per la prima volta nel loro ambiente di vita sarebbe già bastato a rendere indimenticabile questa giornata.
Proseguiamo la salita tra liane e rocce umide e  scivolose: il panorama valeva tutta la sudata e la fatica, ma io e Linda ci fermiamo a tre quarti di strada perché lei ne aveva abbastanza e l’ultimo tratto che ci si prospettava, era davvero difficile. Dobbiamo quindi ringraziare Luca per questi scatti mozzafiato fatti dalla vetta dopo un’arrampicata, a tempo di record, degnia di Tartan!


Si torna in barca per il lunch e per prendere un pò di sole sulla terrazza del mezzo, ventilati dalla brezza.
Scusate la foto, ma vi dovevo mostrare quanto può essere dura la vita del vacanziere! 8)


Dopo il pranzo a bordo è la volta di Mae Koh island per un bel giro di snorkelling in libertà tra i pesci della baia.
Io ho fatto anche in tempo a salire sulla vetta per un altro panorama, prima di tuffarmi in acqua.


Mutino, maschera e tubo per il nostro pesciolino che sguazza per la prima volta senza braccioli  dove non si tocca, ma sotto la supervisione del babbo nuotatore!
Ha fatto anche un paio di bevute per ostinarsi a parlare anche con la testa dentro l’acqua, ma non si è certo allarmata continuando a nuotare tra i pesci sicura e felice tra noi due.


La giornata è al termine: il parco marino si allontana lentamente alle nostre spalle lasciandoci ricordi ed immagini di una giornata di natura incontaminata e rientriamo al porto, abbronzati dal sole ed arruffati dalla salsedine.


Allo sbarco ci attende una sottile pioggerella ed un cielo grigio che non prefigura niente di buono per l’ultimo giorno sull’isola…

30 gennaio 2012
Stamattina il tempo è incerto ma siamo pronti a scoprire altri scorci dell’isola, passeggiare per nuove spiagge, addentrarci nella foresta tropicale, le piantagioni di noci di cocco e muoverci in tutta libertà: per far questo affittiamo un piccolo fuori strada che ci condurrà dove vogliamo per un tour dell’isola.
Koh Samui rappresenta il classico paradiso tropicale: un’entroterra costituito da spettacolari rilievi calcarei e granitici, ricoperti dalla foresta tropicale e, soprattutto, Chaweng e Lamai, situate lungo la costa orientale, sono le spiagge di maggior attrattiva ed i più grandi centri turistici dell’isola con sabbia bianca e mare turchese, hotels e resorts per ogni budget, ristoranti e pizzerie, shopping center e un’animata vita notturna. L’isola ha una strada principale realizzata nel lontano 1973 e recentemente asfaltata ed allargata. Prendiamo quella, unica e sola possibile rotta, e dopo mezz’ora di auto ci fermiamo a Chaweng beach.
Il cielo è proprio denso ed il mare grosso: Linda se ne infischia ed entra in acqua saltando la schiuma sulla riva, noi facciamo qualche scatto al mare in tempesta  respirando a pieni polmoni questa buona aria salina.


Gli ambulanti si guardano intorno incerti sul da farsi  e con poche speranze si incamminano lungo la spiaggia, piegati dal peso della loro merce e dalla certezza di non riuscire a fare giornata.


Comincia a fare qualche goccia così ripartiamo per un’altra mèta; magari nell’altro versante dell’isola non piove… Purtroppo non è così e dopo una pizza dal sapore modesto al “The green frog” riprendiamo la strada, con il sottofondo di protesta di Linda che aveva appena trovato una piacevole compagnia…


…e con la vana speranza di essere più veloci dell’acqua 🙁
Vediamo poco e male quello che ci eravamo prefissati, ed in più il panorama è bagnato, sfuocato, ingrigito dal cielo plumbeo e intravisto da dietro il parabrezza dell’auto!
Linda si è fortunatamente addormentata e ne avrà per molto, cullata dall’auto, dalla pioggia battente e da un asfalto di buche e pozzanghere.
L’ isola ci ha comunque stupito per la bellezza della sua natura rigogliosa: lasciando la strada principale alla volta di una delle tante strade secondarie, in particolare nella parte sud-occidentale dell’isola, abbiamo avuto modo di assaporare la Samui di qualche decennio addietro.
Paesaggi quasi irreali, dove la vita riprende il suo ritmo naturale e attraverso la quale probabilmente mostra il suo lato migliore: lontani dalla confusione e frenesia dei maggiori centri turistici, troviamo piccole  spiagge isolate, villaggi di pescatori, traffico inesistente …un isola da sogno! Peccato averne visto pochi scorci e pure nel bel mezzo di una tempesta tropicale!!


Per l’ultima cena della vacanza non potevamo non scegliere un ristorante Thai: gremito di turisti, un lungo menù vegan, per piatti ben presentati ma poco fantasiosi e che all’assaggio lasciavano a desiderare…


…”era meglio tornare di nuovo all’Indiano!!” – sentenzia a ragione mio marito…

31 gennaio 2012    
Oggi si rientra in Cina: lasciamo resort ed aeroporto salutandoli come si deve.


Una giornata intera di viaggio ci aspetta ma porteremo con noi una valigia in più, piena zeppa di colori, luci, incontri, ricordi, sogni…


…ed emozioni thai…

Grazie per aver viaggiato con noi 😉
Alla prossima mèta!

