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Orecchiette saracene con broccoli e pomodorini


Questa è la prima volta che mi cimento nel preparare, tutta da sola, le orecchiette.
In Italia le preparavo ogni tanto con mia madre. Sapete, quei pomeriggi invernali, lunghi e noiosi, quei dopo pranzo che non hai sonno ma non ti va nemmeno di correre a  destra e a  manca? Bene, questo era il nostro momento per le orecchiette. Ne facevamo sempre parecchie perché: “tanto che ti ci metti….” Acqua, un pacco di semola rimacinata che in casa si tiene sempre, tavola di legno, chiacchiere e confidenze q.b. e via!
Speravo di riuscire a ricreare quell’atmosfera ma troppe cose lo hanno reso impossibile.
Niente dopo pranzo: è un sabato pomeriggio con marito ipnotizzato davanti al computer e figlia urlante per la casa.
Niente taverna, camino e asse di legno, solo una scomoda e precaria postazione rimediata sul tavolo del salone in laminato.
Chiacchiere e confidenze? a noi donne difficile che ci manchino ma l’interlocutore?
Niente semola che rendeva tutto semplice e piacevolmente lavorabile e soprattutto…. niente mamma… 🙁
Vabè, però mentre le facevo l’ho pensata sempre; sarà per questo che sono venute comunque bene!

Ingredienti per le orecchiette:
300g di farina 0
100g farina grano saraceno
200g di acqua tiepida
un bel pizzico di sale

Ingredienti per il condimento:
1 broccolo
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di capperi dissalati
4 pomodori secchi
olio evo
sale
peperoncino

Procedimento per la pasta:
In una larga ciotola, mescolate le farine ed il sale ed aggiungete pian piano l’acqua tiepida. Impastate fino ad ottenere un panetto morbido e lavorabile  e fatelo riposare in frigo.
Confezionate le orecchiette come da tradizione e  poi mettetele distanziate su dei piani infarinati. Io le ho fatte la sera per il giorno dopo, così hanno avuto tutta la notte per asciugare. Con queste dosi ho ottenuto 480g di orecchiette.

Per questa preparazione ne sono servite la metà così l’altra metà l’ho messa in congelatore per successivi usi (“tanto che ti ci metti….!”).

Procedimento per il condimento:
Sciacquate i capperi e metteteli in ammollo con i pomodori secchi. Lavate e pulite il broccolo poi riducetelo in cime e cuocetelo al vapore per 10-15 minuti circa lasciandolo al dente.
Prendete un’ampia padella in cui preparerete il sughetto e salterete la pasta. Metteteci poco olio, l’aglio ed i capperi tritati, i pomodorini strizzati e ridotti a listarelle, ¾ dei broccoli cotti e tagliati grossolanamente. Prendete l’altra parte dei broccoli e frullateli fino ad ottenere una cremina aiutandovi con l’acqua della cottura a vapore degli stessi. Aggiungerla al resto degli ingredienti già in padella e fate insaporire il tutto.
Portate a bollore l’acqua di cottura al vapore dei broccoli (io non metto altro sale) e tuffateci le orecchiette per 7-8 minuti. Una volta cotte ma ancora al dente scolatele, ma non troppo e saltatele con il condimento preparato lasciando la preparazione cremosa. Tendendosi ad asciugare in fretta, aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta, poi un bel giro d’olio crudo per tutti, ed un peperoncino sbriciolato per i grandi e buon appetito!

Porri e patate con crema all’aglio


Semplici patate al forno. Niente di nuovo o di speciale ma per me questa preparazione, oltre ad aver soddisfatto tutti, rappresenta un po’ l’inizio della mia avventura  oltre frontiera, essendo una delle prime cene realizzate per la mia famiglia con il forno cinese!
Nella sua semplicità di ingredienti e banalità di preparazione, è comunque una certezza di gusto e riuscita.

Ingredienti:
4  grosse patate
2 porri
4 teste d’aglio intere
timo  secco
4 cucchiai di olio evo
Sale

Procedimento:
Pelate le patate e tagliatele a tocchetti, scartate la parte verde  dei porri e affettateli a rondelle  da circa  un centimetro ed eliminate la base delle teste d’aglio. Posizionate porri e patate su un’ampia teglia da forno e conditele con olio, sale e timo e sistematele in modo uniforme senza sovrapporle. Aggiungete anche le teste d’aglio intere appoggiandole sulla loro base.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per circa mezz’ora. Al termine della cottura, prelevate le teste d’aglio (occhio che scottano!) e schiacciatele con una forchetta raccogliendone la polpa in una ciotola.

Diluitela con poco olio, aggiungete a piacere altro timo e sale, mescolate il tutto e riducete il composto a purea, schiacciandola e sbattendola brevemente con una forchetta. In un attimo avrete una salsina. Servitela come accompagnamento ai porri ed alle patate sfornate.
Fintanto che preparate la salsina, se come me, preferite una preparazione più abbrustolita,   accendete il grill per 5  minuti e fate dorare nel frattempo porri e patate.
Se pensate che la salsa sia troppo forte, vi sbagliate! Io detesto e non digerisco l’aglio crudo, ma questa cremina mi ha piacevolmente stupito, perché profumata e delicata. Provare per credere.