Wild Chiang Mai – 4° parte

25 gennaio 2012
Oggi è un giorno speciale, prenotato dalla Cina per essere sicuri di trovar posto e di non perdersi un’esperienza unica. Finalmente noi e Linda vedremo dal vivo gli elefanti nel loro ambiente naturale e trascorreremo con loro un’intera giornata!
A pochi km a nord di  Chiang Mai, Elephant Nature Park è un santuario unico nella Thailandia del Nord.  Fondato dalla pluripremiata Sangduen Chailert nel 1990 è un progetto che ha lo scopo di fornire un luogo di soccorso, di  pace e salvezza per gli elefanti a rischio, abbandonati, maltrattati e salvati dal lavoro per le strade delle città thailandesi.
Ad oggi è casa per 37 elefanti, di cui due cuccioli, questa ammirevole azione di supporto ai pachidermi in difficoltà, è sostenuto dal lavoro  dello staff e dei volontari che provengono da tutto il mondo. Il parco è circondato dalle montagne boschive, da una vegetazione lussureggiante, un fiume tranquillo e delle rustiche costruzioni che fanno risaltare la semplicità di questo spazio, dove si aggirano tranquilli gli elefanti.


Poco altro vi racconto: credo che le immagini e le nostre espressioni serene e raggianti, presi nelle varie attività proposte, saranno molto eloquenti!


Una piattaforma di legno si sviluppa tutta intorno al parco, creando uno spazio per volontari e visitatori perfetto per interagire direttamente con gli animali durante il momento dei pasti. Ecco i loro “piatti” e noi che li aiutiamo a svuotarli…


Linda eccitata ma all’inizio timorosa, comincia dando loro quarti di cocomero tenendoli dal lungo picciolo; poi prenderà confidenza e riusciremo a fatica a portarla via… 😛


C’è stato anche il momento dei bagni di fango, dove i piccoli, sotto gli occhi attenti delle mamme, si divertivano a spruzzarsi ed a giocare tra loro: uno spasso emozionante vederli rincorrersi come bambini…


Nel pomeriggio, dopo un piacevole lunch, vegan per tutti 😉  (in un posto così non poteva essere altrimenti) abbiamo accompagnato gli elefanti al fiume per il loro bagnetto quotidiano.
Secchiate d’acqua addosso a loro ed a noi…


Uno di loro infine, fa anche la doccia a tutta la galleria!

In pochi purtroppo torneranno liberi, provati inesorabilmente sia nel corpo che nella psiche dalle pesanti esperienze di vita o incapaci ormai di sopravvivere al di fuori di un contesto protetto, ma Elephant Nature Park è come lo vedete: uno spazio senza tempo,  giardino dell’Eden per questi pachidermi, pieno di amore e di speranza, dove si crede ancora che una wild life per questi straordinari animali è ancora possibile!

Festeggiamo la splendida giornata cenando al vegetarian  restaurant “Taste of Haven”, a due passi dall’hotel. Scopriamo che parte degli incassi li devolvono all’Elephant Nature Park, un motivo in più per accomodarsi!
E’ un ristorantino carino, luminoso ed accogliente, con una vastissima scelta nel menù ed affollato di stranieri.
Per noi dopo l’immancabile insalatona, una crema di zucca e delle verdure miste con tofu! Cenetta piacevolissima, di sicuro torneremo 😉
     

26 gennaio 2012
Per questa ultimo giorno a Chiang Mai, affittiamo guida e macchina per una giornata in mezzo alla natura rigogliosa e lussureggiante.
Andiamo al Doi Inthanoi National Park, un grande parco che comprende  l’omonima montagna più alta della Thailandia, che sfiora i 2600 metri di altezza.
Il parco è ricco di specie vegetali e animali, soprattutto uccelli, e alcune minoranze etniche abitano sulle sue alture. Rododendri, tronchi d’alberi ricoperti di muschio e di liane, azalee e altre piante tropicali costeggiano i bordi della strada. Questo spazio incontaminato include anche suggestive cascate che offrono un meraviglioso spettacolo naturale ai visitatori.
Raggiungiamo subito il top of the mountain dove godiamo di una splendida vista…

Poi ci addentriamo nei boschi centenari: quassù il freddo è davvero pungente, lo capite dal nostro cambiamento di guardaroba, ma è un piacere sentire sulla pelle quest’aria fresca e pura!


Scendiamo la montagna fermandoci a visitare The King and the Queen Pagoda o, se preferite, Phra Mahathat Napha Methanidon e Phra Mahathat Naphaphon Phumisiri (nomi più semplici no vero?), che  furono costruite per commemorare il sessantesimo anniversario del re Bhumibol Adulyadej e la regina Sirikit.
Le pagode, poste su due sommità, una di fronte all’altra, presentano la stessa base e la stessa struttura a due piani che conduce all’interno degli edifici, e dove si trovano ovviamente due grandi statue di Buddha.
Ecco rispettivamente il re e la regina:


The Queen Pagoda presenta ai suoi piedi anche un delizioso giardino con camminamenti, laghetti e ponticelli e tante varietà di fiori.

     

     
Facciamo tappa anche al Kmong Market, caratteristico mercato di frutta fresca, candita, semi e verdure.


A me questo mercato piace particolarmente per i dettagli della vita che rivela e per i meravigliosi bambini thai che si aggirano tra i banconi con i loro visi dorati dal sole e dalla polvere…


…o rigati di scuro dalle lacrime di un capriccio.


Dopo pranzo visitiamo la cascata Siritan

ed a seguire la cascata Wachiratan, una larga cascata di un solo livello dove l’acqua precipita dall’alto con una salto di 50 metri nel bacino sottostante zampillando rumorosamente.
Difficile posare  per qualche fotografia a causa degli schizzi e della nebbiolina di acqua che ci avvolge per una doccia soft. Pensiamo a quanto ci sarebbe piaciuta questa cascata anche a BK, dove la temperatura era infernale!