Sboccia la primavera

Dopo giornate dal clima instabile e  alternato, pare proprio che quì sia arrivata la primavera: la temperatura è costantemente dolce, il cielo resta blu più a lungo  sfidando l’umidità, ed io mi concedo lunghe passeggiate lungo i canali della città per godere del sole e per sentire questa fresca e profumata   aria sulla pelle.
Le piante sono un tripudio di fiori e colori e gli alberi da frutto promettono ottimo raccolto…

…e in ogni angolo, accanto ad infaticabili lavoratori…

…c’è chi se la prende comoda e  si riposa…

Sì, proprio accanto!

Linda: attenta a quei due!

Ormai le e – mail sono diventate il mio modo di comunicare  con amici, colleghi e familiari che si trovano dall’altra parte del mondo rispetto a noi. In questo modo ci teniamo aggiornati, ci mandiamo saluti, facciamo una chiacchierata  sulle reciproche giornate, ci commuoviamo e ci facciamo delle risate.
L’ultima che mi è arrivata, anzi, per essere precisi, la destinataria era Linda, mi ha fatto troppo divertire e così, con il consenso dell’autore (grazie Alberto!) ho pensato di condividerla con voi.
Segue poi la risposta “di Linda”…

Jesi, 20 Marzo 2011

Ciao Linda, tutto bene?
Spero che i due accompagnatori che ti ho dato quando sei partita si dimostrino all’altezza della situazione (eventualmente, basta che tu lo dica che li sostituiamo con altri due).
Spero che nel frattempo tu sia riuscita a spiegare ai cinesi la differenza tra le schifezze che mangiano ed il buon cibo italiano. Se non dovessero capire, lascia perdere, è inutile spiegare certe cose a chi mangia ragni e topi.
L’insegnante di inglese è brava? Se è anche bona mandamela in Italia!!!!
Spero che il terremoto giapponese non ti abbia creato problemi (anche perché dovresti abitare molto distante dal luogo del disastro) però noi comunque siamo in apprensione per te. Se hai dubbi circa la radioattività dell’aria fai uscire di casa i tuoi due accompagnatori (Marta e Gianluca) e vedi se quando rientrano brillano di luce propria!!!!! (Il sistema non è scientificamente provato, ma in mancanza di meglio anche le prove empiriche possono far comodo).
P.S.: Eventuali pretendenti mandali a cagare in quanto ce l’hanno piccolo!!!!!

Ti abbraccio forte forte
Alberto

Per Marta e Gianluca:
Vedete di trattare bene la piccola Linda altrimenti vi rispedisco subito in Italia a fare gli stallieri ad
Arcore!!!! Mi raccomando l’alimentazione della piccola (per voi vanno bene anche cani gatti e topi) ma non si dica che Linda non sia stata trattata come una Principessa. Aspettiamo una Vostra dettagliata ed aggiornata situazione circa le condizioni a cui avete costretto Linda e sappiate che, in caso di lamentele da parte Sua, vi potrebbe anche venir strappato il passaporto ed obbligati a rimanere in Cina oppure ad andare ad Arcore!!!!
Saluti (i caldi abbracci sono stati dati tutti a Linda)
Per finire….la lettera l’ho scritta io ma è piaciuta anche a Catia che quindi si associa ai saluti.
A presto
Alberto, Catia, Giulia e Riccardo (siamo in ordine alfabetico)

Suzhou, 21 Marzo 2011

Ciao a tutti e quattro!
State tranquilli che io stò bene ed anche i miei due accompagnatori sempre affaccendati se la cavano.
Tutto sommato direi che possono andare, però ti faccio qualche appunto:
–    sono un pò pressanti: sempre con l’orologio alla mano perchè il pulmino non aspetta. Impossibile!
–    Poco servizievoli: dicono che ormai devo vestirmi e lavarmi i denti da sola. Che cosa ridicola!
–    Troppo apprensivi: hanno prenotato un volo per tutti e tre qualora rientrino  fluorescenti dai sopralluoghi esterni che gli faccio fare. Esagerati!
–    Ossessionati dal cibo: da quando siamo qui si prepara tutto in casa e si compra solo lo materie prime fresche e organiche. Io a volte qualche schifezza la mangerei anche volentieri!
Tutto sommato però mi ci trovo bene e darei loro un’altra possibilità prima di rispedirli indietro…a dire il vero mi ci sono anche affezionata…
Per il resto la scuola va bene, purtroppo la mia maestra di inglese se ne è dovuta andare per problemi familiari, forse torna, forse no ed a me dispiace un sacco. Quella nuova insomma và, ma non è lo stesso. Però ho tanti nuovi amici e compagni di gioco, imparo ogni giorno parole nuove,  e poi i miei accompagnatori mi hanno iscritto al corso di balletto, dove indosso body e tutù tutto rosa: sono bellissima e mi diverto un sacco!
Vi tengo comunque informati, se la situazione dovesse degenerare, te li rispedisco in quattro e quattr’otto ma vorrei essere clemente: risparmia loro Arcore, mi sembrerebbe troppo punitiva!! E poi sono troppo antichi, loro il bunga  – bunga lo fanno solo tra loro due!

Bacioni
Linda

Colazione centrifugata

Amo le centrifughe: così sane, fresche e colorate, da qualche mese sono diventate la nostra abituale colazione, soprattutto mia e di Linda che ne va matta. Mi diverto anche a sperimentare abbinamenti nuovi con tutte le varietà di frutta e verdura che troviamo quì. Conto di mostrarvi tutte le varianti nei prossimi post.
Ecco cosa mettiamo nella nostra colazione centrifugata.

Ingredienti:
2 carote
2 coste di sedano
1 mela rossa
1 cm di radice di zenzero fresco

Procedimento:
Niente di più semplice: lavate per bene la frutta e la verdura, lasciandone la buccia e poi spezzatela in modo che entri senza forzare nel boccale dell’apparecchio.

Inseritela un pò alla volta nella centrifuga che ne estrarrà in un attimo tutto il succo:

Bere subito e…ahh! Un’ondata di gusto, freschezza e vitamine!

Non fatevi frenare dalle apparenze: questa frutta e verdura si sposano benissimo ed i loro succhi bevuti di primo mattino sono l’ideale  perchè aiutano il nostro organismo  nella sua azione depurativa avviata nella notte.
Se non avete la centrifuga…compratela che vi fa bene e vi piacerà tantissimo!

Se non credete a me, allora guardate Linda che si fa fuori il suo bicchierone! !

Zuppa di miglio e daikon

Questa zuppetta è stata il primo tentativo di provare ad assaggiare il daikon cotto coniugandolo con qualche altra verdura di fondo frigo. Finora l’ho sempre mangiato ed apprezzato crudo, tagliato sottilmente, da solo o nelle insalate e per quella sua freschezza e sapore di ravanello,  a me è sempre piaciuto, ma non al resto della truppa!
Eccolo ancora intero…

Cercando informazioni su questo tubero, ho scoperto le sue innumerevoli proprietà che sono eccellenti ed intatte da crudo, ma significative anche dopo breve cottura: scioglie i depositi di grasso in eccesso, è un valido aiuto contro i disturbi epatici, ha proprietà diuretiche, drenanti e depurative delle vie urinarie e favorisce la digestione di alimenti fritti o ricchi di grassi (ecco perchè i cinesi ne consumano a sporte, loro friggono tutto!!!).
Trattandosi come dicevo di un esperimento, onde evitare disertori a tavola, ho preparato questo piatto solo per me che a pranzo resto sola soletta e devo dire che mi è proprio piaciuta tanto questa zuppetta!
Il daikon in cottura perde le sue note piccanti ed il suo gusto si arrotonda assomigliando più a quello di una succosa e delicata patata…
Ingredienti:
1 cipolla
1 zucchina
1 carota
1 costa di sedano
1 daikon
erba cipollina
80g di miglio
acqua
dado vegetale autoprodotto
olio evo

Procedimento:
Dopo averle lavate e mondate, tagliate a piccoli pezzi tutte le verdure, mettetele in una casseruola e copritele con l’acqua.

Quando inizia a bollire, per rendere il tutto più saporito, aggiungete 2 cucchiaini di dado vegetale. Questo è il mio autoprodotto (appena lo rifaccio vi posto la ricetta!, eccola quì):

Lasciate cuocere circa 15 minuti a fiamma bassa.
A fine cottura, prelevate 1/3 della preparazione e frullatela con il minipeemer lasciandola piuttosto liquida. Mettete la crema di verdura ottenuta in un pentolino, portatela a bollore e versateci il miglio, precedentemente sciacquato e ammollato. Io a questo punto spengo la fiamma e faccio gonfiare il cereale  solo con il calore del brodo perché al dente a me piace di più e conserva meglio i suoi nutrienti. Se volete, potete cuocerlo ancora un po’ aggiungendo brodo o  acqua calda.
Una volta pronto riunite il miglio  con le verdure ormai cotte, aggiungete l’erba cipollina tritata ed un giro di olio a crudo.
La sera, i miei due ignari amori l’hanno mangiata pensando alla “solita minestra” ed hanno gradito, soprattutto Linda che ha anche scambiato il miglio per la pastina all’uovo!
A piatto finito ho svelato che era fatta anche con il daikon e loro: “daikè”?