L’atmosfera è resa piacevole e selvaggia dalla vegetazione rigogliosa ed è possibile seguire il sentiero che conduce fino alla sorgente, all’ombra dei banani.


Facciamo un paio di step ma poi è ora di andare: Linda ama fare scale, gradini e saliscendi e parte in quarta davanti a noi ed al momento di riscendere protesta rumorosamente ma senza esito…
Ci attende infatti il Karen village, dove si concluderà anche questa ricca giornata.
Un villaggio fra le montagne, abitato da poche decine di persone dove solo da qualche anno è arrivata l’elettricità.
Quì si vive in modo semplice e modesto, vendendo il caffè raccolto e le sciarpe tessute a mano. Ogni turista è in fatti ben’accolto…


Rientriamo nel tardo pomeriggio, la giornata è stata densa ma molto piacevole.
Lungo la strada sfruttiamo un altro vantaggio del tour privato: scorgiamo le piandagioni di riso e non resistiamo a far fermare l’auto per qualche scatto al paesaggio ed al sole che si scioglie dentro le  risaie…


Per questa ultima sera a Chiang Mai, troviamo anche un pò di tempo per gironzolare dentro il Night Bazar.
Lungo la sua strada principale, la città si anima con il suo “mercato di notte”: lucine colorate, magliette, braccialetti, borse, sciarpe, candele, oggetti in legno e molto altro: tanti turisti presi dalla frenesia delle compere dei prodotti dalla qualità e dai prezzi più vari e dalla contrattazione selvaggia.


Al di là dei soliti prodotti, anche se  i migliori tra quelli visti nel nostro peregrinare per  l’Asia, rimaniamo invece molto affascinati dagli artisti all’opera: da restare a bocca aperta…


Per cena torniamo al “Taste of Haven” per un’altra serata piacevolmente vegan. Qui abbiamo mangiato, oltre alla tempura di verdure e fagioli in salsa…

…il migliore Tad Phai, ovviamente vegan, da quando sono sbarcata in Thailandia!
C’erano spaghetti di riso, germogli mung, soia, granella di arachidi tostate e non so cos’altro, però buonissimo! 😛


Questa seconda tappa thailandese è stata splendida, varia e ricca di emozioni, un rimpianto però lo porto con me: non aver avuto il tempo di partecipare al corso di cucina  Thai organizzato proprio dal ristorante e tutto vegan! Una scusa per tornarci ?! 😉

Chiang Mai for the soul – 3° parte


Chiang Mai, significa “Città Nuova” ed è un luogo dove ci saremo volentieri fermati più a lungo del previsto per quello che vi abbiamo trovato: il clima piacevolmente fresco, le sue eccezionali attrazioni, la cultura, la possibilità di esperienze spirituali, la varietà della cucina, il senso dell´ospitalità profondamente radicato negli abitanti e l’atmosfera internazionale, ne fanno molto più di una tappa veloce sulle rotte turistiche.
È la seconda città più grande della Thailandia e si estende per circa 20,000 km quadrati. Con una popolazione di soli 250,000 abitanti è lontana dall’essere una megalopoli come Bangkok.
Chiang Mai si trova circa a 800 km a nord da BK, nella zona più montuosa del paese, e si estende su un altopiano lungo il fiume Ping, uno dei maggiori affluenti del fiume Chao Praya che attraversa la capitale.
La provincia di Chiang Mai ospita oltre 300 antichi templi, alcuni fra i più antichi della Thailandia. Anche se ricca di storia, leggende e misticismo, la città è diventata moderna e cosmopolita rimanendo però a misura d’uomo e ospitando una popolazione aperta ed amichevole.
È sicuramente la città che riflette più di ogni altra il ricco e vario patrimonio culturale della
Thailandia ed è un luogo che si apprezza soprattutto a piedi, assaporando la sorpresa di trovare, incastrate tra un palazzetto basso e un bar, le guglie appuntite dei templi in tipico stile “Lanna” e le tuniche sgargianti dei monaci che si muovono veloci e silenziosi.
Il cuore di Chiang Mai è la città vecchia, un rettangolo di 1,6 x 2 km, attorniato da una cerchia di mura, costruito per far fronte alla continua minaccia birmana,  oggi restano solo le 4 porte nei 4 punti cardinali e poco altro  oltre ad un fossato tuttora esistente.

23 gennaio 2012
Con un volo di meno di due ore siamo arrivati: è mezzogiorno ed il sole scotta, ma si capisce subito che qui avremo goduto di tutt’altra aria.
L’hotel è centralissimo e comodo e dopo aver visto la simpatica accoglienza sul letto, abbiamo il tempo per programmare con l’agenzia i prossimi tre giorni di soggiorno e per fare un primo giro per il centro.

Chiedendo notizie della famosa frutta di CM, ci  indirizzano  al Sampet market, un ricco e coloratissimo mercato di frutta fresca: ce ne è anche di lavata, sbucciata, porzionata e pronta da mangiare, sogno di ogni fruttariano di passaggio.
L’estate è già quì: mango, papaia, ananas, cocomero, melone, durian, pomelo, dragon fruit: una distesa di colori e sapori tutti da provare.  E’ a cinque minuti dall’hotel e sarà il nostro fresco breakfast corner per questo soggiorno.

Mappa alla mano partiamo a piedi alla ricerca dei templi più consigliati.
Il primo è Wat Chiang Man, del tredicesimo secolo, il più antico di Chiang Mai.
All’ interno sono ospitate 2 statue molto venerate: Il Phra Sila in marmo e il Phra Satang Man in cristallo.


Sul retro spicca il famoso Chedi con gli elefanti: risale al XV secolo con forti caratteristiche dall’antico regno birmano. La sua base è decorata con file di sostegno a forma di elefante, simbolo di indipendenza e potere. Strofinare la loro testa è considerato un  rito portafortuna.