Tra sogno e risveglio

Una luce tenue inizia a filtrare con discrezione tra le pesanti tende che coprono le cinque grandi vetrate della camera, la ventola dell’aerazione continua senza sosta il suo lavoro, come gli operai del cantiere sotto casa, che per tutta la notte hanno trivellato per rispettare gli eccezionali tempi di costruzione cinesi. Le auto iniziano a sfilare più numerose e rumorose per strada. Comincio a percepire l’inizio di una nuova giornata: mi stò svegliando…
La mia mano scivola sul letto verso sinistra, alla ricerca della mia metà, ma trova le lenzuola ancora tiepide ma vuote. E’ sceso da poco e dai rumori che provengono dalla cucina, capisco che si sta facendo largo sul lavello, tra i piatti della sera, che le attività del dopocena ormai mi impediscono di rimettere al loro posto prima del mattino seguente. Tintinnii metallici: anche oggi sarà il suo consueto mezzo litro di  spremuta di arance a regalargli l’energia  per la mattina, che passione!
Resto ancora sotto il piumino di seta cinese ed ad occhi chiusi mi stiracchio in questo grande letto accogliente che ti invita a prolungare la permanenza  per tutto il tempo che ti è concesso…
Il corpo è ancora incapace di movimenti volontari ma la mente è sgombra ed i pensieri cominciano a circolare in libertà.
Me ne stò qui, godendo di questo magico momento ovattato tra il sonno e la veglia, senza obblighi e doveri, senza programmi o organizzazioni. Penso che per la prima volta ho l’occasione di vivere alla giornata, di farmi guidare dal  mio stato d’animo del momento, dal colore del cielo, dalla forza del vento, dai sorrisi delle persone, dagli incontri inattesi, nella scelta delle attività della giornata.
Realizzo anche che uno dei più importanti momenti che questa  esperienza mi sta regalando è proprio quello del risveglio.
In Italia la sveglia è traumatica ed arriva prima del furgone della raccolta differenziata: con un trillo infernale e imperativo mi obbligava a scendere senza tentennamenti comunque mi sentissi e qualunque cosa volessi in quel momento.
Qui la sveglia è naturale, dolce e amorevole: alle 7.45,  orario in cui esce per andare a lavoro, Luca, dopo essersi preparato per uscire, torna in camera e con un  bacio mi dà il buongiorno necessario per i piccoli rituali preparativi della giornata.
In Italia, con i minuti contati, trangugiavo in piedi la colazione, mi vestivo con un occhio aperto e uno chiuso accanto ad una stufetta che smorzava il freddo del mattino e me ne uscivo all’alba sgattaiolando via come una ladra, lasciando la famiglia alle mie spalle.
Ora col sorriso, ricambio  il bacio, auguro buon lavoro e mi assicuro che  lui abbia preso il pranzo; mi godo per un altro attimo il tepore del nostro nuovo letto poi scendo ed apro tende e finestra per far entrare luce e aria fresca e ne godo a pieni polmoni, accendo le luci riscaldanti del bagno in camera, scelgo ed infilo qualcosa di comodo addosso e mi preparo anch’io un’abbondante spremuta, già diventata anche per me una piacevole abitudine.
In Italia mi fiondavo in macchina, imboccavo la superstrada e poi di corsa verso l’ufficio già con l’angoscia di non arrivare in tempo per trovare un misero parcheggio, la preoccupazione per le beghe di lavoro  e già la testa sulle scadenze, riunioni ed le sicure emergenze, il senso di colpa per aver lasciato tutti nel letto, per le deleghe ai nonni  nei confronti di mia figlia e della sua giornata  che avrei in gran parte perso.
Qui invece proseguo entrando alle 8.00 in camera di Linda per il suo risveglio: apro lentamente le tende, scelgo i suoi vestiti per la scuola, riordino i libricini letti la sera prima di addormentarsi, mi siedo in fondo al letto per osservarla ancora un attimo mentre dorme, mi accosto al suo viso, ascolto il suo respiro caldo ed ancora pieno di notte e sogni, le accarezzo i capelli, le bacio le guance morbide e tiepide, la chiamo dolcemente e ci scambiamo il nostro primo abbraccio della giornata. “Good morning Linda!”.
Che bellezza, che pace, che serenità…quanti risvegli come questi mi sono persa in Italia! Ora che posso  me li voglio godere uno ad uno, mattino dopo mattino, finché ne avrò.
Dopo colazione e vestizione, mettiamo il pranzo nello zaino e via a chiamare l’ascensore.
Forza Linda che lo scuolabus passa alle 8.30! Attraversiamo il cortiletto interno, salutiamo con un “Nihao” il portiere di turno e, attraversata la strada, attendiamo con altre mamme e bambini l’arrivo del pulmino blu della Newton school. Due giochi tra i piccoli, due chiacchiere tra i grandi che è già arrivato. Linda, zaino in spalla, mi saluta e mi tira baci da dietro i vetri del pulmino. Non la sento più ma lei continua a parlare. Leggo il suo labiale che dice: “a dopo mamma!”. “Ciao Linda, buona giornata” – le dico – e la seguo con lo sguardo fino alla prima curva dietro la quale scompare e se ne va.
Le mamme si dileguano imboccando ognuna la propria via di casa, di spesa, di palestra o di lavoro ed io mi lascio ispirare per le attività della mattinata.
Certo, non tutti i giorni sono da fiaba, non tutti  i risvegli sono pacifici, le vestizioni automatiche, le colazioni abbondanti e gli scuolabus puntuali, ma mi prendo volentieri tutto il pacchetto, con alti e bassi, carezze e capricci,  sorrisi e musi,  fanno parte della giornata e della vita di tutti noi.
Per me ora conta esserci, quì ed ora, conta viverle pienamente…

Lumachine mung bean


Questa è una ricetta di recupero dopo esperimenti con nuove materie prime cinesi.
Avevo cotto parecchi fagioli mung (un piccolo fagiolo tipico dell’Asia erroneamente chiamato soia verde) per una zuppa, ma non essendo ancora riuscita a domare pentole e gas disposizione il risultato non è stato brillante e si sono cotti eccessivamente. La cena l’ho rimediata riducendo il tutto ad una crema e servita con crostoni di pane ma ne è avanzata  comunque un pentolone. Che farne?
Se legumi e pane vanno d’accordo, perché non provare a fare un pane con i fagioli? Cercando su Vegablog ho trovato le  Chioccioline di fagioli di Acquaviva ed ho adattato la sua ricetta  agli ingredienti che avevo a disposizione.