     


Papaie e fiori tropicali tutti intorno: la natura rigogliosa abbraccia ed arricchisce la sacralità del luogo…


Ci spostiamo a piedi imbattendoci su una venditrice di mango fresco, tutta in tinta con il frutto in vendita: eccola alle prese con le nostre tre porzioni…Mai mangiato un mango così buono!!

Il Wat Phra Singh, costruito invece nel 1345, è un esempio di architettura classica nord thailandese, ed ospita al suo interno la sacra statua di Phra Singh Buddha, trasferita alcuni secoli addietro da Chiang Rai. Qui vengono tenuti anche corsi di meditazione aperti al pubblico.


Giovani studenti di Dharma, raccolgono le offerte appese al soffitto dai fedeli durante la giornata…

Lo gustiamo al calare della sera e nei colori della notte, ma torneremo anche domani per goderlo anche di giorno e per completare il giro dei più bei templi della città.


E’ sera e rincasando, sentire sulla pelle una leggera brezza mi faceva venire la pelle d’oca. Quanto caldo patito a BK che quasi non ci ha fatto godere di tutte le sue bellezze roventi! Quì è tutta un’altra aria, un’altra atmosfera, frutta in ogni angolo, ristoranti veg fuori ad ogni tempio: continuo a pensare che ci pentiremo di aver programmato una sosta di soli tre giorni…

24 gennaio 2012
Ripartiamo di buon’ora per un giro come si deve dei templi della città. Usciamo dall’hotel che non sono le otto ma dobbiamo subito rientrare per prendere una maglia a maniche lunghe! Il sole già splende ma l’aria è piacevolmente frizzante; dopo i boccheggiamenti di BK, camminare al fresco sarà tutta un’altra cosa ed avere una succosa colazione dietro l’angolo, un piacevole appuntamento! Spremuta per tutti!!

Raggiungiamo il Wat Chedi Luang, fondato nel 1401, è un complesso ricco e ben conservato con varie raffigurazioni del Buddha.


E’ dominato da un largo Stupa in stile Lanna la cui costruzione ha richiesto diversi anni e che è stato danneggiato da un terremoto nel sedicesimo secolo.


Il perimetro del tempio è puntellato di alberi dove sono appesi cartelli in legno in cui sono dipinte sagge frasi…
     

     
Ci spostiamo ancora: i turisti si muovono lenti tra le tranquille stradine della città ed affollano gli splendidi templi che risuonano dei canti dei monaci.


Torniamo a Wat Phra Singh per vederlo in tutto il suo splendore dorato anche di giorno.
E’ ancora più sfavillante e molto vivace e vitale.


E’ tutto un andirivieni di fedeli che si inginocchiano, ringraziano ed offrono doni speciali per una preghiera con i monaci.


All’ora di pranzo il sole picchia e, vista la vicinanza, decidiamo di rientrare in hotel per riposare un poco e riprenderci da un leggero mal di pancia del viaggiatore: il prezzo da pagare per ostinarsi a mangiare le insalate in un luogo tropicale… Linda invece ne è esente e reclama il pranzo: eccola alle prese con le sue prime falafel allo Smoothie Garden!
Spazzolate con gusto intingendole nella salsa tahin!!

Nel pomeriggio ci spostiamo in macchina verso le colline per visitare lo stupendo Wat Phrathat Doi Suthep, il più famoso tempio del Nord, eretto nel 1383, situato su una collina a 15 km a nord-ovest, è particolarmente sacro per i thailandesi che ne fanno una mèta di pellegrinaggio.


Anche i padiglioni tutt’intorno sono splendidi e sfavillanti, mentre l’atmosfera è intima e raccolta…


Dal tempio, a cui si accede salendo 309 gradini o con un ascensore, si gode di uno stupendo panorama sulla città.
Si riesce anche ad intravedere il rettangolo disegnato dalle mura di Chiang Mai e che contiene i suoi sacri tesori.

Oggi si fa merenda con un casco di  bananine thai, dolcissime ed una tira l’altra…

    
Restiamo come sempre fino al calar della sera.
In pochi godiamo di un tempio che scintilla nel nero della notte, rendendo l’atmosfera magica e mistica…


…e di una luminosa Chiang Mai che non riesce ad addormentarsi.

Bangkok: the City of Angel – 2° parte

21 gennaio 2012
Per visitare senza colpi di calore l’antica capitale della Thailandia, Ayutthaya, decidiamo di acquistare un tour organizzato di un giorno: partenza intorno alle 7 del mattino in autobus  e rientro alle 17 in barca, con visita guidata dei principali monumenti e pranzo in navigazione durante il ritorno.
Per la rovente esperienza fatta il giorno prima e la temperatura all’ombra, per noi sempre restii ai giri organizzati ed ai pacchetti all-inclusive, si è rivelata invece una scelta felice e salva -marito che proprio il caldo non lo sopporta…La fatica è più che dimezzata, si fanno piccoli spostamenti ed i bus sono rigorosamente con aria condizionata; anche troppa per i nostri gusti! Mi domando:perché tenerla a manetta consumando ed inquinando, quando basterebbe regolarla a qualche grado di meno con una buona funzione di deumidificazione per salvarsi dall’afa tropicale? Mah!!
La prima tappa è il Bang Pa-In Palace, a circa 18 chilometri a sud di Ayutthaya è noto  per la bellezza e lo sfarzo del suo Palazzo Reale, un complesso residenziale immerso nel verde, costruito in diversi stili architettonici e un tempo residenza estiva reale.
Questi diversi palazzi sono stati edificati sopra ed attorno a tre isole sul fiume.