Ingredienti per 8 lumachine:
400 g di fagioli mung cotti e frullati
200g farina di farro integrale
2 cucchiai di amido di mais
1 bustina di lievito cremor tartaro
mezzo cucchiaino di sale
5 cucchiai di olio di semi di girasole
rosmarino tritato
mezzo bicchiere di acqua
semi di sesamo

Procedimento:
In un’ampia ciotola versate la crema di fagioli (lasciatela abbastanza densa per non dover poi aggiungere troppa acqua per impastare), aggiungete e mescolate tra loro prima tutti gli ingredienti solidi quindi farina, amido,  lievito, sale e rosmarino, poi per ultimo aggiungere l’acqua, quanta necessaria per ottenere un composto morbido, come per fare la pizza. Accendete il forno a 180° funzione statico. Dividete l’impasto in 6 – 8 parti dalle quali ricaverete altrettanti rotolini sottili e lunghi 30 cm. Arrotolateli su loro stessi per creare una spirale. Adagiateli su carta da forno, spennellare con poco olio per far aderire i semi di sesamo che sono facoltativi. Infornare per 30 minuti.
Cotti si gonfieranno e sembreranno proprio delle lumache (così ha detto Linda che le ha prima ammirate e poi divorate).

Ottimo piatto unico se si  utilizza come pane per accompagnare delle verdure  cotte o grigliate oppure tagliatele a metà e farciteli con fantasia. Il profumo che ha inondato la casa era molto invitante. Abbiamo fatto fatica ad aspettare che si intiepidissero prima di addentarle!

Se scambi il fumo per…vapore

Un pomeriggio, un po’ per passione, un po’ per passare il tempo, un po’ per necessità, mi trovavo in cucina a sperimentare una nuova ricetta per cena. Mi trovavo quindi di fronte al lavandino, alle prese con un nuovo impasto, con Linda che come sempre accade quando faccio qualcosa di nuovo e che prevede un po’ di impastrocchiamento, accanto a me, in piedi sulla sua sediolina, con il grembiulino nuovo, maniche rovesciate fino al gomito, pronta ad  “aiutarmi”.
Ad un certo punto lei mi dice: “mamma, che cos’è quel fumo”?
Alla parola “fumo”, smetto di impastare (perché ovviamente avevo già iniziato!) ed alzo lo sguardo fuori dalla finestra che dà sul nostro terrazzo: un fumo bianco usciva dai condizionatori ed aveva invaso il balcone!
“Oddio, prendiamo fuoco!” – dico d’istinto. “Mamma, stà tranquilla, vedrai che s’aggiusta” – se ne esce Linda con parole e toni rassicuranti che avrebbero dovuto appartenere a me!
Pensando subito che ci  fosse un problema ai condizionatori, spiccico via l’impasto dalle mani e mi precipito con le mani ancora infarinate verso i quadri di comando del sistema di riscaldamento e spengo tutto. Torno a controllare la situazione dalla finestra – mai mi sarei azzardata ad uscire!- ed il fumo sembra essersi arrestato.
Ok, sembra che abbia fatto la cosa giusta.
Resta però un problema: è inverno, fuori è freddo e fra poco lo sarà anche qui dentro visto che ho spento ogni fonte di calore.
Penso allora che la mia “creazione” dovrà aspettare e che trattandosi di un impasto con lievito istantaneo, probabilmente andrà anche a farsi benedire.
Mi ripulisco per bene, calmo Linda che non ne vuole sapere di abbandonare quella ricetta che sarebbe dovuta poi essere la sua e la nostra cena e chiamo Gianluca per avere consigli sul da farsi. Mi dice di provare a riavviare una delle macchine iniziando da quella che porta aria calda in cucina e soggiorno ed eseguo. Nessuna strana reazione della macchina, sembra funzionare tutto ed il calore inizia ad uscire dalle bocchette. Gli descrivo però l’accaduto, di tutto quel fumo, che Linda si era spaventata (mentivo!), così lo convinco a cercare Doris, la ragazza tutto fare nonché nostro insostituibile punto di riferimento per ogni problema riguardante l’appartamento, per l’invio di un controllo tecnico.
In attesa di buone nuove, noi due ce ne torniamo in cucina e, in attesa di una telefonata, provo a rianimare l’impasto tentando di salvare il tutto ma con poche speranze di riuscita. Anche Linda non demorde e mi convince a proseguire.
Dopo poco richiama Gianluca informandomi che sarebbe venuto il tecnico per il controllo appena possibile.
L’ “appena possibile” cinese è quanto di più incerto ed indefinito si possa immaginare…
Ci è già capitato di dover chiedere il loro aiuto per altri piccoli ma frequenti problemini in casa (filtri ostruiti, telefono, connessioni, regolazione gas ecc.) e funziona così: si chiama Doris che contatta l’addetto del caso che viene quando si libera. È vero, ci sono decine di tecnici a disposizione, ma gli appartamenti ad Horizon Resort sono diverse centinaia e se ognuno ha gli stessi frequenti ritocchi da fare, le chiamate sono migliaia!
Attendo allora fiduciosa e mi convinco di dover dare una possibilità al mio nuovo esperimento culinario e così, certa di un invio non tempestivo proseguo, concludo e inforno la preparazione. Speriamo che la cena sia salva!
Come immaginavo, il tecnico tarda ad arrivare ed in casa è sempre più freddo, il forno acceso aiuta ma poco. Infiliamo una maglia in più ed accendiamo una stufetta in sala ingannando l’attesa con un disegno. “Mamma? Disegno il fumo che esce da quella scatola?”- se ne esce Linda. La cosa mi inquietava un po’ così la convinco a cambiare soggetto e lei ripiega su principesse con castello.
E’ quasi ora di cena, ho già apparecchiato e sfornato… ecco il risultato (al prossimo post troverete la ricetta) che accompagnerà un pò di verdure saltate, fortunatamente già pronte :