E’ la volta di Ayutthaya, vera mèta del tour. Chiamata anche “Suhkotai” che significa “la città della felicità”, simboleggia la Thailandia di una volta. E’ capoluogo dell’omonima provincia in Thailandia e può considerarsi un’isola posta alla convergenza di tre fiumi, fra cui il Chao Phraya che attraversa anche Bangkok, a soli 70 km in treno dall’attuale capitale.
E’ una delle più belle città dell´Asia, caratterizzata dalle magnifiche rovine di templi e di palazzi del 1350. Prima capitale del Siam, questa antica città è un vero tesoro dove l’arte si mescola abilmente alla storia. Ayutthaya trabocca di templi di origine siamese. Città turistica, offre purtroppo ai suoi visitatori solamente splendide rovine che testimoniano tuttavia lo splendore passato dei suoi templi e palazzi. L’Unesco ha classificato questo sito nel “patrimonio mondiale dell’umanità”.
Senza annoiarvi troppo con la storia voglio solo raccontarvi che la fortuna di questa città iniziò per disgrazia, ovvero da un’epidemia di varicella e vaiolo che costrinse alla fuga dalla precedente capitale.
In 400 anni si susseguirono 35 re che controllarono gran parte del Siam ed ampliarono la città.
La città ha conosciuto periodi di grande splendore e prosperità, con intense relazioni commerciali con i paesi dell’Asia e dell’Europa. Nella seconda metà del ‘700 però la città subì assedi e saccheggiamenti ad opera dei Birmani, finché la capitale del regno non passò a Bangkok. La città fu poi ricostruita più ad est rispetto a dove sorgeva prima di essere devastata dagli invasori. Ma le vestigia di un passato così nobile restano ancora visibili ed accessibili, a prolungarne rispettosamente la memoria.
Molti gli edifici religiosi, sopravvissuti agli incendi grazie all’usanza di edificarli in pietra, anziché in legno come le normali case. Uno su tutti il Wat Mahathat, un tempo centro rituale della città, venne completamente distrutto dai Birmani ma le sue rovine e i resti di numerose statue di Buddha sparse qua e là rendono questo tempio particolarmente interessante. La più fotografata è di sicuro la suggestiva testa di Buddha incastrata fra le radici di un albero che ho simbolisticamente collocato in testa al post.

    


Solitamente reputato il tempio più bello della città, il Wat Phra Sri Sanphet, presenta invece tre grandi Stupa dedicati al re Boromatrailokanat (che nomi impossibili si davano!) e ai suoi due figli.


La città antica, che si racconta sia stata progettata come un mandala gigante, con fossati e terrapieni ad emblema dei grandi mari, il palazzo reale come centro paradisiaco ed altri edifici costruiti intorno in ordine cosmologico, è ovviamente circondata da quella moderna con pub ed hotel spesso anche in stile occidentale, ma questa parte proprio non ci interessa e per fortuna neanche all’organizzatore del tour.
Si rientra a BK in barca, finalmente al fresco. Un piacevole pranzo a bordo con buone opzioni vegan ma anche semplici piatti appositamente preparate per noi 😀
    


Dopo due ore di navigazione siamo di nuovo in città e volendo godere ancora della luce e di un sole meno cocente, facciamo un giro per l’Amuleth market attraversando coloratissime bancarelle di frutta e corone di fiori votivi. Liches, rambutan, mangustan, una gioia per gli occhi e le pance fruttariane!


Qui mi sono regalata una strepitosa centrifuga di carambola, il frutto giallo con la sezione a stella: mai bevuto un succo buono così!
Ogni thailandese ha un amuleto portafortuna al collo, rappresentante la loro divinità. Visto quanti ne porta il nostro hippy-spremitore di frutta?!


Ovviamente anche Linda cerca il suo…

Ad ogni angolo ed in ogni ora è possibile mangiare qualcosa, ma di vegan, oltre alla frutta, ho finora trovato solo questo…

Prima di rientrare decidiamo di dare un’occhiata al famoso Patpong market. Lo raggiungiamo con il raggelante Skytrain, famoso per la sua rapidità ed efficienza, ma noi ce lo ricorderemo soprattutto per il freddo patito al suo interno: almeno una decina di gradi di differenza con la temperatura esterna, ma si può!?
Sarà che ormai di market ne abbiamo visti diversi, così di Patpong poche cose ci rimangono impresse se non qualche simpatica e multicromatica chincaglieria.

22 gennaio 2012
Un’altra levataccia anche oggi, ma si sa, se si vogliono vedere molte e non patire il caldo, bisogna alzarsi presto! (è quello che ho raccontato a Linda per convincerla a scendere dal letto…)
Alle 6.30 siamo già fuori dell’albergo ed è caldo come fosse un mezzogiorno di agosto italiano. Abbiamo preso un ultimo tour per visitare l’unico ed originale Mercato fluttuante di Damnoen Saudak: ci è stata descritta come un’esperienza divertente, perchè non provare allora!!
Dopo un’ora di bus facciamo una sosta per vedere la lavorazione del cocco, grossa fonte di sostentamento locale, ma ormai seconda al turismo, per ottenere i prodotti più diversi, dal sapone, allo zucchero, dall’olio agli accessori e suppellettili…


Si riparte per il mercato e lo raggiungiamo con una barchetta superveloce, passando per i canali, sotto le noci di cocco, sfrecciando accanto ai villaggi di palafitte e vedendo scorrere l’autentica vita sul fiume in mezzo alla foresta tropicale…


L’aria quì è più fresca e favorevole così ci perdiamo per il mercato più volentieri tra i prodotti ed i ristoranti galleggianti…


Ci rendiamo presto conto che purtroppo fluttuano più i turisti che le merci, ma questo mercato galleggiante è comunque singolare e molto vitale e non ci pentiamo di essere lì.
Sulla strada del ritorno ci fermimo a visitare brevemente in tempio con il Chedi più alto della Thailandia.


E’ quasi l’una ed il caldo è di nuovo asfissiante per noi, ma non per i centinaia di fedeli intenti a pregare ed ingraziarsi con doni e silenziose suppliche i favori del loro Buddha rovente…


Un’altra sosta per vedere la lavorazione artigianale del caratteristico legno teck thailandese e, con i manufatti più singolari, non possiamo non scattare qualche foto…


Si riparte per il pranzo al Resort “Rose garden” dove mangeremo in buona compagnia (sembra che tutti i turisti della zona si siano fermati a mangiare quì 🙁 ), ma almeno siamo al fresco. Oltre alle abbondanti verdure e frutta fresche, hanno attrezzato un vegetarian corner, ma è tutto molto speziato ed in stile indiano, (come se non ci fossero vegan opzioni internazionali) e così quasi tutto sa di cumino …  Ci salvano i soliti involtini primavera, sempre buoni ma, dopo anni senza fritto e senza avvertirne la mancanza, in pochi giorni ho abbondantemente superato la mia soglia…
     
Dopo il pranzo ci attende uno spettacolo “digestivo”: un giro dentro un tradizionale villaggio thai ricostruito approssimativamente, gli elefanti ammaestrati che Linda ha insistito per vedere, salvo poi pentirsene vedendoli obbligati a fare stupidaggini innaturali solo per il “divertimento” dei turisti, seguito da danze thai e dalla rappresentazione dei rituali del matrimonio e dell’investitura dei  monaci, il tutto in una costruzione all’ombra e opportunamente ventilata per un piacevole sunto di cultura e tradizione del territorio.


Rientriamo nel pomeriggio, catapultati in mezzo al traffico di BK. Siamo stanchi nonostante sia stata un’escursione quanto più possibile protetta dal caldo e dagli imprevisti. Poche ore ci restano nella capitale: di templi, di mercati e soprattutto di afa ne avevamo abbastanza e così decidiamo di riposarci e di rinfrescarci per quanto possibile al Lumpini Park, vicino al nostro hotel.
Devo dire che è stata una buona idea: una grande area verde ed alberata con laghetto e perimetro destinato al jogging, attrezzature per qualche esercizio muscolare ed una zona giochi per bambini che fa al caso nostro.
Linda si rilassa e si sgranchisce, un po’ costretta e limitata dalle mète ed i tempi stretti e stabiliti, ora è finalmente a briglia sciolta!


Presenze inaspettate nel tranquillo laghetto, lunghe un paio di metri compresa la coda…


Scende la sera e non ci perdiamo questo ultimo tramonto metropolitano.

Anche se io mi trovavo dietro la macchina fotografica e Linda scorazzava per il prato, sentivo che in questo ultimo scatto della giornata c’eravamo tutti e tre…

Approfittiamo infine per spulciare la nostra lista di ristoranti scaricati da “Happy Cow” e, tra le varie opzioni della zona scegliamo l’italian restaurant “Govinda”.
In realtà la scelta è più di mio marito che dopo un po’ si stufa di provare i piatti locali e che finora non gli sono neanche piaciuti, poco vegan e molto piccanti, ma il pensiero è soprattutto per Linda. Anche lei ha fatto fatica a tavola rinunciando spesso al pasto, ma dopo due giorni di mangiate approssimate è ora di una vera cena e sappiamo che all’italiano in qualche modo riusciamo sempre a farla.
Il ristorante, complicato da trovare, è semplice ed accogliente ed è pieno di indiani. I proprietari, una coppia vicentina, hanno studiato un ricco menù con piatti vegetariani della tradizione  e sostituendo la carne con i derivati della soia.
Ecco la nostra cena ricca di soddisfazione per tutti: dopo un’insalata verde con salsa di cipolle e bruschetta al pomodoro, ordiniamo Pizza rossa veg, Mix di verdure grigliate
    
Gustosi spiedini con pollo, pancetta, salsiccia e gamberi veg!

E non ci siamo fatti mancare neanche il vegan organic cake con gelato al limone! Quando si ha la fortuna di trovare un dolce veg, va sempre preso, non trovate!!?

Gold Bangkok – 1° parte

Ecco la prima, di cinque puntate, del nostro fantastico viaggio in Thailandia 😛 !!!!!

19 gennaio 2012
Scesi dall’aereo abbiamo un impatto shock con il clima: il caldo che ci accoglie è come una porta in faccia che impedisce di muoversi ed il passare delle ore non migliora molto la situazione.
Siamo in pieno inverno thailandese  ma si superano i 30° diurni, e per noi che non ci siamo abituati e veniamo da un vero freddo suzhouese, è piuttosto dura adattarsi. Stipiamo tutti i vestiti pesanti indossati in valigia e tiriamo fuori le maniche corte!
Arriviamo in tardo pomeriggio, giusto il tempo per provare ad acclimatarci un po’ e partire alla ricerca della nostra immancabile dose di frutta. Nel nostro immaginario BK e la Thailandia in genere, terra di sole, acqua, di vegetazione lussureggiante, è il paradiso dei fruttariani, ma forse il poco tempo per girare per la zona, forse il quartiere fuori mano e lontano dalla vita del centro, non ci fa trovare proprio quello che ci aspettavamo.
Si fa notte ma la temperatura fatica a scendere così che non riusciamo mai a raffreddarci. Prevedo che per mio marito che detesta il caldo, sarà un inferno…
Visto il clima, ci fermiamo a ragionare a tavolino: dovremo ripensare le destinazioni e gli spostamenti optando per soluzioni poco faticose; si suda copiosamente ad ogni passo e così le distanze da percorrere diventano più lunghe e stressanti, anche per la piccola che ancora non si lamenta e saltella come niente fosse sotto il sole battente…
Resteremo 3 giorni a BK: il primo gireremo il cuore della città alla scoperta dei meravigliosi ma  roventi templi  lungo il fiume, aiutati dai traghetti negli spostamenti, mentre gli altri due acquisteremo dei day-tour organizzati  per conoscere l’antica capitale, o meglio qualche resta di lei ed i caratteristici mercati fluttuanti.