…quando finalmente qualcuno è alla porta. Anche il campanello non funziona, così per avvertirmi del suo arrivo, il tecnico è costretto a chiamarmi al telefono (che invece è stato di recente aggiustato) per farsi aprire la porta!
Saluta gentilmente, si sfila le scarpe da lavoro e chiede delle ciabattine per entrare in casa come qui si usa: ne abbiamo sempre qualche paio per i tecnici e operai che vanno e vengono in quantità.
Generalmente parlano solo ed esclusivamente cinese e per cui tu ti siedi ed aspetti in silenzio nella speranza che trovino alla svelta l’inghippo, ma stavolta sono  fortunata! Questo spiccica anche qualche parola di inglese.
Lo porto in terrazzo dove ci sono i condizionatori (e si rinfila le scarpe!)  e, con il mio inglese arrugginito, cerco di spiegargli quello che ho visto e che dopo aver spento la macchina il fumo era cessato.
Mi chiede com’era il fumo. Ci penso…com’era il fumo? Era fumo! Era tanto, denso e…un momento! Era bianco!
“A lot of white smoke!!”- gli preciso convinta.
“White smoke?” – ripete lui, poi mi guarda e aggiunge con un sorrisetto – “it was steam!”.
“Steam?” – Ridico io. Il mio inglese è impolverato ma fino a lì ci arrivo: non è possibile! Mi aveva appena detto che  non si trattava di fumo ma di… vapore!!!
Il gentilissimo tecnico poi inizia a spiegarmi che quando è molto freddo, la macchina autonomamente attiva  un meccanismo per liberarsi dal gelo e l’aria calda a contatto con l’aria freddissima di questi giorni sembra emettere uno spesso fumo bianco, che è semplicemente vapore. E che ne sò io che marchingegni strani hanno i condizionatori cinesi, e poi è un mese che sono qui e non mi era mai capitato di vederlo prima anzi, se non si fosse accorta Linda, forse ancora non lo saprei che quello che sembrava “smoke” in realtà era “steam”!
Sentendomi un’idiota, con fare dispiaciuto per l’inutile lavoro procurato, lo accompagno alla porta e lo ringrazio comunque per il controllo. Chiamo Gianluca e lo tranquillizzo spiegandogli la storia, lui comincia a ridere e così metto giù, ma ridevo anch’io!
Linda mi ricorda: “visto mammina che non era niente!”  – e se ne ritorna tranquilla al suo disegno di principesse e castelli.

“International Newton Kindergarten”