20 gennaio 2012
L’hotel scelto frettolosamente si rivela fuori mano, ubicato in un bel quartiere residenziale pulito e silenzioso, accanto ad un grande parco che avremo modo di vivere e godere, ma decisamente lontano dalle attrazioni principali.
Per fortuna, appena fuori dall’hotel c’è un bel banchetto che fa  spremute fresche di mandarini: saranno la nostra prima colazione per questi tre giorni di soggiorno!

Avremo dunque bisogno del taxi per spostarci. Il traffico è tremendo ed i tassisti ne approfittano: prima di salire c’è da contrattare il prezzo. Una regola. Sparano sempre una cifra senza senso che, per essere ragionevolmente di mercato, deve scendere fino ad un terzo. Con la scusa di ingorghi ed imbottigliamenti, dicono di non azionare il tassametro per venirti incontro perché verrebbe una cifra spropositata, mentre se ne approfittano sperando in un turista tonto o spaesato che acconsente alla manovra, per guadagnare oltre il doppio del dovuto. Ma noi siamo partiti informati e non ci siamo fatti fregare: facevamo azionare il taxi-meter per pagare l’effettivo kilometraggio o contrattavamo selvaggiamente. Luca non ha mai voglia di stare lì a discutere con chi a volte è peggio di un sordo né di perdere troppo tempo e così spesso capitolava lasciando qualche bath (la moneta locale) più del dovuto. Per me invece risuonava peggio di una presa in giro e passare da allocco sprovveduto (con tutto il rispetto per il citato uccello che non lo è affatto) non mi piaceva affatto, così  mi intestardivo fino all’ultimo bath! Alla fine Luca però mi faceva notare di aver perso anche 10 minuti a contrattare per risparmiare pochi euro… La finta mossa di andarsene con disappunto  verso un altro taxi, faceva precipitare il prezzo della corsa esattamente alla nostra controproposta…che fatica però!
Bangkok dai thailandesi è conosciuta soprattutto con il nome di “Krung Thep” che significa  “la Città degli Angeli”.
Fondata nel 1782, quale quarta capitale della Thailandia Bangkok, sviluppatasi sulla pianura alluvionale del fiume Chao Phraya ,è oggi una metropoli con oltre 6 milioni di abitanti: essa domina tutte le attività politiche, economiche, commerciali, religiose e sociali dell’intero Paese.
Affascinante metropoli del sud est asiatico, rappresenta una tappa obbligata per chi voglia conoscere le infinite sfaccettature dell’Oriente.  Il mix di tradizioni e modernità ti accoglie  fin dall’arrivo al moderno aeroporto, un vero crocevia della maggior parte delle rotte del sud est asiatico. Ce lo ricardavamo perchè ci abbiamo fatto scalo per andare in Australia diversi anni fa. La seconda accoglienza che ci impressionerà, ma in negativo, sarà invece il traffico di Bangkok.
Per far fronte all’elevato incremento demografico e al conseguente sviluppo urbano, negli ultimi decenni sono state eseguite numerose opere per cercare di rendere più fluida la viabilità urbana ed incentivare il trasporto pubblico. Grandi opere, raccordi autostradali e lo Skytrain in primis, hanno parzialmente migliorato la situazione anche se lungo le vie principali, soprattutto negli orari di punta, tutto nuovamente torna ai ritmi di sempre: circolazione praticamente bloccata ed avanti a passo d’uomo.
La frenesia del traffico sulle autostrade sopraelevate tra i grattacieli ultramoderni e degli immensi centri commerciali contrasta con la calma dei magnifici templi che rappresentano il segno della tradizione thailandese: ed è quest’ultima che a noi interessa scoprire.
Il primo luogo sacro di Bangkok che visitiamo è il Wat Pho (Wat in thailandese significa tempio), il monastero più antico della capitale ed il più grande della Thailandia, che accoglie oltre 100 chedi (o stupa) decorati con piastrelle di porcellana colorate e vetri a mosaico. Demoni-guardiani armati in stile cinese controllano l’ingresso…

…ma anche i numerosi gatti presidiano la zona, facendo la loro parte…


Il complesso di Wat Pho consiste in due aree recintate: l’ area settentrionale è quella sacra, dove si trovano i templi e la scuola di massaggi thai, in quella meridionale, prettamente residenziale, si trova un monastero che ospita i monaci e una scuola di medicina tradizionale.

    


Questo è uno dei quattro Phra  decorato con motivi floreali realizzati in ceramica cinese.

Il tempio è famoso, oltre che per la sua maestosa bellezza, anche perché custodisce il grande Buddha sdraiato o dormiente. Questa statua è caratteristica per le sue eccezionali dimensioni 46 metri di lunghezza e 15 di altezza, il corpo è rivestito d’ oro e gli occhi e i piedi sono decorati con madreperla. Eccolo in tutta la sua imponenza:


Per spostarci rapidamente sotto il sole rovente, tra un tempio e l’altro,  prendiamo un tuk-tuk, un veicolo caratteristico che è quasi un incrocio tra una moto e un’ “ape” con tanto di lucine colorate e tendine.

Per fortuna che le entrate dei templi sono puntellate da chioschi in cui ci si poteva rifocillare di mango, guava e latte di cocco fresco!

I luoghi religiosi racchiudono spesso, come uno scrigno, incomparabili bellezze artistiche e in questo senso, tappa immancabile di una visita alla capitale è sicuramente l’area del Gran Palace. Con un’area di oltre 220 mila metri quadrati ed un muro merlato di oltre 2 km come recinzione, come una città nella città, rappresenta l’attrazione turistica più famosa. Situato nel centro storico della città, accoglie anche il Wat Phra Kaew, noto anche come Tempio del Buddha di Smeraldo, è   il tempio più venerato dell’intera Thailandia.
Il tempio, ricoperto da splendide tegole arancioni e verdi che si stagliano con i loro colori contro il cielo, fa parte di un complesso di dodici padiglioni.

Insieme formano un maestoso complesso di edifici resi ancor più splendenti dal generoso uso di oro e mosaici policromi.


I fedeli pregano e “si benedicono” bagnandosi la fronte intingendo un fiore di loto nell’acqua .

Sapienti mani ne fanno sbocciare migliaia al giorno per essere offerti alla divinità dopo  altrettanti sacri acquisti…

…e Linda riesce pure a farsi spiegare come si fanno!
    

Prima di entrare nel tempio, occorre togliersi le scarpe; è necessario inoltre un abbigliamento adeguato. Se si indossano pantaloncini corti o canotte, (il minimo visto il caldo bollente!) si possono affittare abiti più consoni vicino all’entrata per pochi bath.
All’interno della splendida Cappella Reale viene custodita una statuetta alta circa 75 cm e larga 45 cm: il Buddha di Smeraldo, l’immagine sacra più importante della Thailandia. E’ una statua verde scura intagliata in un unico blocco di giada, sicché la parola “smeraldo” allude solo al suo colore.
La leggenda vuole che sia molto antica e provenga dallo Sri Lanka, ma molto più probabilmente fu forgiata in Thailandia intorno al XV secolo; di sicuro ha viaggiato molto nel tempo, restando anche oltre 200 anni nel Laos. Dal 1784, grazie al re Rama I, è stata portata nell’ attuale tempio, dove rappresenta il simbolo più importante della nazione, nonché il “custode” che protegge la dinastia Chakri.
La statua è poggiata su un ampio e spettacolare altare d’oro ed indossa ornamenti che cambiano, a seconda delle stagioni, tre volte all’anno: d’estate il Buddha porta corona e gioielli, d’inverno uno scialle d’oro, nei mesi piovosi un abito dorato e un copricapo.  Il cambio del costume è parte di un rito molto importante, in cui vengono benedetti con l’acqua i monaci e i fedeli, perché godano di buona fortuna durante la stagione successiva. Non è possibile scattare fotografie al Buddha di Smeraldo, a cui d’altra parte si può avvicinare solo il re, che officia le cerimonie durante l’anno.
Al suo interno il tempio contiene anche alcuni degli esempi più mirabili dell’arte buddista, dalla scultura alla pittura. Le mura interne  sono decorate con varie scene, tra cui quelle relative alla vita di Buddha e alla cosmologia buddista.

Vi mostro anche gli altri splendidi edifici del complesso: peccato il caldo, saremo restati per ore a scattare queste foto dorate! Impossibile rendere con qualche scatto l’incredibile colpo d’occhio che si avvicendava davanti a noi…


L’altro settore del complesso è costituito dal Grand Palace, residenza reale fino al 1946: le sue dimensioni sono grandiose e le sue strutture imponenti e luminose. Si tratta di un complesso di magnifici templi collegati con le residenze dei Reali di Thailandia, meta di moltissimi turisti e pellegrini.
Il Palazzo Reale, che oggi viene usato solamente per le cerimonie, fu costruito secondo motivi architettonici europei, ma mantiene nel suo tetto le squisite linee dello stile Thai. Il corpo centrale del complesso, il meraviglioso e dorato stupa, il Chakri Maha Prasad, fu l’ultimo ad essere realizzato e venne completato nel 1882.


C’è anche un interessantissimo museo, ma i controlli, posti sotto la mitologica donna -uccello, lasciano un pò a desiderare…

Attraversiamo con il traghetto il Chao Phraia river.  Sul “ fiume dei re” come lo aveva chiamato Rama I°, scorre la linfa vitale di Bangkok e non solo per la sua storia.     Oltre 50 mila persone usano i numerosi ferries d’acqua  ogni giorno, lente chiatte risalgono il fiume verso le montagne, i bambini giocano ancora imprudentemente nelle sue acque rossastre ed oggi ci uniamo anche noi.

Sull’altra sponda infatti si trova il Wat Arun e vedere dalla sua sommità, al calare della sera il cuore di BK, è il nostro obiettivo.
Il Wat Arun è da molti considerato il simbolo della Thailandia: con i suoi 104 metri di altezza è il tempio più alto ed elegante del Regno.


La terrazza superiore è accessibile attraverso quattro scale, poste in corrispondenza dei punti cardinali. Alla base di ogni scala è situata una statua rappresentante i quattro momenti fondamentali della vita del Buddha: la nascita, la meditazione, la predicazione e la morte.


Scusate ma arrivati in cima, dopo la fatica, ci vogliono un pò di coccole!

Purtroppo i templi chiudono presto e ci è stata possibile solo la vista al crepuscolo del fiume e della città storica…

…ma alla discesa, non ci siamo persi gli splendidi colori del tempio e dintorni, misteriosi e suggestivi al calar della notte…