Inizia la nuova avventura scolastica.
È arrivata una mail che annuncia una riunione per i nuovi ingressi: sarà Sabato 12 febbraio.
C’è in allegato anche tutto il materiale che dovremo portare il primo giorno di scuola e che servirà per l’anno scolastico: due cambi completi per le emergenze, un paio di scarpe per le attività interne, un asciugamano, spazzolino e dentifricio, un piumino ed un copripiumino. Sì perché qui è previsto il riposino dopo il pranzo. Di  bavaglini e grembiuli invece, nessuna traccia.
Andiamo tutti e tre all’incontro. Cerchiamo di arrivare un attimo prima per visitare la scuola: è un grande edificio disposto  su tre piani: ci sono giardinetti, spazi aperti ed attrezzati dentro e fuori la struttura che ospita sia la scuola cinese che quella internazionale bilingue a cui andrà Linda, Accoglie in tutto 450 alunni ed è la scuola materna più grande in città!
Poche sono le famiglie presenti e questo ci consente di confrontarci meglio e chiarire tutte le informazioni in sospeso con il personale di riferimento. Con un filmato, che intrattiene anche i bimbi presenti, ovviamente in inglese, vengono illustrati gli spazi, i programmi, gli obiettivi, le attività previste per questo secondo semestre del 2011. Linda segue ma è confusa. Il responsabile della scuola poi, ci presenta le due maestre, una per l’inglese, Brittney, giovane e solare ragazza americana, insegnante in quella scuola da tre anni e  che mastica anche un po’ di italiano ed una altra per il cinese, minuta ma peperina, che si chiama Fei Fei.
La scuola è attiva dalle 8.30 alle 15.30 più eventuali attività extra curriculari che verranno successivamente proposte. Alle 9.15 è prevista la colazione, alle 11.30 il pranzo, alle 12.30 il riposino, alle 14 lo snack.
Ci trasferiamo nella classe di Linda, aula n° 211: ampio spazio, pareti colorate, mobilio essenziale, materiale in ordine. Ci spiegano che sarà inserita in un buon gruppo classe molto socievole ed accogliente, composto da 17 bambini di cui 9 femmine, misti per provenienza: circa la metà figli di cinesi, altri di coppie miste (madre cinese e padre europeo per lo più) e stranieri “puri” come noi. Ultima arrivata, prima di Linda, è una bimba francese che si chiama Melinda! Spiegano, anticipandoci, di non preoccuparci  per l’adattamento e per la lingua: che la comunicazione, specialmente per i bambini va oltre le parole, che faranno mille attività che ne favoriscono il rapido apprendimento, che in due mesi saprà comprendere tutto ed in tre comunicare e spiegarsi sia in inglese che in cinese! Se lo dite voi!
Forse avrà detto anche qualcos’altro di interessante, ma non l’ho capito…è che a scuola di inglese ci dovrei andare pure io!
Le insegnanti tentano ogni tanto degli approcci affettuosi verso Linda, ma lei non si fa toccare e si nasconde dietro di me.
Veniamo poi all’altro aspetto che più della lingua ci preoccupava: i pasti a scuola.
Avevamo voluto conoscere in anticipo il menù settimanale, chiedendo specifiche sugli ingredienti ed i condimenti utilizzati, per cercare di capire come sarebbe stata alimentata, ma la realtà superava la fantasia: un menù ruotante su quattro settimane, in cui è onnipresente, se si esclude riso e rare verdure al vapore, carne, latticini, fritti  anche più volte nello stesso giorno ed il tutto insaporito con puro glutammato monosodico ( a buon intenditor poche parole).
Iniziando a parlare con Brittney delle nostre forti perplessità in merito alla mensa proposta ed alle possibili soluzioni, scopriamo con estrema felicità,  che l’insegnante è vegana e condivide pienamente le nostre resistenze e si dichiara disponibile fin da subito a darci una mano anche in questo. Lei ormai conosce  i cibi offerti dalla mensa e valuterà con attenzione cosa è possibile proporle.
Con grande sollievo e molta più serenità affrontiamo nel dettaglio la questione cibo e concordiamo, che  manderemo da casa i pasti necessari (colazione, pranzo e snack pomeridiano) per poi  vedere successivamente possibili loro integrazioni con quel poco di sano e naturale che viene offerto.
Anche la maestra si porta da tre anni il pranzo da casa, vorrà dire qualcosa?!
Ci danno il notebook in cui annotare messaggi e considerazioni da e per le insegnanti ed un grande zainetto tutto blu con scritta multicolore “Newton” con una targhetta con su scritto “Linda”.
Molto più rilassati ce ne torniamo a casa in attesa del fatidico primo giorno. Che idea si sarà fatta di tutto questo la piccola? Come starà, come si troverà, come comunicherà, riuscirà ad integrarsi…? Questi ed altri interrogativi sul genere invadono ora la testa di noi genitori coscienti e consapevoli di star proponendo alla propria figlia un’esperienza straordinaria ma da monitorare attentamente.
Purtroppo ci dicono anche che ancora per Linda non si è liberato il posto sul pulmino e che bisognerà attendere cambiamenti e partenze, così, per un po’ di tempo dovremo occuparcene noi. Gianluca dovrebbe riuscire ad accompagnarla il mattino ed io la andrei a riprendere in taxi.
Ma sì, forse e meglio, avrà più tempo per metabolizzare i cambiamenti un po’ alla volta!
Appena tornati ha casa Linda mi chiede: “ma come faccio a dire che mi scappa la pipì! Il problema ce l’ha già chiaro anche lei!…

Lunedì 14 febbraio
Il primo giorno di scuola

Per tutti i bimbi inizia il secondo semestre, per lei è tutto nuovo. La accompagniamo entrambi in taxi. È serena ma anche emozionata. La sera prima di addormentarsi aveva fatto tante domande sulla scuola, i bimbi, le maestre. Avevamo preparato il pranzo e lo zaino insieme e tutto l’occorrente ed era elettrizzata. Il mattino poi si è svegliata da sola prestissimo…
All’ingresso troviamo una signora sorridente in divisa scolastica armata di guanti e torcia. “E questa che vorrà” – ho subito pensato, e pure Linda credo. Deve controllare le  mani e la gola di ogni bimbo prima di farli entrare. Per le mani lei non ha battuto ciglio, ha sfilato i guanti e gliele ha mostrate (e chissà cosa pensano di trovarci!) ma per la gola non ne ha voluto sapere ed ha detto:“me la guarda  già la mia mamma!!”. La donna ci ha sorriso e fatti passare.
Veniamo indirizzati nella palestra per un saluto ed un benvenuto collettivo. Ovviamente una bolgia. Poi piano si sono formati i gruppi classe intorno alle rispettive insegnanti ed ausiliarie con un girotondo e canzoncina di rito.
Linda all’inizio se ne stava a guardare gli altri cantare e saltare, braccia conserte e muso lungo…

…ma dopo pochi minuti si è buttata! A ritmo di musica, scopiazzando gesti sconosciuti ha partecipato anche lei.

In file ordinate poi ogni gruppo è andato nella sua classe e quì i saluti con i genitori.
Che groppo allo stomaco avevo! Pensare di lasciarla lì, con degli estranei, simpatici, cordiali e professionali, ma sempre estranei,  vederla curiosa ma frastornata mi ha fatto scendere quattro lacrime silenziose…poi un grande abbraccio ed il bacio augurale di una buona giornata.
Sono andata a riprenderla il prima possibile (l’uscita è prevista tra le 15.30 e le 16.30) per garantirle un  approccio soft  e curiosa per come fosse trascorsa la mattinata. Quando mi ha visto…non voleva andare via!
Brittney si è trattenuta a parlare con me illustrandomi come era andata la giornata: Linda era stata tranquilla,  ha chiesto di me una volta senza lamenti, aveva disegnato, fatto tutte le attività proposte e mangiato tutto il suo pranzo. Che sollievo!

Lunedì 28 febbraio
Dopo 15 giorni…

Sono passati 15 giorni dall’inizio della scuola ed ovviamente tutte le nostre attenzioni e preoccupazioni erano per questo periodo di forte impatto  emozionale.
Dopo il primo giorno di entusiasmo i due successivi sono stati  i più duri: continuava a rifiutarsi di far vedere la gola a quella curiosa sconosciuta, il distacco con me il mattino non era sempre pacifico e mi dovevo trattenere un po’ per disegnare con lei. Non riusciva a fare il pisolino con gli altri e così, il resto del pomeriggio trascorsoa casa era sfinita e nervosa, passando da un gioco all’altro in modo sconclusionato addormentandosi poi sul divano a ridosso della cena.
L’insegnante ci tranquillizza dicendo che la prima settimana, per tutti i nuovi ingressi, è sempre quella più dura e che le sarebbero state molto vicino per accoglierla  ed integrarla.
Sul finire della settimana infatti, le cose andavano già  meglio: la gola oltre che  a me ormai la faceva vedere anche alla signora all’ingresso, riusciva a fare il pisolino seppur proposto alle 12.30, correva incontro alla maestra di inglese abbracciandola (quella cinese invece le è ancora indifferente…), partecipava volentieri alle attività proposte, tornava a casa raccontando di giochi con compagni di classe tanto che sabato mattina voleva andare a scuola e non capiva perché  in quel giorno non ci fosse!

Se il mattino inizia ad ingranare bene, il pomeriggio è ancora stanchissima: la devo tenere in braccio anche quei pochi minuti che aspettiamo il taxi per il ritorno, poi reclama la seconda merenda e spesso si addormenta in salone, cena e poi dorme tutta la notte.
Cerchiamo di esserle il più vicino possibile assecondandola nei momenti “no”, ma penso che solo il passare del tempo spiani ogni dosso. Credo comunque che siamo sulla buona strada. Anche lei devo dire, ce la sta mettendo tutta: ha capito benissimo che non è una condizione “a breve” e fa del suo meglio  per adattarsi e divertirsi.
Ovviamente ha nostalgia della scuola italiana  che frequentava tanto volentieri: nomina spesso la maestra Laura e Patrizia e gli amici del cuore, ma si sta aprendo con gioia e serenità anche a questa nuova situazione scolastica.
Le hanno dato dei libricini in inglese ed ogni sera lei ne vuole leggere almeno tre: curiosa di sapere cosa significa questa o quell’altra parola.

Sta imparando canzoncine che canticchia quando è a casa, racconta di episodi e disavventure capitate a Peter e di giochi con la bambole con Laya, fa tanti disegni con principesse e personaggi sorridenti e di noi due che facciamo la spesa, cuciniamo ed andiamo al parco. Mangia sempre quello che le mando un po’ perché è preparato amorevolmente dalla mie manine, un po’ perché contiene cose gradite, ma anche perché non è per niente attratta da quello che la mensa prepara per tutti gli altri bambini. Questa novità del pranzo personalizzato probabilmente la fa sentire “diversa” ma non nel senso di esclusa, ma di privilegiata! Anzi,  sono gli altri bimbi che  incuriositi, chiedono di assaggiare i suoi biscotti fatti con le formine dell’Ikea!
In questi giorni dorme un po’ di più a scuola così a casa  è più tranquilla e riposata  e riesce anche  a giocare  un po’ da sola o con me, con le sue cose preferite. Posso dire che ogni giorno va meglio e noi ci sentiamo più sereni.
Dalla scuola buone notizie! Si è liberato un posto sul pulmino. Finalmente anche lei potrà andare e venire da scuola con gli atri bambini. Questa cosa la rende molto felice: è un’altra novità che si aggiunge alle altre e la fa sentire particolarmente grande ed autonoma.

Buona giornata tesoro mio!!